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SEABISCUIT - UN MITO SENZA TEMPO Regia: Gary
Ross
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| Negli
anni '30, in America, si intrecciano le vite di un magnate dell'automobile,
Charles Howard, di un allenatore di cavalli il cui mondo sta scomparendo,
Tom Smith, e di un fantino, Johnny "Red" Pollard, un giovane dall'animo
spezzato dalle avversità della vita. Ognuno riporrà nell'altro
fiducia e coraggio e insieme daranno inizio a una leggenda che porta il
nome di un cavallo ribelle e ostinato: Seabiscuit, che in un periodo storico
particolarmente complesso e difficile, con le sue impensabili vittorie,
riuscì a diventare simbolo di speranza, rinascita e possibilità
per un'intera nazione. Quattro destini di fallimento nell'America schiacciata degli anni Trenta si incontrano e creano la magia. Una storia vera per raccontare con passione, retorica e patriottismo il sogno americano attraverso gli occhi e gli strumenti di Gary Ross, già regista di un capolavoro riconosciuto di profondità e grazia come Pleasantville, qui ispiratosi al libro bestseller di Laura Hillenbrand, "Seabiscuit: An American Legend". Un progetto cui Ross, anche in veste di produttore e sceneggiatore, si affida per celebrare la forza di una nazione che, sull'orlo della disfatta, è ancora capace di aggrapparsi agli ideali per ricominciare a vivere. La pellicola, ambiziosa e ridondante, tessuta di entusiasmo e morale, inizia con un lungo prologo attraverso cui la voce narrante riporta in vita l'America della grande Depressione, accompagnando il canto dell'evocazione con foto d'epoca colorate di nostalgia. I protagonisti sono tutti dei sopravvissuti, esseri umani ammaccati che portano in giro i segni della loro disfatta, reduci da una battaglia che li ha lasciati a terra, abbattuti. Eppure, dall'unione di questo coacervo di perdenti si sprigionerà un'energia tanto vitale da trasformare un "brocco", piccolo, sgraziato e pigro in un campione. Il riscatto passa, dunque, attraverso il fiorire del talento di Seabiscuit: i quattro inizieranno a vincere diventando un caso giornalistico e la loro fortuna sarà la redenzione di un intero paese che parteciperà, radiolina alla mano, ai successi inanellati dal team, fino al confronto finale con il purosangue imbattuto. Il cast eccezionale, ricco di nomi grandi e di volti meno noti, tutti in parte, conta sulle ottime interpretazioni di Jeff Bridges nel ruolo del self made man devastato dal senso di colpa, pronto a rianimarsi per amore, di Chris Cooper, addestratore roccioso e misantropo, cow boy dal cuore tenero, e di Tobey Maguire che, piegato al rigore della tenuta ippica, incarna un fantino complessato e semi cieco, sbandato ma mai arreso. Il risultato è forse un po' altalenante, trainato talvolta da grandi impeti di passione e soffocato, talaltra, da una verbosità eccessiva, quasi autoreferenziale, sottolineato dalla colonna sonora di Randy Newman ed esaltato dalla fotografia di John Schwartzman. Corse eccitanti e adrenalina che insegue lo spettatore sulla poltrona grazie alla sofisticata camera car, unite alla palpabile sensazione del rischio di essere travolti dai cavalli lanciati a grande velocità rendono questo film diverso dall'ennesima "storia americana", conferendo a una vicenda di speranza e tenacia una marcia più potente rispetto alle tante già iconizzate al cinema. Non si tratta solo del sogno americano realizzato dentro un ippodromo, dunque, né solo di un film sportivo. Quel che il regista vuole è rendere immortale una vicenda di uomini che vincono contro le avversità e i pronostici, che si ribellano e sovvertono le leggi naturali con la loro volontà, l'avventura preziosa e senza tempo di un cavallo troppo piccolo e di un fantino troppo alto che, messi insieme, nessuno può fermare. Intorno a loro una famiglia "allargata", formatasi al di fuori dei canoni della legge o della consuetudine, per la forza di una passione comune capace di oltrepassare il peccato dell'errore. Il tutto condito da un grande afflato epico capace di dare, a tratti, notevole vigore ad una pellicola che non riesce, tuttavia, nel complesso, a sfruttare in pieno le potenzialità di una storia commovente. Candidato agli Oscar 2004 come miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, montaggio, scenografia, costumi, e sonoro. Simona Ottavo
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