Rachida

Regia: Yamina Bachir Chouikh
Cast: Ibtissem Djouadi, Bahia Rachedi, Zaki Boulenafed, Rachida Messaouden
Sceneggiatura: Yamina Bachir Chouikh
Produzione: Cine Sud Production, Ciel Production, Art France Cinema
Origine: Francia/Algeria, 2002
Distribuzione: Esse&bi e Metacinema
Durata: 90'
Sito: www.essebicinema.com

Nella Algeri del terrorismo la giovane Rachida è una donna emancipata che non porta il velo, si trucca e si guadagna da vivere insegnando. Una mattina viene avvicinata da tre uomini che le ordinano di portare una bomba nella sua scuola e che, al suo rifiuto, le sparano. Sopravvissuta miracolosamente, la ragazza è costretta a rifugiarsi in un piccolo villaggio insieme alla madre, donna vista di cattivo occhio perché divorziata. Rachida trova un nuovo posto come maestra nella scuola del paese, ma il clima di terrore che si respira rende difficile condurre una vita normale. Durante i festeggiamenti per un matrimonio i terroristi assalgono il villaggio, bruciando e saccheggiando. Il giorno dopo Rachida troverà la forza di tornare in classe per portare a termine la sua missione. La paura non ha avuto il sopravvento.
L'Algeria come terra di contraddizioni: è questo il ritratto che viene fuori da "Rachida", opera prima della regista Yamina Bachir Chouikh. C'è il contrasto tra il vecchio e il nuovo, tra le tradizioni millenarie e il desiderio di novità che porta ad introdurre elementi occidentali. E soprattutto c'è la storia di un paese pieno di vita che ogni giorno deve fare i conti con la morte, in cui la gioia che si legge negli occhi dei bambini viene offuscata dalla paura. I colori e i profumi dell'Algeria si mescolano così a quello del sangue innocente versato nelle strade, i canti delle spose diventano le urla delle donne stuprate. Mai come in questo periodo si sente il bisogno di un film coraggioso come questo, che denuncia in maniera realistica le condizioni di vita a cui vengono sottoposte popolazioni inermi. Per prendere coscienza di altre realtà, per capire che in paesi non molto lontani dal nostro c'è ancora chi paga con la vita il proprio diritto alla libertà. Presentato al Festival di Cannes nel 2002 nella sessione "Un certain regard", nello stesso anno ha vinto il premio come migliore opera prima e ricevuto quello del pubblico al France Cinema Festival.

Simona Ottavo


Intervista a Yamina Bachir Chouikh

"Rachida" è uscito in Algeria?
E' uscito a dicembre e ha ricevuto una buona accoglienza. Era da anni che il pubblico algerino non andava al cinema, ad eccezione dei giovani. Invece "Rachida" è stato visto da intere famiglie. Alcune sale sono state riaperte dopo 15 anni di inattività.

E' basato su una storia vera?E quanto la protagonista rappresenta un'eccezione?
No, non rappresenta un'eccezione, la maggior parte delle donne le assomigliano. In Algeria c'è una situazione paradossale: molte donne sono ben inserite nel mondo del lavoro, alcune sono addirittura alla guida di imprese, eppure ce ne sono altre che subiscono ancora le tradizioni. Il terrorismo di certo non aiuta, le donne sono i bersagli preferiti, perché devono restare in casa e portare il velo. La storia è stata tratta da un dramma reale. Purtroppo la ragazza a cui era stato ordinato di portare la bomba è morta per lo scoppio dell'ordigno. Ma io non volevo che Rachida morisse, volevo raccontare la violenza attraverso la sua storia.

Ci sono state reazioni da parte delle famiglie più tradizionaliste?
La maggior parte delle persone si sono riconosciute nella storia. In Algeria c'è l'abitudine di parlare per il popolo ed io ho cercato di parlare a nome di tutti. In sala erano presenti donne con il velo e senza. Le persone tradizionaliste l'hanno visto come un film contro l'Islam, ma non lo è.

Com'è la situazione attuale in Algeria?
L'Algeria è conosciuta per gli eventi tragici e le persone che muoiono avevano cominciato ad essere solo statistiche. Ho voluto raccontare l'aspetto umano. Purtroppo lì le persone continuano a morire, ma meno di tre anni fa. La diminuzione delle morti è dovuta ad una resistenza, come si mostra nel film. I bambini continuano ad andare a scuola e penso che questa sia la miglior lezione di coraggio per noi adulti. Quando il terrorismo è cominciato in Algeria, le vittime erano ben scelte: insegnanti, giornalisti, donne, democratici. E chi sapeva taceva per paura. Ma quando hanno cominciato a massacrare fino a 200 persone per notte, mettendo bombe nei luoghi pubblici, è cominciata la resistenza, le popolazioni si sono armate per difendere la propria vita. Tra il '99 e il 2000 si è parlato di concordia pubblica, in realtà le persone sono state costrette a perdonare. Ma il perdono non si ottiene con un voto.

E' stato difficile portare il film nelle sale in Algeria?
No, perché non esiste la censura. Il problema è stato trovare i finanziamenti per realizzarlo. Una volta terminato, non ho avuto nessuna difficoltà.

Dove ha trovato i finanziamenti?
In Algeria inizialmente si dissero favorevoli a sovvenzionarmi, ma poi mi fecero sapere di non disporre di denaro. Così mi sono rivolta alla Francia, perché è un paese storicamente vicino e perché dispone di un programma di sovvenzioni per i paesi del sud. In Algeria ho trovato piccoli sponsor. Ma il film è stato realizzato grazie soprattutto all'aiuto di amici che lavorano nel villaggio, nell'ospedale e nella scuola.

Lei sembra aver utilizzato soprattutto attori non professionisti, soprattutto nelle scene di massa…
Ci sono dei veri attori, ma fin dall'inizio ho scelto dei non professionisti. Ho sfruttato il potenziale trovato nei luoghi: in ospedale ho usato dei veri medici e dei veri infermieri. Tutti hanno interpretato se stessi, compresi i bambini.

Quali sono i suoi progetti futuri?
Ho intenzione di realizzare altri film di denuncia.

Simona Ottavo