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PRENDIMI E PORTAMI VIA Regia: Tonino
Zangardi
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| Il
piccolo Giampiero vive nella periferia romana. E' un bambino intelligente,
con la passione per la geografia, che non si separa mai dal suo vecchio
atlante, in cui probabilmente cerca risposte che i genitori non sanno dargli.
La madre, Luciana, è una pittrice che attraverso i suoi quadri cerca
di riscattarsi dalla miseria quotidiana, mentre il padre, Alfredo, ha un
piccolo negozio di alimentari. Un giorno a scuola arriva una Romana, una
piccola rom, di cui Giampiero diventa subito amico. Ma la loro frequentazione
non è vista di buon occhio dagli abitanti del quartiere, intolleranti
nei confronti dei nomadi che si sono accampati nella zona. Gli scontri tra
due realtà così diverse saranno duri e dalle drammatiche conseguenze. Quello dell'integrazione razziale è un tema difficile da trattare. Si rischia facilmente di fare della demagogia, puntando il dito contro il razzismo e l'intolleranza senza approfondire in modo adeguato le implicazioni sociali che si celano dietro il problema. Il razzismo è una piaga che colpisce tutti i diversi, sia che abitino in fatiscenti roulotte sia che abbiano una dignità sociale ma non si pieghino all'omologazione. E' per questo che Luciana, artista incompresa e sognatrice, appare agli occhi dei conoscenti eccentrica e "diversa" al pari degli zingari del vicino campo rom. Ed è per lo stesso motivo che il piccolo Giampiero, attratto da gente e culture diverse, è emarginato dai coetanei e stringe amicizia con chi è solo come lui. Forte di due precedenti lavori che parlano della cultura rom, Tonino Zangardi lancia un chiaro messaggio di tolleranza razziale. Nel farlo, purtroppo, si perde in un ginepraio di luoghi comuni e personaggi stereotipati, con situazioni estremizzate al solo scopo di far apparire i rom come vittime della malvagità degli abitanti del luogo. E il tutto alla fine appare desolatamente fasullo. Una regia ancora acerba salvata solo in parte dall'interpretazione degli attori adulti, soprattutto da un credibile Laganà in un inedito ruolo drammatico. Simona Ottavo CONFERENZA STAMPA DEL FILM "PRENDIMI E PORTAMI VIA" Sono presenti il regista Tonino Zangardi e gli interpreti Valeria Golino e Rodolfo Laganà. Signor Zangardi, ci parli del film. L'idea del film nasce tre anni fa insieme a Gianluigi Bruni. In principio doveva essere una storia d'amore tra due bambini, poi girando tra i quartieri di Roma abbiamo voluto raccontare la storia di una famiglia di oggi che vive in periferia. Una famiglia che possiede una gran ricchezza, la vita. Volevo appunto raccontare questa vitalità e dimostrare che nella periferia non c'è solo il degrado. Nei film italiani di oggi vengono descritte varie tipologie di famiglie, ma si ha paura a raccontare questo tipo. Io invece volevo fare una bella storia in una Roma non da cartolina. Non è quindi un film sui rom, che ho realizzato dieci anni fa ("Allullo Drom, l'anima zingara"), ma su un quartiere di Roma. Ha preso spunto dallo sgombro del campo rom della Muratella? Lo spunto è reso dalla realtà, anche se poi abbiamo romanzato la storia. Le problematiche però sono molto attuali. Ha incontrato difficoltà nel trovare la bambina? Ho voluto dei veri rom, era fondamentale che la bambina fosse una zingara. Ho visitato tutti i campi nomadi di Roma, e devo dire che ho trovato molta disponibilità. Poi è arrivata Romina e ha cominciato a ballare e cantare. Ho capito di aver trovato la bambina giusta. Nella realtà Romina è una ragazzina come gli altri, va a scuola e sogna un avvenire diverso. In questo è molto simile alla Romana del film. Si parte da un film sui bambini, ma poi il cuore della storia è Valeria Golino Golino: Secondo
me nessun attore dovrebbe "mangiarsi il film", ma è vero
che Luciana era pensata come il motore della storia. Ho lavorato molto
per sfoltire il personaggio, in scrittura era più raccontato. Come ha scelto il piccolo protagonista, Noah Scialom? Ho visto molti bambini da pubblicità, ma io ne volevo uno diverso, con un viso particolare. Ho incontrato Noah a Campo de' Fiori, mentre passeggiava e scattava fotografie. Mi è piaciuto per la sua spontaneità. Ha avuto problemi a lavorare con i bambini? In questo momento ci sono molti film con bambini per protagonisti. Evidentemente in loro si vede qualcosa che va al di là delle barriere. A me piace la spontaneità nei bambini, ogni volta che rivedo il film scopro sguardi e modi così semplici da essere straordinari. Rodolfo Laganà, Valeria Golino, avete imparato qualcosa dai rom? Laganà:
Non avendo molte scene in comune ho avuto pochi contatti, ma ho notato
che sono attori eccezionali. Facendo un film non si arriva comprenderli
fino in fondo, credo che come in tutte le comunità ci siano i buoni
e i cattivi. Prima "Inverno" della Di Majo, poi "Respiro" di Crialese ed ora questo: sembra che interpretando personaggi così estranei al mondo in cui vivono tu sia più spontanea Credo che la naturalezza sia un aspetto a cui mi sono sempre aggrappata, perché non ho avuto scuole. Oggi la naturalezza esteriore nasconde precise scelte interiori che nel migliore dei casi sembrano naturali. Signor Zangardi, è stato influenzato dai film di Tony Gatlif? E' un regista che amo molto. Ho visto "Gadjo Dilo" e "Vengo- Demone flamenco" e li ho trovati straordinari. Ha lasciato libertà agli attori? C'è stato un lavoro collettivo e singolare, tendente più che altro a togliere. Nella prima fase lavoravamo per capire il personaggio, poi sul set è stato tutto spontaneo. C'è stata una collaborazione artistica con gli attori. Sono convinto che una volta scelto l'attore giusto per il ruolo giusto, il più è fatto. Cosa la lega alla cultura rom? Ho girato due film e un documentario per Canale 5 ("Les Saint Marie de la Mer"), ma è stata una casualità, in realtà non c'è niente che mi leghi ad essi. Lavorandoci insieme, però, ho avuto modo di conoscerli meglio e di vederli sotto una luce diversa da quella comune. La gente vede gli zingari come ladri ed approfittatori. In effetti è così, ma questo fa parte della loro cultura, che viaggia molto indietro nel tempo. Bisogna capire il perché del loro atteggiamento. Prova simpatia per loro? Non condivido le loro scelte, spesso parlando con loro finiamo per litigare. Ma il loro comportamento deriva dalla loro cultura. Simona Ottavo
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