IL SERVO UNGHERESE

Regia: Massimo Piesco; Giorgio Molteni
Sceneggiatura: Massimo Piesco
Interpreti: Tomas Arana; Andrea Renzi; Chiara Conti; Edoardo Sala; Milica Djukic; Cesare Bocci; Elena Paris
Fotografia: Massimo Lupi
Montaggio: Carlo Fontana
Origine: Italia 2004
Durata: 108'
Sito: www.medusa.it



Teufelwald, Germania 1944. August Dailermann, maggiore delle SS, è incaricato di comandare una fabbrica del Reich a Teufelwald, una piccola cittadina lontana dai centri abitati e soffocata dalle esalazioni delle ciminiere. Per Franziska, sua moglie, abituata alla vita di società berlinese, la solitudine e la noia sono insopportabili pertanto, quando nella loro lussuosa residenza arriva Miklòs, un servo ungherese scelto tra i deportati, ma soprattutto un colto intellettuale, instaura con lui uno scambio culturale che la porta ad interessarsi alle arti ed in particolare alla pittura. In realtà la fabbrica non è altro che un campo di sterminio nazista così, quando Franziska esprime il desiderio di farsi ritrarre in un dipinto, Miklòs la convince a posare per sette pittori scelti tra i deportati, che lei pensa siano semplici operai della fabbrica, per cercare di sottrarli alla morte. August dopo un iniziale rifiuto, dettato soprattutto dal "fastidio" di ospitare in casa degli ebrei, accontenta la moglie e ben presto ne segue le orme scegliendo, tra i migliori musicisti del campo, i membri di un'orchestra in grado di allietarlo con la musica. La progressiva presa di coscienza dei coniugi Dailermann dell'orrore dello sterminio, visto però soltanto sotto un'ottica "artistica", li porta a proteggere i deportati fino a quando il trasferimento di August al fronte orientale e l'affidamento del comando del campo allo spietato tenente Tross, distruggono ogni speranza di salvezza per Miklòs e i suoi compagni.
Ancora l'Olocausto, eppure questa volta lo spettatore ha un punto di osservazione diverso, non vede scorrere sullo schermo le immagini dello sterminio di milioni di ebrei ma gli viene chiesto di focalizzare l'attenzione su tutto il sapere che è andato perso insieme agli individui che ne erano portatori. Il film vorrebbe quindi essere un itinerario attraverso la pittura, la musica e la poesia e si assume il pesante carico di rappresentare come l'arte possa modificare l'animo umano, in questo caso aprire la mente di August e Franziska Dailermann. Attraverso una messa in scena teatrale, volutamente e fastidiosamente innaturale, caratteristica in comune con la recitazione, Massimo Piesco e Giorgio Molteni realizzano però un film presuntuoso, basato su di una sceneggiatura colma di citazioni intellettuali e di aride riflessioni accademiche.

Anna Lai