Parlami d'amore

Regia: Sophie Marceau
Sceneggiatura: Sophie Marceau
Interpreti: Judith Godrèche; Niels Arestrup; Anne Lee Ny; Laurence Fevrier
Origine: Francia 2002
Durata: 98'

Justine e Richard, in apparenza una coppia come tante altre. Lui scrittore e traduttore, lei casalinga impegnata a tempo pieno nella cura della casa e dei tre vivaci figli, sono sposati da quindici anni, ma il loro matrimonio non funziona più ormai da troppo tempo. Richard è sempre brusco, di cattivo umore, ha totalmente perso la fiducia in Justine da quando lei gli ha confessato di averlo tradito e, a causa di questo, beve troppo e si arrabbia per ogni sciocchezza. Ogni pranzo in famiglia termina con una discussione, tra i pianti dei bambini, la passione è soltanto un lontano ricordo e Justine decide di lasciare Richard. Lei resta nel grande appartamento con i figli, lui accetta un lavoro a Barcellona, entrambi si trovano ad un bivio tra un passato conosciuto, causa di infelicità e un futuro sicuramente incerto, ma ricco di promesse. Justine si rifugia in campagna, presso la casa dei suoi genitori, e si trova coinvolta in un viaggio introspettivo a ritroso verso l'infanzia; rivive il dolore per l'abbandono del padre, la prima delusione amorosa, il primo incontro con Richard. Intanto è trascorso un anno e si avvicina il Natale.
In una recente intervista Sophie Marceau ha dichiarato di aver bisogno, per trovare degli stimoli nel proprio lavoro, di affrontare tematiche personali, non necessariamente autobiografiche, ma storie di vita nelle quali sentirsi coinvolta. Si potrebbe quindi guardare a questo film come ad una sorta di terapia, uno specchio davanti al quale la Marceau vede scorrere la propria vita personale, il rapporto con il regista Andrzej Zulawski, il quale ha almeno un punto in comune con Richard, il fatto di essere molto più grande della propria compagna.
Se si toglie questa ipotetica auto-analisi rimane, purtroppo, il vuoto. Un film noioso, privo di significato, ennesimo capitolo sulla crisi della coppia e sulla diversità uomo/donna, di un pessimismo estremo. Come se questo non bastasse i dialoghi, insostenibili e pretenziosi, nel loro pontificare finiscono spesso per cadere nel ridicolo, e il tutto è girato come se dietro alla macchina da presa ci fosse, anziché la Marceau, Andrzej Zulawski.


Anna Lai