|
In un tipico
quartiere residenziale americano, costellato da villette a schiera, giardini
più o meno curati e piscine, si intrecciano le vicende di alcune
famiglie vicine di casa. Esther Gold è una casalinga che assiste
amorevolmente il figlio Paul, caduto in coma in seguito ad un incidente
stradale, e che per alleviare i sensi di colpa derivati dalla scarsa attenzione
che dedica all'altra figlia, Julie, decide di partecipare ad una estenuante
gara di resistenza che le consentirà di regalare alla ragazza l'automobile
dei suoi sogni. L'aiuta nell'impresa Jim Train, un avvocato che, stanco
di vedere colleghi meno meritevoli di lui fare carriera, ha appena lasciato
il lavoro e sembra cercare il senso della vita all'interno di un centro
commerciale. Nel frattempo Annette Jennings deve affrontare un complicato
divorzio tentando al tempo stesso di far crescere nel migliore dei modi
le due figlie nonostante le difficoltà economiche, mentre Helen
Christianson, annoiata dalla sua vita matrimoniale, cerca qualcosa o qualcuno
che la riporti alla vita. Infine c'è Randy, il giovane giardiniere
della zona, apparentemente amichevole con tutti ma turbato da oscuri segreti
che presto usciranno allo scoperto.
Oggetti come surrogati di affetto e dialogo. Dal fuoristrada che la madre
vuole regalare alla figlia che sembra disprezzarla, alla lavastoviglie
ultimo modello che Jim compra alla moglie per ricucire un rapporto che
si sta sgretolando, fino alla bambola che si anima per far scoprire al
piccolo Jake Train la propria sessualità: è l'America del
consumismo quella che viene fuori da questo affresco corale firmato dalla
regista Rose Troche, qui al suo terzo film dopo "Go fish" e
"Camere e corridoi". I personaggi di questo suo ultimo lavoro
hanno tutti un malessere oscuro, un qualcosa che ha a che fare con il
loro passato e che torna prepotente a tormentarli: sensi di colpa, rimorsi,
rimpianti. Tratto da un libro di racconti della scrittrice A.M. Homes,
per la complessità delle vicende e dei personaggi può essere
paragonato a "Magnolia", tranne che per il finale consolatorio
e buonista, che stride con quanto mostrato in precedenza e che invece
avrebbe avuto bisogno di un pizzico di corrosivo cinismo.
Simona Ottavo
Intervista
a Rose Troche
Dalle
camere e corridoi del suo film precedente a quelle di questo suo ultimo
lavoro.Qual' è stato il passaggio artistico?
Il cambiamento più importante è che per la prima volta ho
diretto un film scritto da me. Girando pochi film voglio che parlino di
temi che amo e che sento vicini.
Cosa spinge la gente verso il consumismo?
E' più facile rifugiarsi negli oggetti. La società ci spinge
a consumare invece di parlare.
Il titolo parla della sicurezza che gli oggetti ci danno, ma sembra
che più ricerchiamo questa sicurezza e più non la troviamo
In realtà qualunque parte del film ha a che fare con la perdita,
ogni personaggio ne ha subìta una. Il titolo, quindi, è
forte e ironico allo stesso tempo.
Come mai l'America ha questa caratteristica di girare film corali,
con molti personaggi le cui vicende si intrecciano?
Per un regista è una sfida, perché sono film difficili da
realizzare. Anche se ricevono i consensi della critica non hanno un grande
successo al botteghino, di conseguenza si è scoraggiati dal girarli.
L'unico film del genere ad avere incassato molto è stato "Pulp
Fiction".
Il film è tratto da un libro di racconti scritto da A.M. Homes.
Cosa vi ha trovato di interessante?
La prima cosa che mi ha colpito è stata la descrizione del sogno
americano. La mia famiglia si è trasferita da Portorico negli USA
negli anni '60 e vivere nei sobborghi americani rappresentava la realizzazione
di questo sogno. Avrei voluto girare questo film già nel 1994,
ma c'era un problema di diritti d'autore. In fondo è stato meglio
poterlo realizzare ora, mi sento più cresciuta. Nel libro della
Homes ci sono undici racconti, io ne ho scelti sette fondendoli tra loro.
Anche per i personaggi c'è stato un processo di fusione, come per
quello interpretato da Glenn Close, nato da due racconti diversi.
Perché proprio quei sette racconti? Come ha operato omissioni
e aggiunte?
Ho scelto i racconti in base all'argomento e perché erano i più
adatti ad una trasposizione cinematografica. Per poter lavorare nel modo
migliore ho considerato libro e film come due cose distinte e separate.
Nel libro alcuni personaggi, come i Jennings, sono solo abbozzati, mentre
nel film hanno più spessore.
Ha collaborato con l'autrice del libro?
No, ma l'ho messa al corrente del processo di fusione e ne è stata
contenta.
"La sicurezza degli oggetti" è un film corale, ma
il punto di vista è femminile
E' sicuramente visto da un'ottica femminile. Il contributo di noi donne
è sempre molto importante, in fondo molte famiglie sono matriarcali.
Dal film emerge un'umanità folle e cattiva. Era già nel
libro?
Non credo che i personaggi siano folli o malvagi, le loro azioni hanno
un senso. Jim lascia il lavoro e aiuta Esther a vincere la macchina. Lei
è distrutta dai sensi di colpa e tenta di vincere l'automobile
per accontentare la figlia. Quando si è stanchi della routine si
fanno cose che sembrano scioccanti, tutti noi abbiamo pensato di farle.
Nel film c'è un accenno alla pedofilia
In realtà nel libro il personaggio di Randy era più subdolo,
nel film ho scelto di togliere il tema della pedofilia. Il fatto che Randy
rapisca una bambina anziché un ragazzo allontana quest'idea. Nella
sua vicenda c'è il dolore, non la pedofilia.
E' più facile che le donne scrivano bei film sugli uomini che
non il contrario
Quando le persone non hanno potere si identificano con chi lo ha, come
è successo a noi donne. Siamo cresciute con film che avevano sempre
uomini per protagonisti, perciò scriviamo meglio su di loro. Le
donne vengono sempre sottovalutate, anche se fanno parte di film con un
cast stellare.
Con che criterio ha scelto il cast?
Glenn Close è una star, ma negli USA viene trascurata, come gran
parte delle attrici arrivate alla maturità. E' per questo che è
più facile per loro trovare dei bei ruoli in film minori.
Simona Ottavo
|
|