SAIMIR

Regia: Francesco Munzi
Sceneggiatura: Francesco Munzi; Serena Brugnolo; Dino Gentili
Interpreti: Mishel Manoku; Xhevdet Feri; Lavinia Guglielman; Anna Ferruzzo
Fotografia: Vladan Radovic
Montaggio: Roberto Missiroli
Origine: Italia 2004
Durata: 88’
Sito: www.luce.it

 

Per un ritardo distributivo, una intensa - e lusinghiera nei riconoscimenti - peregrinazione nei festival internazionali ne ha preceduto l’uscita in sala. "Saimir" si intreccia ad un lavoro precedente: Francesco Munzi, in attesa dei finanziamenti per questo suo esordio al lungometraggio, si è dedicato per un anno ad un documentario irrealizzato su una famiglia Rom, in qualche modo qui tangenzialmente recuperato.
Insieme, un esordiente ed un conosciuto attore di lunga formazione teatrale e cinematografica, entrambi albanesi anche sul set.
Per un giovane migrante legato alle attività illegali del padre, "il destino" di cui parla il genitore sembra una condanna. Una gabbia a cielo aperto nel freddo litorale laziale, fra traffico di clandestini, cocaina, lavoro nero, assalti a ville, tratta di minorenni da avviare alla prostituzione, piccoli furti ed un’impossibile integrazione sentimentale.
C'e' lo zampino di Gianluca Arcopinto (Pablo Film), produttore che ha lanciato nuovi autori quali Daniele Gaglianone, Vincenzo Marra, Salvatore Mereu e ridato spazio al genere documentario.
Duro come la realtà raccontata, in una scelta di indipendenza che nulla concede allo spettacolo.

Fedro ("Visionari" - Radio Onda Rossa)

 

CONFERENZA STAMPA

A cura di Anna Lai

Ciò che colpisce immediatamente in Saimir sono i personaggi, molto reali e per nulla stereotipati...

Nella prima versione i personaggi erano molto simmetrici, la figura del padre più cattiva mentre Saimir era il personaggio buono. La realtà del lavoro mi ha poi concesso di conoscere i miei personaggi in modo più profondo e di renderli, di conseguenza, più ambigui, con aspetti positivi e negativi, e quindi molto più vicini alla realtà. Ho cercato sostanzialmente di guardare alla situazione degli immigrati in Italia attraverso gli occhi di Saimir, provando ad immedesimarmi nei suoi sentimenti.

Ci puoi spiegare la scelta di utilizzare sia attori professionisti sia non professionisti?

Dovendo scegliere l’attore per il ruolo di Saimir, che ha sedici anni, sono stato facilitato nella scelta di incontrare giovani non professionisti come Mishel Manoku, mentre per il personaggio del padre non mi sono posto il problema del realismo assoluto ed ho scelto un attore professionista, Xhevdet Feri, uno dei volti più noti del mondo cinematografico e teatrale in Albania. Il nodo centrale del film è il rapporto padre figlio. La presenza di Feri ha contribuito a dare un tono più equilibrato alla recitazione di Mishel, il quale ha invece trasmesso, attraverso la propria interpretazione, grande energia a tutto il cast.

Il ruolo della fotografia è molto importante in Saimir….

Ci siamo scontrati con i produttori perché non volevamo assolutamente girare in estate, e alla fine il risultato ci ha ripagato di tanta caparbietà e di tante energie. Nella mia mente il carattere cupo di Saimir doveva trovare un riscontro nell’ambiente circostante, soprattutto nel cielo, costantemente coperto dalle nubi, e voglio ringraziare il direttore della fotografia, Vladan Radovic, per l’ottimo lavoro svolto.

Puoi chiarirci perché hai deciso di girare la scena della violenza sulla giovane albanese lasciando “fuori” la macchina da presa?

Desideravo evitare ogni strumentalizzazione ma coinvolgere emotivamente lo spettatore e l’aiuto mi è arrivato dalla scenografia del set, semplicemente guardando la tenda ho capito come avrei girato quella che, forse, era per me la scena più difficile del film.

Signora Ferruzzo, come ha vissuto il personaggio di Simona, la donna che si innamora di Edmond?

Simona non conosce le attività illegali di Edmond, non sa che l’uomo gestisce un traffico di immigrati clandestini per i piccoli imprenditori della zona. E’ semplicemente colpita dal suo fascino e dal suo aspetto bonario e prova, quindi, verso di lui un sentimento sereno e sincero.

Mishel, quali sono, se esistono, le affinità con il tuo personaggio?

La storia mi ha colpito immediatamente perché espone, in modo diretto e realistico, la situazione del mio paese e sono veramente felice di aver vissuto questa fantastica esperienza che, sicuramente, non dimenticherò mai. Interpretare Saimir ha cambiato profondamente la mia vita, ma non mi sono mai fermato a riflettere su eventuali affinità con la mia realtà e le mie esperienze.