OSAMA

Regia: Sedigh Barmark
Cast: Marina Golbahari, Mohamed Nader Khajeh
Sceneggiatura: Sedigh Barmark
Origine: Afghanistan/Giappone, 2003
Durata: 82'



"Vorrei che Dio non avesse mai creato la donna!" dice una donna alla propria vecchia madre che le risponde: "Ma che dici? Le donne e gli uomini sono uguali. Un ragazzo sbarbato sotto un burka è uguale ad una donna. Una ragazza con i capelli corti e con i pantaloni è uguale ad un uomo". La condizione della donna purtroppo non si confà alle affermazioni delle due donne. L'uomo e la donna non sono uguali. Soprattutto in Afghanistan dove sotto il regime talebano la donna non può neppure uscire di casa se non è accompagnata. L'uomo ha tutti i diritti, la donna nessuno. Solo gli uomini possono lavorare, le donne restano a casa rinchiuse come carcerate. Cosa fare allora se la guerra ti ha portato via marito e fratello? Come sopravvivere? L'unica chance è travestire la propria figlioletta da ragazzo in modo che possa lavorare e guadagnare qualcosa. Ma il gioco dura poco e la punizione per un simile affronto non tarda ad arrivare.
Lucido e terrificante ritratto del mondo femminile afghano, Osama inizia come una sorta di odissea avventurosa (una bambina si finge maschio per vivere e diventa l'eroina della storia) ma a poco a poco quello che era cominciato come un racconto di vita si tramuta in un incubo senza via di uscita. Nessuna speranza all'orizzonte, solo ingiustizia, sofferenza e morte che si ripetono all'infinito come in un cerchio. Ciclicamente ogni donna vive la stessa vita di chi l'ha preceduta. Madre, figlia, nonna hanno lo stesso destino a cui è impossibile sottrarsi. A tratti agghiacciante, a tratti insostenibile, decisamente emozionante. Realismo crudo e spietato. Volti veri, lacrime vere, ferite vere!

Vincitore del Golden Globe 2004 come miglior film straniero, candidato ai prossimi Oscar nella stessa categoria e chissà se gli Americani come al solito si laveranno la coscienza assegnando ad una nazione che hanno distrutto, l'Afghanistan, l'ormai insulsa statuetta.

Marco Catola

INTERVISTA A SIDDIQ BARMAK

Quando è stato girato il film?

Le riprese sono cominciate nell'ottobre 2002 e finite nel marzo 2003, ma la storia è ambientata all'inizio del regime talebano, nel 1996, quattro mesi dopo la presa di Kabul.

Riflettendo sul regime talebano, si è arrivati a capire come mai i Talebani sono giunti a tale violenza? L'Afghanistan ha subito questo sfregio grazie all'appoggio dell'Occidente…

Ci vorrebbe molto tempo per analizzare la situazione. All'inizio del XX secolo c'è stata la colonizzazione britannica, poi sono arrivati i Russi e infine gli USA. Loro hanno creato i Talebani. Questa cosa andrebbe chiarita negli USA, mi auguro che Michael Moore possa fare un documentario di denuncia.

Il film è stato proiettato in Afghanistan?

Sì, a Kabul. E' stato accolto benissimo, soprattutto dai giovani. Hanno sentito emergere tutto il loro dolore. Molte persone avranno cambiato le loro idee dopo la visione, hanno rivisto i loro volti.

Sentite il bisogno di vendicarvi?

Riteniamo che non sia il momento di vendicarci, ma di ricostruire il paese e invitiamo i paesi occidentali ad unirsi a noi in questo.

Tutto quello che si racconta nel film è vero?

E' la combinazione di più storie riunite in una. Nel 1996, quando mi volevano arrestare dopo la presa di Kabul, sono riuscito a fuggire, ma sono comunque voluto rimanere in Afghanistan. Voglio essere considerato un regista afgano .

Dove ha girato?

A Kabul e nelle zone limitrofe. Ho incontrato difficoltà perché dopo la caduta del regime talebano molti tecnici sono scappati e non avevamo attrezzature. E' stato difficile anche reclutare le attrici, i sei anni del regime talebano hanno terrorizzato la popolazione.

In Afghanistan funzionano i cinema? La gente ci va?

Abbiamo perso moti cinema, ma la gente ha ancora voglia di andarci. Vedono soprattutto film indiani o americani. Anche durante la guerra la gente continuava ad andarci.

Com'è il suo rapporto con Makhmalbaf?

Quando nel 2003 sono tornato dal Pakistan, avevo problemi economici. Ne ho parlato con Makhmalbaf e lui mi ha dato il denaro necessario per realizzare il film. Devo inoltre ringraziarlo per aver risvegliato l'attenzione sull'Afghanistan con "Viaggio a Kandahar".

Ora com'è la situazione del cinema in Afghanistan?

In 100 anni abbiamo realizzato solo 42 film, la nostra non è una grande produzione. Questo perché ci sono stati troppi cambiamenti politici nel nostro paese e il cinema ne ha risentito. Dopo la caduta dei Talebani c'è stato un buona rinascita, si stanno trovando nuovi talenti. Molti paesi vengono a girare coproduzioni da noi.

Per ora com'è cambiata la situazione della donna?

Se confrontiamo l'Afghanistan di oggi con quello del regime talebano, è un altro mondo. Ci sono donne che girano senza il burka e vanno all'università. Ma ci sono ancora molte difficoltà soprattutto economiche. Le Nazioni Unite non sono molto veloci negli aiuti. Gli Afgani, però, sono ottimisti, c'è molta speranza.

Ci parli della protagonista…

Per molto tempo ho cercato in luoghi diversi la mia protagonista. Marina l'ho trovata casualmente, chiedeva l'elemosina per strada. Quando le ho chiesto se voleva recitare è rimasta sorpresa, non sapeva cosa fosse il cinema. Suo padre era stato arrestato dai talebani e le sua famiglia viveva miseramente. Ora va a scuola, la sua vita è molto cambiata. Con i soldi del film è riuscita anche a comprarsi una casa, non grande, ma è sua. Penso sia meraviglioso riuscire ad aiutare la gente grazie ad un film.

Simona Ottavo