La repubblica di San Gennaro

Regia: Massimo Costa
Cast: Gianfelice Imparato, Anna Ammirati, Lucrezia Lante Della Rovere, Vincenzo Peluso, Aldo Giuffrè
Sceneggiatura: G.Imparato, Claudio Lizza, M.Costa
Produzione: Starplex
Origine: Italia, 2001
Durata: 95'
Sito: www.larepubblicadisangennaro.it



Nell'anno 2013 l'Italia è stata divisa a metà dalla secessione, dando vita a due repubbliche distinte e separate. Tutti i meridionali residenti al Nord vengono relegati in centri di accoglienza, tenuti a debita distanza come appestati o, se va bene, trattati da esseri inferiori. Mentre la maggior parte di essi sogna di poter fare ritorno al Sud, anche a costo di procurarsi passaporti falsi, Gennaro Strummolo desidera invece diventare a tutti gli effetti un cittadino della Repubblica del Nord. Per riuscire nell'intento arriva perfino ad inventarsi improbabili origini tedesche, modificando il proprio cognome in "Strumm" e a sottoporre se stesso e la recalcitrante sorella Dolores a periodici test imposti dall'amministrazione padana. Attorno alle sue vicende ruotano una serie di pittoreschi personaggi, da Ciro, focoso e ruspante fidanzato di Dolores, ad Olga, l'assistente sociale incaricata di seguire i progressi di civilizzazione dei due fratelli, che sotto l'algido aspetto nutre un'insospettabile passione per i meridionali.
Nel 1994, in tempi non sospetti (le farneticanti teorie del "senatur" Bossi non avevano ancora preso piede), Gianfelice Imparato scrisse una commedia teatrale, "Casa di frontiera", portandola con successo sui palcoscenici di tutta Italia. Ora il lavoro è diventato un film per la regia di Massimo Costa e nel frattempo molta acqua è passata sotto i ponti, rendendo la vicenda trattata, la secessione dell'Italia, uno scampato pericolo più che un avvenimento paradossale. Considerazioni politiche a parte, "La Repubblica di San Gennaro" è una commedia come si è detto nata per il teatro e, come tale, destinata alla stessa penalizzazione di tante opere adattate contro natura a versioni cinematografiche: quella di risentire a lungo andare di tempi e ritmi poco adatti al grande schermo, risultando alla lunga indebolita e fiacca. I momenti divertenti, comunque, non mancano e si devono soprattutto alla serie di personaggi volutamente sopra le righe, a sottolineare vizi e difetti geograficamente collocabili: meridionali furbi e calorosi, amanti della pastiera ed esperti nell'arte di arrangiarsi, settentrionali austeri, superbi e, naturalmente, razzisti. Luoghi comuni, è ovvio, ma al servizio della commedia e quindi scevri da ogni pretesa di serietà. Resta da vedere come reagiranno le camicie verdi…

Simona Ottavo

Intervista a Massimo Costa e Gianfelice Imparato

Come si è sviluppato il film?

Il film è tratto da una commedia di Gianfelice Imparato, scritta nel '94 Un primo trattamento cinematografico era pronto già nel'95, ma i tempi non erano maturi e così la produzione si è avuta solo nel 2001. E' stato girato a Torino, città perfetta per le riprese perché offre fabbriche abbandonate e spazi inutilizzati. Con l'uso adatto dei costumi abbiamo voluto mescolare le epoche e non dare l'idea di una precisa connotazione storica. La scelta del cast è stata molto accurata, per poter mostrare personaggi rappresentativi di temperamenti e culture contrapposte senza arrivare al grottesco. Gianfelice, ovviamente, lo conoscevo già, Lucrezia rappresenta il nord, Anna Ammirati è la compagna ideale, dolce e materna, Vincenzo Peluso è lo scavezzacollo. In tutto i personaggi sono 43. Le riprese sono state effettuate su 16mm., poi portati a 35 per le sale e i risultati sembrano buoni.

Il soggetto ha creato problemi?

Non lo sappiamo, ma da parte nostra non c'erano intenti politici. Lo spunto è il secessionismo italiano, ma si parla del sud e del nord del mondo in generale. Non è un film politico in senso stretto, è tutto orientato verso la commedia. Le frecciate ovviamente ci sono ed è bene che facciano pensare.

Avete tagliato molto?

Solo qualcosa all'inizio, per una questione di ritmo.

Il film verrà distribuito al nord?

Sì, in alcune città. Speriamo che gli spettatori settentrionali si divertano e si facciano una sana risata.

Gianfelice Imparato, vuole aggiungere qualcosa?

Lo scopo della commedia quando l'ho scritta era sommergere idee malsane come quella della secessione, con le risate. E' anche autoironico, perché vengono fuori aspetti del sud molto coloriti. La Torino di oggi è cambiata rispetto ad anni fa, è abitata da immigrati del resto del mondo, visti male da quelli del sud. I meridionali si sono dimostrati razzisti a loro volta.

Simona Ottavo