RAUL – DIRITTO DI UCCIDERE
 
Regia: Andrea Bolognini
Sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico, Masolino D'Amico, Luigi Bazzoni
Cast: Stefano Dionisi, Violante Placido, Giancarlo Giannini, Nicola Farron, Alessandro Haber, Laura Betti, Ernesto Mahieux, Maurizio Mattioli
Fotografia: Daniele Nannuzzi
Montaggio: Alessandro Lucidi
Musica: Andrea Morricone
Origine: Italia, 2004
Durata: 100'
Il mito del superuomo in una rivisitazione di delitto e castigo di Dostoevskij nella Roma del 1938 durante l’attesa, dal regime di Mussolini, visita di Hitler.
Raul (Stefano Dionisi), giovane laureato in giurisprudenza, non riesce a concorrere per una cattedra in quanto non iscritto al Partito Fascista. In difficoltà economiche impegna i suoi pochi averi presso un’anziana usuraia (Laura Betti). Frequenta e ne diventa amico, un anarchico alcolizzato che vive alle spalle di una figlia che fa la vita (Violante Placido). Uccisa l’anziana usuraia, accusato dell’omicidio l’anarchico Mariotti (Alessandro Haber), Raul sente sorgere in se un lento ma inesorabile senso di colpa che cozza prepotentemente con le sue convinzioni superomistiche per cui “eletti” hanno il diritto di uccidere coloro che ritengono parassiti della società ed ostacoli al progresso della società che questi rappresentano. Le indagini vengono affidate ad un solerte giudice (Giancarlo Giannini) che nonostante i brutali metodi investigativi del regime, inquadra subito la realtà dei fatti spingendo l’assassino all’interno di una ragnatela che piano piano gli si stringe attorno sino all’inevitabile arresto ed espiazione.
Ben 33 anni sono passati dalla prima stesura delle sceneggiatura sino all’inizio delle riprese e 6 mesi dalla conclusione di queste alla sua uscita in sala. Progetto travagliato questa opera prima di Andrea Bolognini, nipote di Mauro che si ripercuote sull’opera oggi compiuta.
Un film ad handicap per una sceneggiatura meccanica e poco fluida dagli involontari momenti comici, una recitazione diseguale da parte del composito cast – bravi Laura Betti e Giancarlo Giannini, prigioniero della sua macchietta Alessandro Haber, inguardabili Violante Placido e l’insostenibile Stefano Dionisi (affidare la parte di protagonista a Dionisi è come partecipare ad un campionato di calcio partendo con 9 punti di penalizzazione) –, una scenografia nelle intenzioni minimalista ed evocativa ma che trasuda sciatteria e falsità come il peggiore dei tv movie, una colonna sonora – autore Andrea Morricone figlio di Ennio – debordante e fastidiosa. Il tutto miscelato da una regia incerta, insicura ed a tratti pasticciona. Correva l’anno 1977 quando Ettore Scola ci raccontava attraverso gli occhi di Sophia Loren e Marcello Mastroianni un’altra “giornata particolare”. Il confronto è improponibile e l’eredità del passato schiaccia e martirizza questo aspro frutto del mediocre cinema italiano targato 2005.

Fabio Melandri