L'ora di religione

Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura:
Fotografia:
Interpreti: Sergio Castellitto, Piera Degli Esposti, Jacqueline Lustig, Chiara Conti
Durata: 1h 42'
Distribuzione: Istituto Luce
Origine: Italia, 2002

Sito ufficiale:www.luce.it/loradireligione

 

Incontro con Marco Bellocchio

Abbiamo incontrato Marco Bellocchio a Roma, in occasione del lancio del nuovo film "L'ora di religione" in concorso al prossimo Festival di Cannes

"Che fai, ridi?" Ernesto Picciafuoco nell'arco di un paio di giorni se lo sente chiedere ben tre volte. Ed è un sorriso irritante il suo, carico di tutto il cinismo, l'ironia e l'incredulità che un laico può nutrire nei confronti delle bizzarrie proprie dei religiosi.
Ernesto, il protagonista dell'ultimo film di Marco Bellocchio "L'ora di religione", fa il pittore, ma nonostante una spiccata sensibilità estetica (la stessa che "negli spazi inutili e secondari libera tutto il suo talento"), rifiuta qualsiasi metafisica che non sia quella dei suoi quadri.
Un giorno però Picciafuoco scopre che quel sorriso che non riesce a togliersi dalla faccia è lo stesso di sua madre, uccisa anni prima da un fratello infermo di mente, la stessa madre che oggi tutti, preti e parenti, improvvisamente vogliono far santa. E seppur ce ne sarebbe di che guadagnare in termini di notorietà e ricchezza, Ernesto sembra rimanere estraneo ai fervori pseudo-religiosi dei suoi interlocutori, troppo preso dall'affetto per suo figlio e dalla nuova insegnante di religione del bimbo. In verità la realtà quotidiana che il protagonista si trova a vivere è totalmente inserita in una dimensione surreale, grazie alla quale Marco Bellocchio può permettersi di caratterizzare eventi e persone in maniera del tutto particolare (vedi ad esempio lo sgradevolissimo editore, il Conte Bulla o l'architetto impazzito per la bruttezza del Vittoriano). In questo senso inquadriamo meglio altre scene, come lo strano "festino" popolato di massoni e prelati, l'improbabile duello di spade che si svolge all'alba del mattino successivo, il teatrino religioso messo su dai parenti che sperano di guadagnare qualcosa dalla beatificazione della madre uccisa. Bellocchio con questo film tocca molti altri temi (i motivi che incrinano le unioni familiari, l'affetto di un padre verso il figlio, l'innamoramento per qualcuno che non si conosce ancora e più in generale la dissoluzione dei valori), ma di tanto in tanto forza qualche passaggio, compromettendo la fluidità narrativa del film.


Fortunatamente il regista piacentino, tornato alla regia dopo 3 anni di silenzio (La Balia è del 1999), trova in Sergio Castellitto un magnifico interprete.
<<Non temo le critiche dei cattolici - ha dichiarato l'attore - perché credo che il film sia soprattutto contro l'ipocrisia con cui la società civile si appropria del dogma. Il film nasce come riflessione sulla coerenza e abbraccia il tema delle relazioni umane, della crisi interiore di un artista che vive in primis una catastrofe affettiva>>
Anche Bellocchio, che ancora una volta si compiace di indagare l'animo umano e l'affettuosità dei suoi personaggi, è sostanzialmente d'accordo e aggiunge: <<Io non intendo andare contro nessuno. Racconto la storia di una famiglia in cui è avvenuta una catastrofe, dovuta a delle assenze e delle mancanze, le stesse che il protagonista trova rispecchiate nel sorriso della madre. Un sorriso enigmatico, sottilmente ironico, che nasconde una grande freddezza e anaffettività>>.
Nel trattare certi temi, lei sembra attratto fortemente dalla religiosità. E' possibile che lo sforzo di negare Dio tradisca piuttosto una nostalgia o una mancanza?
<<Io sono un uomo laico. Credo nell'uomo e nei rapporti umani. Ma certamente trovo più interessante dialogare con un sacerdote sull'assurdità della sua fede, che con un razionalista il cui pensiero non tradisce misteri. Non dimentichiamo che la fantasia e l'assurdità delle cose rappresentano il pane quotidiano per chi si occupa di cinema>>.
Allora il dubbio ha un suo valore?
<<Ernesto traballa nel momento in cui confessa al cardinale di essere ateo. In realtà è come se fosse attratto da qualcosa che non gli piace. A me colpisce il fatto che un laico possa comunque esser intimorito da qualcosa in cui non crede. Il mio film in ogni caso non pretende di dare speranze all'uomo, ma gli riconosce l'entusiasmo della lotta. Non parlo di gente sconfitta o rassegnata, ma di gente passionale, che ha un vitalità profonda e una certa capacità sentimentale>>
La sceneggiatura sembra molto complessa. Come si orchestrano così tanti elementi diversi?
<<Tutto nasce da un lavoro fatto sul campo. Io prendo molto dagli altri. In questo caso Piera Degli Esposti che è un'artista e va lasciata libera, lo stesso Sergio Castellitto che ha tagliato e aggiunto delle scene, mi hanno molto aiutato. Credo che la verità e l'umanità nascano da quello che avviene sul set, in quel momento preciso. Anche perché le persone con cui lavori sono diverse da come te le eri immaginate>>.
La religione aiuta a sconfiggere la paura della morte?
<<Sottoscrivo una frase di Blasetti che ho ascoltato in TV giorni fa: "Invecchiare mi fa incazzare">>.
In che modo il cinema può contribuire al dibattito sul conflitto israeliano-palestinese?
<<Credo che la riflessione teorica non abbia alcuna importanza: è sciocco pretendere la condanna del terrorismo: meglio sarebbe interporsi, come è stato fatto nella ex Jugoslavia, ed impedire che ci si massacri a vicenda. Poi resta il fatto che un film come No Man's Land (per rispondere a Veltroni che nel corso della cerimonia per la consegna dei David di Donatello ne auspicava una sorta di remake con protagonisti un israeliano e un palestinese, ndr) io non lo saprei fare>>.
L'Ora di Religione uscirà nelle sale italiane il 19 aprile.

Francesca Onorati