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LA PETITE LILI Regia: Claude
Miller
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| Una
villa sul mare ed il microcosmo umano che la abita. Atmosfera cechoviana
alla Zio Vanja (più che al Gabbiano a cui il film si ispira) ma anche
bertolucciana alla Io ballo da sola. Tutti i clichés vengono rispettati:
c'è la ragazzina acerba e pruriginosa, il regista maturo ma piacente,
l'attrice sfiorita e gelosa, il giovane ribelle e puro, la bruttina innamorata
ma non ricambiata, il dottore salutista ma fedifrago, il padrone di casa
simpatico e sornione. Tutti vivono male, tutti mentono (a se stessi e agli
altri), tutti implodono i sentimenti, tutti nascondono la realtà,
tutti soffrono, tutti amano (chi un uomo, chi un'idea, chi un sogno). Ma
un idillio fondato sull'apparenza è destinato a cadere come un castello
di carte. Tratteggiando con cura certosina i caratteri dei suoi personaggi e delle loro frustrazioni, Miller usa machiavellicamente il pretesto della storia corale per delineare lucidamente e spietatamente il percorso emotivo-emozionale che si cela dietro la realizzazione di un film. Lacerazione, (auto)distruzione, sofferenza, tradimento, (dis)illusione, compromesso. Tutto diventa funzionale al film. I sentimenti non hanno più un valore fine a stesso ma solo in virtù del meccanismo scatenante del film. Sì, è un "omaggio" al cinema ma più che agli spettatori è rivolto agli addetti ai lavori (registi, attori, sceneggiatori). La vita viene riproposta tale e quale sul grande schermo. Il passato che ci ha fatto soffrire viene esorcizzato con la macchina da presa. Ed ecco che la vera finzione prende il sopravvento lasciandoci liberi dallo straziante peso dei ricordi. Ogni personaggio che vive nella realtà rivive nella finzione. Uguale e diverso. Uguale perché il ruolo che interpreta è se stesso, diverso perché per interpretarlo ha dovuto "strizzarsi" il cuore come un'arancia. E fuori dal set tutto torna normale, la magia si spegne e si accende la realtà. Marco Catola
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