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PRIVATE Regia: Saverio Costanzo
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parola inglese che significa sia soldato sia privato. Questo il titolo che il giovane regista Saverio Costanzo ha scelto per il suo primo lungometraggio in uscita il 14 gennaio. E questa duplicità di significato rende a meraviglia la duplicità di questa bella opera prima di Costanzo che altro non è che uno spaccato sulla vicenda israelo-palestinese con l’occhio della telecamera, e dello spettatore, che “irrompe” nel privato della vita di una famiglia palestinese, la cui abitazione è occupata dai soldati israeliani. Un duplice dramma, insomma, quello dei palestinesi, ma anche quello degli israeliani. Il film ci offre i momenti drammatici del vissuto di una famiglia palestinese e la difficile “coabitazione” con i soldati di Tsahal. Spicca su tutti il personaggio di Mohammad, interpretato dall’attore palestinese Mohammad Bakri, premiato come miglior attore al Festival di Locarno. Mohammad, il capofamiglia, è un personaggio colto, preside di una scuola superiore, che non cede di fronte all’occupazione della propria casa e decide di non fuggire, di non diventare un rifugiato, ma che cerca, al contrario, di instaurare un dialogo con i soldati israeliani. Lo stesso lavoro “pedagogico” Mohammad lo farà anche nei confronti dei membri della propria famiglia, la moglie ed i figli, che ci offrono una visione complessa e variegata delle varie sfaccettature della società palestinese: la figlia maggiore, idealista, che inizialmente vuole reagire e che poi finisce per comprendere l’altro, uno dei figli che trova una bomba e si lascia sedurre dal fascino perverso della violenza terrorista. Mohammad, apparentemente incurante delle lacerazioni che il suo atteggiamento provoca all’interno della propria famiglia, persegue il proprio obiettivo che è quello di persuadere che si vince non con la violenza, non aderendo alle idee di Hamas o degli altri gruppi terroristi, ma in modo pacifico e non violento, ma tuttavia non indietreggiando di fronte ai propri diritti anche quando questi vengono “calpestati”. E’ un messaggio di pace, di tolleranza, di rifiuto dell’odio che Mohammad e Costanzo offrono allo spettatore, un contributo forse anche alla crescita della società palestinese in una fortuita e fortunosa coincidenza tra l’uscita del film e l’elezione di Abu Mazen alla presidenza dell’autorità palestinese. Una vicenda di forte attualità che viene trattata dal regista e dal cast, formato, cosa rara, da attori israeliani e palestinesi, in modo equilibrato anche se la prospettiva è indubbiamente quella palestinese e quindi necessariamente parziale, dato che il conflitto israelo-palestinese non può essere ridotto esclusivamente né all’intifada né all’occupazione dei territori. Chissà, senza nulla togliere alla qualità di un film che merita senza dubbio di essere visto, forse questo primo lungometraggio di Costanzo avrebbe meritato, per par condicio, un sequel che mostrasse anche la prospettiva israeliana… sequel che però non è previsto. Peccato! Alberto Lucarelli |
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