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IL RICORDO DI BELLE COSE Titolo originale:
Claire, se souvenir des belles choses
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Mullholland drive, Memento e Novo ecco che anche la Francia affronta, a
modo suo, la tematica della memoria e dell'oblio. Il ricordo di belle cose
è del 2002, nonostante sia uscito da noi solo adesso, non è
da escludere che abbia risentito dell'influenza degli altri tre film, soprattutto
perché si riscontra una certa affinità di fondo, c'è
però da dire che ai Francesi interessa come sempre la passione d'amore
e anche Breitman alla fine dà priorità ai sentimenti piuttosto
che ai meccanismi mnemonici che li scaturiscono. Pluripremiato in Francia dove ha ricevuto tre cesars (per l'attrice protagonista, Isabelle Carré, per l'attore non protagonista, Bernard Lecoq, e come miglior film d' esordio), Il ricordo di belle cose è la cronaca di un amour fou. Un amour fou tra due "smemorati". Claire è stata colpita da un fulmine mentre camminava nel bosco e soffre di amnesie continue, Philippe ha rimosso l'incidente stradale in cui ha perso moglie e figlio e che a sprazzi gli rifrulla nella mente come una scheggia impazzita. I due si incontrano nella clinica dove sono ricoverati e cominciano una relazione che, tra alti e bassi dovuti all'incompatibilità dei loro diversi e inaspettati flussi di memoria, porterà entrambi ad un nuovo modo di concepire la vita e la propria identità. Il film parte con la leggerezza tipica delle commedie francesi (personaggi buffi, situazioni bizzarre, innata tendenza alla sdrammatizzazione) ma prosegue il suo cammino in virtù di un ascendente appesantimento dei toni fino a toccare vette di melodrammatica verità. E il regista insiste molto su questa tragicità esacerbando il dramma di due poveri disadattati, in realtà malati senza cura, soli con la loro passione, con la loro "diversità". La malattia senza scampo, l'amore impossibile, l'atrocità della vita finiscono per prendere il sopravvento sull'ilarità di un mondo senza memoria, quindi sempre "nuovo", sempre pronto a ricominciare tutto da capo. Una commedia abbastanza ibrida, in cui ambiente e personaggi affievoliscono progressivamente la loro luce lasciando spazio al vero tema preponderante, l'amore e le sue infinite vie di sviluppo. Una disperazione velata d'ironia che sembra dirci che non c'è speranza per chi ama davvero ma che nello stesso tempo lascia aperto lo spiraglio illusorio di un amore che forse può tutto, anche l'impossibile. Marco Catola |
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