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SAUVAGE INNOCENCE Regia: Philippe
Garrel
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passati ben tre anni da quando Garrel, in concorso al Festival di Venezia
2001 proprio con "Sauvage innocence", vinse il premio Fipresci
e ne sono passati molti di più (era il 1991!) quando vinse sempre
a Venezia il Leone d'argento (!!!) con il film "J'entend plus la guitare".
Eppure nessuno sa chi è e soprattutto nessuno ha mai visto un suo
film. Di recente il suo nome è spuntato fuori perché il figlio,
il mediocre Louis, fa l'attore (è uno dei tre odiosi ragazzetti dell'altrettanto
odioso "The dreamers" di Bertolucci nonché protagonista
dell'insulso "Ma mere"). Insomma si conosce il figlio ma si ignora
il padre. D'accordo il Garrel senior non è proprio una personcina
semplice e i suoi film, tutti rigorosamente d'autore, non sono proprio quel
che si suol dire una passeggiata, ma certo un simile atteggiamento nei confronti
delle sue pellicole, tutte vere opere d'arte, non è giustificabile. Francois è un giovane regista parigino che ha perso da poco la moglie per un'overdose di eroina e che vuole realizzare un film proprio su questo tema. Tutto è pronto: sceneggiatura, attrice (Lucie, la sua nuova compagna), energia, impegno. Quello che manca sono, come spesso accade, i soldi per produrre il film. Del resto chi impegnerebbe il proprio denaro in un film così tragico e poco commerciale? L'unica via di salvezza, si fa per dire, è chiedere aiuto ad uno spacciatore. Bel dilemma: fare un film contro la droga ma finanziato dalla droga stessa. Nonostante le prime reticenze, Francois decide di prendere i soldi "sporchi" e le riprese del film cominciano. Man mano che le scene vengono girate, François, sempre più preso dalla sua opera (e da se stesso) finisce per trascurare Lucie e non si accorge che la ragazza sprofonda davvero nel tunnel della droga. Quando decide di intervenire, è ormai troppo tardi Inutile dire che gli spunti che stanno alla base del film (concetto di film nel film portato all'estremo, la scelta immorale di usare il denaro prodotto dalla droga per realizzare un film contro la droga!) sono di per sé indicativi di un ingegno non comune. Se poi si pensa al lavoro certosino fatto sulla sceneggiatura e sugli attori (sembra davvero di assistere al disfacimento di una vita attraverso le riprese di un film) allora è innegabile la valenza autoriale di "Sauvage innocence". Certo il film è lungo, a tratti pesante, a tratti troppo parlato, a tratti poco coinvolgente, tuttavia resta un film secco, crudo, impietoso, forse freddo ma di sicuro di forte impatto e in ogni caso da recuperare. Il regista fa riferimento alla propria vita privata (ha davvero perso la compagna Laure per overdose) come anche nel precedente "J'entend plus la guitare" (il film era dedicato a Nico, leader dei Velvet Underground, anche lei morta quando era compagna del regista). Marco Catola
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