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REVANCHE – TI UCCIDERO’
Titolo originale: Revanche
Regia: Götz Spielmann
Sceneggiatura: Götz Spielmann
Cast: Johannes Krisch, Ursula Strauss, Andreas Lust, Irina Potapenko, Hannes Thanheiser, Hanno Pöschl
Fotografia: Martin Gschlacht
Montaggio: Karina Ressler
Scenografia: Maria Gruber
Costumi: Monika Buttinger
Musica: Heinz Ebner
Distribuzione: Fandango
Origine: Austria, 2008
Durata: 121’
Uscita al cinema: 5/3/2010
Numero di sale: 10
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Una regia, quella di Götz Spielmann, sapiente e rigorosa che trova, nell’asciuttezza narrativa e nello sfondo apparentemente contrastante fra il caos e il decadimento della vita morale della città e i silenzi e la tranquillità di un piccolo paese della campagna austriaca, una chiave di lettura per un discorso cinematografico e narrativo universale, che affonda le sue origini in una visione shakespeariana da tragedia greca. Un sottotitolo, quello italiano, inutilmente esplicativo e di cattivo gusto, determinano l’uscita nelle sale nostrane con oltre un anno di ritardo dopo la consacrazione definitiva e internazionale attraverso la nomination all’Oscar come miglior film straniero dello scorso anno (la terza per il regista, che ha rappresentato nella categoria il suo Paese sia con Lo straniero nel 1999 che con Antares nel 2004).
Una storia nella quale il significato della vendetta assume una connotazione diversa, riflessiva e i suoi protagonisti colgono nel senso della colpa una sofferenza estrema e autodistruttiva che però confluisce in una pace attraverso un lungo percorso di redenzione interiore complesso e non banale come ad un’analisi superficiale potrebbe sembrare. L’esistenzialismo è il centro, il punto focale che muove la storia e i suoi personaggi concedendo loro una connotazione che li spinge a cambiare, a crescere e a soffrire a causa delle loro azioni, che siano esse causate o casuali. Il destino, la moira, diviene funzione a se stante e la natura che fa da sfondo, da testimone involontaria della storia e della tragedia nel cui centro viene consumata, appare idilliaca, pacata e concede suo malgrado quella pace e quel perdono a quella civiltà e società che precedentemente l’ha stuprata, sodomizzata per poi allontanarsene in cambio di una felicità apparente. Interessante, però, al tempo stesso come Spielmann faccia un discorso univoco e contrastante al tempo stesso sulle varie solitudini umane dei cinque personaggi principali, e come loro, che siano parte della città come della campagna, consumino molto similmente la loro disperazione in qualsiasi contesto. Cambiano poi in fondo solo il modo e certo non l’essenza di come essa viene vissuta. Il lavoro del regista austriaco è interessante perché attraverso la strutturazione del film di genere si avvicina ad ambizioni morali, sociali e intellettuali molto acute che vanno al di là delle semplici fruizioni narrative.
Spielmann concede con rara semplicità spazio alla sua storia, di far interagire i personaggi e le loro coscienze con naturalezza, condendo il tutto con una compattezza visiva ed espressiva di buona efficacia filmica. Una pellicola che trova nella bellissima e rarefatta fotografia di Martin Gschlacht, intervallata da due forme differenti di cupezza per il binomio città e campagna utilizzando colori scuri, grigi per descrivere la Vienna dei bassifondi e della prostituzione e tonalità sempre cupe, ma più armoniose, per la provincia (in particolare nel lento viaggio verso la redenzione di Alex e Robert). Straordinaria sensibilità del cast assemblato. Una piccola e piacevole sorpresa.
Erminio Fischetti
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