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SATIN ROUGE Regia: Raja
Amari
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Il ventre di una donna racchiude energie inaspettate. L'implosione dei sensi abbrutisce, la liberazione degli istinti rende magici. Lo sa bene Lilia, giovane vedova tunisina che, tra gli strofinacci di casa e le preoccupazioni per l'unica figlia, porta avanti un'esistenza grigia, monotona, senza guizzi. Una sorta di manichino abulico che segue meccanicamente i clichés della quotidianità (preparare la colazione, educare la figlia adolescente, fare la spesa, tenere pulita la casa, guardare le telenovele in tv) e persegue acriticamente i doveri di una società che la vuole a tutti i costi "perbene". A volte, però, la spinta al sovvertimento di un ordine precostituito è più forte di qualsiasi imposizione. E allora basta seguire la propria natura, i propri istinti, le proprie emozioni. L'occasione è dietro l'angolo, occorre solo coglierla ed esserne consapevoli. E' proprio la consapevolezza di sé (e del proprio corpo) che trasforma Lilia. Il fortuito incontro/scontro con la danza del ventre e con il mondo di musiche, ritmi, colori ed odori ad essa collegata porta Lilia alla metamorfosi. In un tempo dilatato come in una perenne dimensione estatica, il suo ego subisce una intrinseca dicotomia: da mater familias repressa e frustrata Lilia diventa donna. Donna con la D maiuscola. Donna seducente e carnale, donna sinuosa ed ammaliante, donna solare ed erotica. Il centro del mondo non è l'anima ma il corpo o meglio il corpo e l'anima sono forse la stessa cosa: dal ventre parte la (ri)nascita dei sensi, nel ventre (ri)fluisce il senso del mondo, attraverso il ventre si sprigiona l'energia primordiale della vita. Una forza atavica, quasi divina chiusa nel ventre della donna come in un vaso di Pandora. E non è una forza legata imprescindibilmente alla maternità. Una madre è prima di tutto una donna. Lilia perde di vista i suoi doveri di madre (esce di notte per andare a ballare, lascia libera la figlia, seduce consapevolmente il fidanzato di lei), dà priorità al proprio ventre e alla danza, diventa una "pericolosa" regina di cuori e si erge ad icona incontrastata di una nuova società postfemminista, libera e moderna. Marco Catola
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