ORO ROSSO

Titolo originale:Talaye sorgh (Sang et or)
Regia: Jafar Panahi
Cast: Pourang Nakhael, Hossain Emadeddin, Kamyar Sheisi, Azita Rayeji, Shahram Vaziri
Sceneggiatura: Abbas Kiarostami
Origine: Iran, 2003
Durata: 97'



Dopo tre anni da "Il cerchio", con cui aveva vinto il Leone d'oro a Venezia (e otto dal "Palloncino bianco" con cui aveva vinto la Caméra d'or a Cannes), Panahi (ri)sbarca alla Croisette (si tratta però dell'edizione del 2003, il suo film esce dopo un anno preciso! e non in concorso ma nella sezione Un certain regard). Avvalendosi di preziosi collaboratori, primo fra tutti Abbas Kiarostami, di cui ad inizio carriera è stato assistente alla regia e che qui firma la sceneggiatura, Panahi dipinge con "Sang et or" (tradotto non si sa perché oro rosso!) un altro quadro a tutto tondo della società iraniana soffermando il pennello sulle disparità economiche. Miseria e nobiltà a Teheran. Parabola dell'uomo di fronte alla fascinazione per il lusso che lo porterà alla morte. Un dramma personale senza dubbio ma anche una critica in filigrana alla società iraniana e alle sue "disfunzioni".
Il film comincia bene con il tentato furto in una gioielleria, l'uccisione del negoziante ed il suicidio del rapinatore. Poi prosegue lento e oculato a ritroso addentrandosi nella vita del rapinatore fino alla giornata precedente alla rapina. La differenziazione tra ambienti "alti" e "bassi" di Teheran, il contrasto tra ricchi e poveri, l'impossibilità di raggiungere un'uguaglianza socio-economica sono tutti racchiusi nei silenzi di Hussein, il rapinatore solitario che non si capacita di vivere nella povertà (porta le pizze a domicilio) e non trova altro sistema per risollevarsi dalla sua condizione se non il furto. I soldi o ce li hai o te li prendi, non esiste la possibilità di guadagnarseli. Forse perché non esiste la possibilità di crescere (guadagnare di più) nel lavoro. La sua aspirazione al denaro è più legata ad un desiderio di status symbol che ad una vera necessità. Anela più all'avere che all'essere. Avere per essere. La spinta alla rapina gli arriva dall'aver assaporato la ricchezza, l'opulenza, i comforts della bella vita quando per caso consegnando la pizza ad un giovane riccone passa la notte nel suo meraviglioso appartamento al diciottesimo piano di un residence extralusso.

Marco Catola