IL RITORNO

Titolo originale: Vozvrascenje
Regia: Andrej Zvjagintsev
Cast: Vladimir Garin, Ivan Dobronravov, Konstantin Lavronenko, Natalia Vdovina
Sceneggiatura: Vladimir Moiseenko, Alexander Novototsky
Fotografia: Janna Pakhomova
Montaggio: Vladimir Mogilevsky
Origine: Russia, 2003
Durata: 106'



Il ritorno del titolo è quello di un padre dai suoi due bambini dopo dieci anni di silenzio. I due fratelli, Andrej ed Ivan, hanno vissuto finora con la madre e con la nonna. L'arrivo del padre non può che sconvolgere la loro vita. Di lui conservano solo una foto e non sanno niente. Andrej, il più grande, è entusiasta di questo ritorno; Ivan, invece, ne è intimorito. Il padre decide di portarli con sé in viaggio per qualche giorno per conoscerli meglio. In realtà ha i suoi giri da fare e ne approfitta per stare un po' con loro. Arrivano fino su un'isola deserta per pescare ma i tre non riescono proprio ad andare d'accordo e in una delle tante liti la situazione degenera e finisce in tragedia.
La figura del padre resta ambigua fino alla fine. Chi è quest'uomo? E' davvero il loro papà? E perché è tornato proprio adesso? Dov'è stato finora? Tutte domande a cui non viene data risposta. Potrebbe essere davvero il loro papà, un papà severo, rigido, freddo, che se ne è sempre fregato di loro e adesso dopo dieci anni torna a dettare legge. Un papà come se lo sono sempre immaginato ma che non hanno mai conosciuto. Ma potrebbe anche essere solo un parto dell'inconscio dei ragazzini. Loro è così che lo vedono ed è così che lo materializzano. Forte, grande, cattivo, che gli insegna come cavarsela nella vita e che non ha un briciolo di sensibilità. La figura paterna come mezzo per essere iniziati alla vita. Creano e distruggono il loro papà. L'isola deserta, le acque gelide e profonde, la foresta sul lago. Un ambiente in cui occorre essere dei veri uomini per sopravvivere. Una sorta di visione mitica della realtà. Il bambino che si trasforma in uomo. Nella lotta contro la natura, contro la paura, contro la morte. Questo padre che è come una sorta di fantasma che si aggira nei meandri oscuri della loro mente senza lasciarli liberi di vivere la loro vita. Il ricordo del padre è ancora lì a perseguitarli. L'unico modo per poter andare avanti è dare un taglio netto al passato maturando la consapevolezza che il padre non li ha mai voluti e non c'è mai stato ed esorcizzandone il ricordo una volta per tutte magari uccidendolo e lasciandolo sprofondare nell' acqua. Non un film sul ritorno ma sulla perdita. La perdita dell'innocenza.

Vincitore, non senza polemiche, del Leone d'oro al Festival di Venezia 2003

Marco Catola