SALVATOR ALLENDE

Regia: Patricio Guzman
Sceneggiatura: Patricio Guzman
Fotografia: Patricio Guzman; Julia Munoz
Montaggio: Claudio Martinez
Musiche: Jorge Arriagada
Origine:Belgio/Cile/Francia/Germania/Spagna/Messico 2004
Durata: 100’
Sito: www.fandango.it



“Ricordo l’undici settembre 1973, un giorno tetro in cui l’America istigò un colpo di stato per rovesciare la rivoluzione pacifica e democratica che era stata costruita nel mio paese, il Cile, attraverso l’eliminazione del suo Presidente della Repubblica, Salvator Allende, quel figlio di puttana, come Nixon amava chiamarlo”. (Patricio Guzman)
Il documentario “Salvator Allende” ripercorre la vita del presidente cileno, medico ed umanista, dall’infanzia a Valparaiso fino al suicidio, in seguito al colpo di stato del 1973, attraverso documenti d’archivio, album fotografici ed interviste.
Allende divenne Presidente della Repubblica nel 1970, dopo vent’anni di campagna elettorale e ben quattro candidature, e si dedicò da subito alla trasformazione del Cile, nel rispetto della democrazia e delle istituzioni, ispirandosi ai principi socialisti e senza mai abbandonare la propria etica umanista.
Per la prima volta un marxista si trovava a guidare una nazione del blocco occidentale senza aver fatto ricorso alle armi, così Salvator Allende divenne un eroe per la classe lavoratrice ma guardato con ostilità dall’élite borghese, contraria al suo programma di trasformazione del Cile perché colpevole di alienarsi la superpotenza America e i suoi alleati, allarmati per i propri interessi in Cile e per un possibile intervento di Russia e Cuba.
Soltanto dieci giorni dopo le elezioni cilene Nixon tenne una riunione con direttore della CIA durante la quale disse: “Liberiamo il Cile da quel figlio di puttana! Vale la pena di provarci; noi non saremo impegnati direttamente; […] dieci milioni di dollari a disposizione e anche di più se necessario; impiego a tempo pieno per i nostri agenti migliori, una strategia: strozzare l’economia”.
A causa degli scioperi indetti dagli imprenditori, fortemente sostenuti dalla CIA, il paese fu travolto dalla crisi economica così, dopo neppure tre anni dalle elezioni, il colonnello Souper guidò il primo tentativo di golpe, fallito, in quanto Allende era ancora difeso da una parte dei generali, tra i quali Augusto Pinochet. Ma il futuro dittatore non tardò a cambiare bandiera e quando Allende comprese il tradimento si tolse la vita, un ultimo e tragico messaggio politico, con il fucile che gli era stato regalato di Fidel Castro.
Esiliato a Parigi, ma molto legato alla storia del proprio paese d’origine, il regista cileno Patricio Guzman ha realizzato diversi documentari sulle vicende degli ultimi anni in Cile. “Salvator Allende” è un documentario vivace per forma e contenuto; anche se non tutti gli aspetti della vita e dell’opera di Allende sono esaminati con la dovuta attenzione, come invece avrebbe fatto una biografia più convenzionale, il merito di Guzman sta nell’essere riuscito a rendere il senso di quanto del pensiero di Allende sia stato recepito dalle menti dei cileni, non soltanto durante la sua presidenza, ma anche oggi. Sotto questo aspetto “Salvator Allende” non vuole essere uno sguardo triste a ciò che poteva essere e non è stato ma, piuttosto, un passo in avanti verso la consapevolezza del passato e la speranza di costruire, sopra quelle incrollabili fondamenta, un futuro migliore.

Anna Lai