PONTORMO

Regia: Giovanni Fago
Sceneggiatura: Marilisa Calò, Massimo Felisatti
Cast: Joe Mantegna, Galatea Ranzi, Toni Bertorelli, Massimo Wertmüller, Sandro Lombardi,Vernon Dobtcheff, Giacinto Palmarini, Laurent Terzieff, Alberto Bognanni, Andy Luotto
Montaggio: Giancarlo Cerciosimo
Fotografia: Alessio Gelsini
Scenografia: Amedeo Fago
Musica: Pino Donaggio
Origine: Italia, 2004
Durata: 106'
Sito: www.pontormoilfilm.it



L'Italia è da sempre terra d'artisti. Pittori, scultori, poeti. E il cinema ci ha sempre sguazzato e sempre ci sguazzerà. Con filmoni, kolossal e sceneggiati. Accanto a figure al limite del mito come Leonardo, Caravaggio e Michelangelo ci sono altri personaggi meno noti ma altrettanto validi magari più sfortunati…Anzi se si fa un accurato studio della storia italiana ce ne sono a bizzeffe. Jacopo Carrucci, meglio conosciuto come il Pontormo, è uno di questi. E il generoso Fago ha deciso di riportarlo in vita tramite la celluloide. Ma la resurrezione purtroppo non è stata un granché…
A volte recuperare la vita di uno dei numerosissimi artisti che hanno fatto la storia dell'Italia non merita soprattutto se l'artista in questione era oscurato dal talento e dalla fama di altri artisti a lui contemporanei (uno per tutti Michelangelo). Eh sì purtroppo anche nell'arte esiste una gerarchia…O meglio parlando di cinema per la narrazione storica di un artista si presume che ci sia un certo appeal e al di là dei suoi meriti (non sempre facilmente trasferibili in pellicola) quello che conta è la sua vita (che quanto meno dovrebbe avere un minimo di fascino). Ora qui ci troviamo di fronte ad un pittore, il Pontormo appunto, che certamente verrà ricordato per i suoi meravigliosi affreschi ma non certo per la sua vita, davvero poco avventurosa, insomma parliamoci chiaro questo Pontormo non ha le carte in regole per essere portato sul grande schermo.
Fago ha voluto mettere in scena gli ultimi mesi di vita del pittore, basandosi sulle pagine dei suoi diari personali. Siamo nella Firenze rinascimentale del '500 e Pontormo ha circa 60 anni, è vecchio e stanco e sta affrescando San Lorenzo. Ed è attratto, non si sa bene perché, da una giovane donna fiamminga che lavora in un'arazzeria e che non ha il dono della parola. La flebile storia d'amore che li lega è destinata a finire dopo le accuse di stregoneria mosse alla donna in seguito alla morte del sorvegliante dell'arazzeria (da qui il terribile sottotitolo "Un amore eretico"). L'impavido Pontormo la difenderà ad oltranza esponendosi anche di fronte alla Santa Inquisizione riuscendo a salvare la donna dalla morte ma non il loro amore.
Freddissimo ritratto di un uomo giunto alla fine della sua carriera, con la sua scomoda visione della vita e della morte, dei beati e dei dannati, dell'amore e della virtù, in netto contrasto con tutto il mondo circostante (non solo con le istituzioni ecclesiastiche che non vedono di buon occhio il suo lavoro ma anche con la mentalità retriva della gente che vuole condannare una donna innocente in virtù di uno stupido pregiudizio), Pontormo ha la cocente passione di un cubetto di ghiaccio, completamente privo di flusso emozionale, condizionato dalla inespressività manierata di un povero Mantegna invecchiato e a disagio, da inutili e pompose musiche (del mitico Pino Donaggio peraltro) che ammorbano e appesantiscono un'aria già di per sé irrespirabile e da una regia lenta ed algida che rende il film più simile ad un puntatone di Quark sulla storia dell'arte italiana che ad un kolossal (forse kolossal è un parolone!) in costume cui vorrebbe aspirare. Peccato, però, che non compaia mai Piero Angela per rassicurarci che quello che vediamo non è un film ma un documentario per la tv.
Nel cast oltre al bolso Mantegna, pure Galatea Ranzi (che non sembra fare un grande sforzo a fare la muta abituata ormai a farfugliare dai tempi di "Agua e sal"!), Laurent Terzieff angusto e arcigno come Margherita Hack e Andy Luotto, sì proprio lui!!!, la cui presenza qui resta davvero un mistero.

Marco Catola