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PRESQUE
RIEN
Regia: Sébastien
Lifshitz
Sceneggiatura: Stéphane Bouquet, Sébastien Lifshitz
Cast: Jeremie Elkaim, Stephane Rideau, Dominique Reymond, Marie Matheron,
Laetitia Legrix, Nils Ohlund, Réjane Kerdaffrec
Scenografia: Roseanna Sacco
Musiche: Perry Blake
Fotografia: Pascal Poucet
Montaggio: Yann Dedet
Origine: Belgio/Francia, 2000
Durata: 100'
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Omosessualità
e depressione. Un cocktail micidiale. Da sorseggiare. Non da bere.
Che i Francesi fossero avanti di circa 20 anni rispetto al resto d'Europa
è ormai risaputo, ma se ci fosse ancora qualcuno convinto del contrario
basterebbe vedere Presque rien per dissipare ogni suo dubbio.
Il giovane Mathieu scopre la propria omosessualità durante le vacanze
al mare e cambia la propria vita radicalmente ma non in quanto gay, solo
per amore. Amore che ha le stesse connotazioni di quello eterosessuale:
incontri romantici, baci appassionati, sesso sfrenato, litigi, riappacificazioni,
tradimenti.
L'omosessualità (finalmente!) viene vista non tanto come scelta
di vita quanto come inclinazione naturale, come modo di essere e soprattutto
di amare. Due persone si amano, che siano poi dello stesso sesso è
secondario. I problemi che si creano sono personali e non riguardano l'impatto
che una coppia "diversa" può avere sull'ordine sociale.
Nessuna eroicizzazione dell'outing, nessun martirio del gay, nessun moralismo,
nessun pregiudizio, nessun dramma. O meglio il dramma c'è ma non
è legato alla scelta (omo)sessuale ma ad una condizione degenerativa
dello spirito che non è spiegabile o riconducibile ad un singolo
fattore e che può riguardare chiunque, la depressione. Prima è
la madre del protagonista, poi è il protagonista stesso a soffrirne.
E forse è proprio a questo livello che il film funziona meno. Il
passaggio da sanità a malattia è poco chiaro, il cambiamento
repentino dei vari personaggi non è approfondito (la madre è
depressa per la perdita del figlio morto di cancro appena nato, ma Mathieu
perché è depresso?), resta sì l'amaro in bocca per
lo sviluppo negativo che assume la storia ma anche per un senso di incompiuto
che lascia perplessi ed insoddisfatti. In ogni caso molto al di sopra
di qualsiasi filmetto buonista e melenso a tematica omosessuale.
Marco Catola
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