La regina degli scacchi

Regia: Claudia Florio
Cast: Barbora Bobulova, Toni Bertorelli, Ettore Bassi, Massimo De Rossi, Valeria D'Obici, Giovanni Vettorazzo, Roberto Di Palma, Doriana Baldoni
Soggetto e Sceneggiatura: Claudia Florio
Scenografia: Bruno Cesari
Costumi: Lia Francesca Morandini
Fotografia: Luciano Tovoli
Musiche: Luis Bacalov
Origine: Italia, 2001
Durata: 90'
Sito: www.lantia.it

Un'antipaticissima ragazzetta da prendere a schiaffi al primo fotogramma compensa la mancanza affettiva con il gioco degli scacchi, finché l'incontro con un giornalista impiccione da prendere a calci in culo dopo la prima battuta le farà aprire gli occhi su se stessa e sul suo passato.
Allora cominciamo dal cast che è quello che salta più agli occhi. Ma davvero ci può essere qualcuno che pensa che la Bobulova, che nel "Principe di Homburg" di Bellocchio aveva già 20 anni e si parla di circa 5 di anni fa, possa essere credibile nella parte di una diciassettenne? Ma perché scegliere lei che è pure straniera e qui doppiata orridamente con voce da bambina demente? E ancora ma come si può affidare un ruolo importante come quello del giornalista in cerca di scoop ad Ettore Bassi, vergognoso ibrido del tubo catodico, che passa con sfacciata disinvoltura dal teatro alle televendite, dai programmi per bambini decerebrati al cinema, una delle tante creature mostruose che sembrano tanto piacere agli zombies che siedono in poltrona davanti all'elettrodomestico più pericoloso?
Vabbè, non è una novità, la Florio anche nel film precedente, "Il gioco", aveva osato accostare con esiti esilaranti e disastrosi Enrico Silvestrin, odiosissimo vj (!!!)di Mtv, e la improbabile Claudia Gerini ad attori veri come Jonathan Pryce e Susan Lynch.
Passiamo al film vero e proprio, che dire? La regista sembra abbia il fuoco al culo, nel senso che è velocissima nel gestire tutte le scene, non solo quelle delle partite a scacchi, peraltro girate malissimo, ma soprattutto quelle che una mente non dico geniale ma semplicemente mediocre girerebbe con un minimo di approfondimento o comunque con più lentezza, ci troviamo di fronte a fulminee scene che vorrebbero spiegare un intreccio macchinoso o, ancora più grave, avrebbero la pretesa di esprimere l'intimo di personaggi stereotipati e senz'anima, in virtù di uno stile esagitato che non porta a nulla. Ogni momento di intimità o di chiarificazione o di scoperta o di confessione si riduce ad un abbozzo di cinema, più vicino alla fiction tv, ma quella brutta come "Le Ali della vita" o "Tequila & Bonetti".
Ridicole e inadeguate le musiche del premio Oscar Luis Bacalov ("Il postino"), sprecato il talento dello scenografo, altro premio Oscar, Bruno Cesari ("L'ultimo imperatore").
Rattrista sapere che Carlo Lizzani si sia scandalizzato perché un film come questo ha avuto una cattiva distribuzione nonostante la sceneggiatura avesse ricevuto il premio dal Consiglio dei Ministri e conseguente finanziamento statale, sinceramente ci sarebbe da scandalizzarsi per altri film, come "I nostri anni" o "L'uomo in più", vabbè ma che c'è da aspettarsi dal regista di "Mamma Ebe"!

Marco Catola