RIPPER

Regia: John Eyres
Sceneggiatura: Pat Bermel
Cast: A.J. Cook, Bruce Payne, Ryan Northcott, Claire Keim, Derek Hamilton, Daniella Evangellista, Emmanuelle Vaugier, Kelly Brook
Montaggio: Amanda I. Kirpaul
Fotografia: Tom Harting
Scenografia: Mark Harris
Musica: Peter Allen
Origine: Canada, 2001
Durata: 83'



Ci risiamo. E' tornata l'estate e se non ci fosse il sole basterebbe andare al cinema per rendersene conto. Eh sì come ogni estate cominciano ad uscire i saldi di fine stagione, tutti quei film che per un motivo o per l'altro non sono mai usciti e che vedono la luce (o meglio il buio della sala) solo adesso. E quindi vai con gli horror, vai con i film erotici e vai con i film di 5 anni fa!
Ripper è proprio uno di questi, un horror (???), del 2001 peraltro, che inaugura la calda stagione estiva di un genere che sta risorgendo dalle ceneri. Purtroppo Ripper è davvero una ciofeca, dispiace pure parlarne male. Ogni film, anche il più brutto del mondo, ha un attimo di decenza (e non lo dico io ma Dario Argento, vabbè forse per pararsi il culo dai suoi di film che ormai sono anch'essi delle ciofeche!), ecco Ripper non ne ha neanche uno. Di questi tempi non ci si aspetta molto ma almeno un po'di decenza, non so una scena, una battuta, un fotogramma, una faccia, un cazzo di qualcosa, qui invece non c'è assolutamente nulla. Nulla di nulla!
La solita teenager scampata al massacro piena di turbe psichiche e incubi persecutori, invece di curarsi decide di andare all'università, bene brava così riesce a dimenticare il passato e rifarsi una vita, ma indovinate che materia studia? Serialkillerismo!!! Eh sì non dicono che università sia ma in Canada studiano i serial killer e ci si laureano pure! Ma certo che lavoro fai? Io sono un intenditore di serial killer, bo? Comunque la nostra eroina si trova invischiata, guarda caso, in una nuova serie di omicidi efferati che ricalcano le gesta di Jack lo squartatore (questo lo dicono i protagonisti, in realtà non c'è alcuna connessione!). Tra ambiguità telefonatissime, sguardi ammiccanti, tettine al vento e paurosi (quelli sì) buchi nella sceneggiatura la matassa si dipana stancamente verso un finale che più scontato non si può. Da evitare o se si vogliono fare quattro risate in compagnia…

Marco Catola