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Il famoso
regista Carlo Ercole vuole, per completare il suo ultimo film, alcuni
pigmei da utilizzare come comparse così, nel cuore della notte,
telefona a Marc, da anni suo assistente alla regia, e gli ingiunge di
partire al più presto per l'Africa. Compito di Marc e di Olivier
non è unicamente quello di portare a Parigi una ventina di pigmei,
esclusivamente interi nuclei familiari, ma anche tutto ciò che
fa parte della loro quotidianità, dai bruchi di cui sono ghiottissimi,
alle piante medicinali, dagli utensili alle armi utilizzate per andare
a caccia nella foresta equatoriale. Destinazione del viaggio è
Bangui, dove si trova una ragguardevole comunità pigmea, di proprietà,
il termine non è usato a sproposito poiché i pigmei non
hanno alcun diritto e sono considerati alla stregua di schiavi, di un
latifondista.
Il compito si rivelerà tutt'altro che facile, in Camerun stanno
per svolgersi le elezioni presidenziali e i vari ministri hanno altre
preoccupazioni che concedere ai due francesi i permessi necessari per
portare fuori del paese i pigmei, la loro grande ricchezza nazionale;
gli unici camion disponibili per il trasporto sono quelli utilizzati nella
campagna elettorale e nel caos generale c'è spazio anche per un
tentativo, bloccato sul nascere, di colpo di stato. Giunti finalmente
all'accampamento, Marc e Olivier scopriranno di avere molto da imparare
dai pigmei, partendo dal rapporto di rispetto con la natura, "la
foresta è la nostra casa e la nostra stessa vita", dichiara
il guaritore e capo della comunità, fino alla grande dignità
che li caratterizza, nonostante lo sfruttamento al quale sono sottoposti.
Ha molto del documentario il nuovo film di Radu Mihaileanu, il regista
di Train de vie, ma è anche, nonostante la drammaticità
del tema trattato, denso di umorismo ed in grado di far riflettere sui
pregiudizi che dominano il comportamento degli uomini bianchi in terra
d'Africa. Il pregio più grande che questo film è proprio
quello di aver rovesciato il punto di osservazione dell'Europa rispetto
all'Africa, non più quello di un extracomunitario in un paese europeo,
ma quello di due francesi immersi nella vita africana; in questo modo
"La ricchezza nazionale" riesce a mostrarci come, attraverso
il contatto diretto con "l'altro", si possano colmare i vuoti
della propria cultura, recuperare i valori persi, facendo della diversità
un mezzo di crescita personale oltre che collettiva.
Anna Lai
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