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Agnese vive
a Torino, esercita la professione di architetto, ha una tranquilla relazione
con un collega ed un rapporto difficile con il padre, ospite di una casa
di riposo per reduci di guerra. Una notte il medico della casa di riposo
lascia ad assistere il padre di Agnese, in gravi condizioni, Reuf, un
profugo bosniaco ospite in casa sua insieme alla figlia. Tra i due uomini,
vittime dell'orrore generato dalla guerra, la moglie di Reuf ha subito
violenza ed è stata uccisa dai soldati serbi, il padre di Agnese,
tornato dal fronte russo, ha trascorso metà della sua vita in un
manicomio, nasce una solidarietà istintiva che, forse, soltanto
la sofferenza può generare.
Scoperto, Reuf è arrestato e per sfuggire al rimpatrio chiede aiuto
ad Agnese, la quale resta coinvolta dalla vicenda al punto di affrontare
il viaggio in Bosnia per portare in Italia anche la figlia più
piccola di Reuf, ricoverata in un ospedale in piena zona di guerra. Nel
corso del viaggio Agnese rivive la propria infanzia, la mancanza del padre,
il dolore di ritrovarlo così profondamente cambiato dalla guerra
ed in questo modo le guerre diventano tutte uguali, il dolore di Agnese
si perde in quello del popolo bosniaco, dentro milioni di occhi che invocano
la pace.
Rolando Colla, al suo secondo lungometraggio dopo Le Monde a l'envers,
affronta una storia basata su situazioni e vicende reali cercando di restare
il più possibile attaccato al vero non soltanto utilizzando la
macchina a mano; la troupe da Torino si è quindi trasferita in
Bosnia, dove il set si è materializzato nei luoghi dove si sono
perpetrati gli orrori della guerra, animato da uomini, donne, vecchi e
bambini bosniaci che hanno vissuto direttamente quella terribile esperienza.
La chiave di lettura del film è la memoria, le case distrutte dalla
guerra sono ricostruite, i vecchi che le hanno combattute muoiono, coloro
che hanno vissuto quella terribile esperienza cercano, per ricominciare
a vivere, di rimuoverla; il cinema può aiutare a riflettere non
soltanto sul passato, ma anche sul presente, perché ci sono sempre,
da qualche parte nel mondo, delle guerre e delle vittime innocenti.
Anna Lai
Conferenza
stampa
- sig.ra
Galiena cosa l'ha spinta ad accettare il ruolo di Agnese?
- Ero rimasta molto colpita dal precedente film di Rolando (Colla) "Le
monde a l'envers", inoltre il personaggio di Agnese mi intrigava,
è una donna che vive negando il dolore e che viene costretta dalla
vita a fare una scelta e quindi ad aprirsi e a crescere.
- sig. Colla da dove nasce la storia di Oltre il confine?
- Volevo affrontare un percorso nuovo e raccontare una storia basata su
fatti reali. Il punto di partenza era l'esperienza del ritorno dei reduci
italiani dalla campagna di Russia, di cui avevo appreso qualcosa dai racconti
di mia madre. Mentre lavoravo alla sceneggiatura lessi un libro di Luca
Rastello e quindi il tema iniziale della bambina che aspetta il ritorno
del padre dalla Russia si è intrecciato con una guerra più
attuale, quella in Bosnia.
- sig. Colla da dove nasce la passione per delle figure femminili molto
forti?
- Non lo so, forse perché sono cresciuto soltanto con mia madre
.non
lo so, ma non credo che sia importante saperlo, ritengo sia giusto mantenere
una dimensione intuitiva e non analizzare le motivazioni
mi piace
il cinema di Truffaut, anche lui amava molto i personaggi femminili.
- Volete lanciare un messaggio per il pubblico?
- (Colla) Dobbiamo cercare di capire e di aprirci verso le persone che
hanno vissuto la guerra, il tema dei rifugiati è ora più
attuale che mai.
- (Galiena) Si può vivere tutta la vita chiusi nei propri binari,
ma siamo tutti connessi e quando, anche molto lontano, accade qualcosa
di terribile siamo tutti coinvolti e diventa più faticoso restare
aggrappati alle proprie cose che cercare di aprirsi verso gli altri.
- sig.ra Galiena può farci un consuntivo dell'esperienza berlinese?
- E' stata un'esperienza bellissima, dalla quale ho imparato molto. Una
giuria, presieduta da Atom Egoyan, che ha svolto il proprio compito senza
giochi di potere, basando il lavoro sull'ascolto reciproco e sul rispetto.
Anna Lai
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