Rue de plaisirs


Regia: Patrice Leconte
Interpreti: Patrick Timsit, Laetitia Casta, Vincent Elbaz, Catherine Mouchet
Sceneggiatura: Serge Frydman, Patrice Leconte
Produzione: Philippe Carcassonne
Distribuzione:Warner Bros
Origine: Francia, 2002
Durata: 91'
Sito ufficiale: www.ruedesplaisirs-lefilm.com

 

Parigi, 1945. Dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, Le Palais Oriental, uno degli ultimi bordelli di Parigi, è destinato ad essere chiuso e le donne delle case di tolleranza andranno sulla Rue des plaisirs, la strada dei piaceri. Su questo sfondo si incontrano, senza più lasciarsi, Petit Louis e Marion (Laetitia Casta/ "Asterix e Obelix" ), una delle ragazze che lavora al Palazzo, che sogna una vita diversa, di fare il music-hall, di incontrare l'amore della vita : la felicità…Anche Louis lavora nel Palazzo come tuttofare e anche lui ha un sogno, uno solo: l'amore di Marion. Il suo è un amore molto idealizzato e per lui è sufficiente la felicità di lei. Sapendo di non poter essere il suo uomo, decide di trovarne uno: Dimitri. Marion se ne innamora, ma "i sogni si pagano", e così la tenera e sventurata Marion si avvierà verso il triste destino.

Rue des plaisirs, melodramma dal sapore un po' rètro, è il nuovo film di Patrice Leconte. Il regista che ha firmato notevoli opere in costume come Il marito della parrucchiera (1990), Ridicule (1996), L'amore che non muore (2000), fino a La ragazza sul ponte (1997) con le sue melanconiche storie d'amore riusciva ancora a colpire il cuore di qualche spettatore. Complice anche l'abilità degli attori (Daniel Auteuil, Vanessa Paradis). Rue des plaisirs narra la storia di un amore folle, triste e allo stesso tempo magnifico, raccontata da un coro di tre prostitute, testimoni di un fragile amore. Volendosi ispirare ai film romantici anni '30 e '40, Leconte non fa altro che cadere nel banale. Si respira un'aria legata più a Moulin Rouge, ed è questa una delle maggiori pecche della pellicola: il voler imitare il film di Baz Luhrmann, non solo rivivendone le atmosfere (con sceneggiatura e scenografia), ma anche i colori. Il regista confeziona un prodotto tecnicamente perfetto, mostrandoci una realtà fiabesca dove il bordello è rappresentato come una sorta di famiglia felice e realizzando scene, suggestive e particolari, di Parigi vista dall'alto con collage di cartone. Nel complesso il film non convince, ma ancor meno convince la Casta in versione cantante, che la rivedremo al festival di Cannes come protagonista del film di Raoul Ruiz Le anime forti. Tuttavia Leconte costruisce un film non pessimista né fatalista, anche se il finale farebbe pensare che la vita va male anche se la viviamo amando gli altri in modo assoluto, ma, volendo solo suggerire i sentimenti dei personaggi, ciò che ne viene fuori è : che anche nei momenti peggiori bisogna andare fino in fondo, vivere e saper credere alle proprie emozioni. Forse, bisogna aspettare il suo prossimo film, L' homme du train, con Jean Rochefort e Johnny Halliday, già in fase di missaggio e firmato da un altro sceneggiatore, per ricredersi.

Grazia Monteleone