| Ong-Bak è il
nome di una statua raffigurante un Buddha, risalente al periodo della
guerra contro la Birmania, più precisamente a 200 anni fa, custodita
nel tempio Nong Pra-du, nelle campagne thailandesi. Per i contadini del
luogo, la statua è dotata del potere magico di difenderli dalle
sventure e così quando una notte, pochi giorni prima della festa
annuale in onore di Ong-Bak, un ragazzo originario del posto, Don, sottrae
con alcuni complici la testa della statua, per donarla ad un boss di
Bangkok, tra gli abitanti del villaggio si scatena il terrore per il
verificarsi di una prevedibile ed orrenda disgrazia. Per evitare l’ira
di Ong-Bak non resta che una sola soluzione, mandare un uomo a Bangkok
per recuperare la sacra testa del Buddha. La scelta cade su Ting, un
ragazzo coraggioso e leale, cresciuto nel tempio di Nong Pra-du insieme
ad un vecchio monaco, il quale gli ha insegnato i segreti di un antico
e implacabile stile Muay Thai, Le nove armi del corpo.
Ting si trova, per la prima volta, a contatto con il mondo crudele ed
ostile di una grande metropoli, ma con la sua abilità nelle arti marziali
e l’aiuto di George, un vecchio amico d’infanzia trasferitosi
da qualche tempo a Bangkok, riuscirà a sbaragliare l’organizzazione
criminale del boss Khon Tuan e a riportare a Nong Pra-du la testa di Ong-Bak,
in tempo per la solenne festa.
Dietro l’idea di realizzare Ong-Bak si intravedono i grandi film
d’azione thailandesi, interpretati da colui che era l’eroe
di quelle pellicole, ossia Phanna Rithikrai, il Bruce Lee della Thailandia,
che Prachya Pinkaew ammirava soprattutto per il coraggio con il quale affrontava
le scene d’azione, tassativamente senza effetti speciali. Quando,
finalmente, Pinkaew riuscì a conoscere l’idolo della sua giovinezza,
era già un regista mentre Rithikrai si dedicava all’allenamento
di un solo allievo, un giovane di nome Tony Jaa, il protagonista di Ong-Bak.
Ovviamente, nel rispetto delle regole classiche del genere, nel film la
storia è soltanto una scusante mentre il ruolo fondamentale è svolto
dalle scene di combattimento, scontri reali realizzati senza controfigure,
cavi di sicurezza o altri trucchi. Non mancano, in ogni caso, per lo spettatore
che volesse cogliere quanto di buono, in realtà ben poco, c’è nel
film oltre alla grande abilità del protagonista nelle arti marziali,
alcune scene divertenti che ci consentono, grazie anche ad una buona dose
di sarcasmo, di arrivare al prevedibilissimo lieto fine senza grande fatica.
Anna Lai
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