La sicurezza degli oggetti

Titolo originale: The safety of objects
Regia: Rose Troche
Cast: Glenn Close, Dermot Mulroney, Patricia Clarkson, Mary Kay Place, Timothy Olyphant
Sceneggiatura: Rose Troche
Produzione: Dorothy Berwin, Christine Vachon
Distribuzione: Mikado
Origine: USA 2002
Durata: 120'
Sito: www.mikado.it


In un tipico quartiere residenziale americano, costellato da villette a schiera, giardini più o meno curati e piscine, si intrecciano le vicende di alcune famiglie vicine di casa. Esther Gold è una casalinga che assiste amorevolmente il figlio Paul, caduto in coma in seguito ad un incidente stradale, e che per alleviare i sensi di colpa derivati dalla scarsa attenzione che dedica all'altra figlia, Julie, decide di partecipare ad una estenuante gara di resistenza che le consentirà di regalare alla ragazza l'automobile dei suoi sogni. L'aiuta nell'impresa Jim Train, un avvocato che, stanco di vedere colleghi meno meritevoli di lui fare carriera, ha appena lasciato il lavoro e sembra cercare il senso della vita all'interno di un centro commerciale. Nel frattempo Annette Jennings deve affrontare un complicato divorzio tentando al tempo stesso di far crescere nel migliore dei modi le due figlie nonostante le difficoltà economiche, mentre Helen Christianson, annoiata dalla sua vita matrimoniale, cerca qualcosa o qualcuno che la riporti alla vita. Infine c'è Randy, il giovane giardiniere della zona, apparentemente amichevole con tutti ma turbato da oscuri segreti che presto usciranno allo scoperto.
Oggetti come surrogati di affetto e dialogo. Dal fuoristrada che la madre vuole regalare alla figlia che sembra disprezzarla, alla lavastoviglie ultimo modello che Jim compra alla moglie per ricucire un rapporto che si sta sgretolando, fino alla bambola che si anima per far scoprire al piccolo Jake Train la propria sessualità: è l'America del consumismo quella che viene fuori da questo affresco corale firmato dalla regista Rose Troche, qui al suo terzo film dopo "Go fish" e "Camere e corridoi". I personaggi di questo suo ultimo lavoro hanno tutti un malessere oscuro, un qualcosa che ha a che fare con il loro passato e che torna prepotente a tormentarli: sensi di colpa, rimorsi, rimpianti. Tratto da un libro di racconti della scrittrice A.M. Homes, per la complessità delle vicende e dei personaggi può essere paragonato a "Magnolia", tranne che per il finale consolatorio e buonista, che stride con quanto mostrato in precedenza e che invece avrebbe avuto bisogno di un pizzico di corrosivo cinismo.

Simona Ottavo

Intervista a Rose Troche

Dalle camere e corridoi del suo film precedente a quelle di questo suo ultimo lavoro.Qual' è stato il passaggio artistico?
Il cambiamento più importante è che per la prima volta ho diretto un film scritto da me. Girando pochi film voglio che parlino di temi che amo e che sento vicini.
Cosa spinge la gente verso il consumismo?
E' più facile rifugiarsi negli oggetti. La società ci spinge a consumare invece di parlare.
Il titolo parla della sicurezza che gli oggetti ci danno, ma sembra che più ricerchiamo questa sicurezza e più non la troviamo…
In realtà qualunque parte del film ha a che fare con la perdita, ogni personaggio ne ha subìta una. Il titolo, quindi, è forte e ironico allo stesso tempo.
Come mai l'America ha questa caratteristica di girare film corali, con molti personaggi le cui vicende si intrecciano?
Per un regista è una sfida, perché sono film difficili da realizzare. Anche se ricevono i consensi della critica non hanno un grande successo al botteghino, di conseguenza si è scoraggiati dal girarli. L'unico film del genere ad avere incassato molto è stato "Pulp Fiction".
Il film è tratto da un libro di racconti scritto da A.M. Homes. Cosa vi ha trovato di interessante?
La prima cosa che mi ha colpito è stata la descrizione del sogno americano. La mia famiglia si è trasferita da Portorico negli USA negli anni '60 e vivere nei sobborghi americani rappresentava la realizzazione di questo sogno. Avrei voluto girare questo film già nel 1994, ma c'era un problema di diritti d'autore. In fondo è stato meglio poterlo realizzare ora, mi sento più cresciuta. Nel libro della Homes ci sono undici racconti, io ne ho scelti sette fondendoli tra loro. Anche per i personaggi c'è stato un processo di fusione, come per quello interpretato da Glenn Close, nato da due racconti diversi.
Perché proprio quei sette racconti? Come ha operato omissioni e aggiunte?
Ho scelto i racconti in base all'argomento e perché erano i più adatti ad una trasposizione cinematografica. Per poter lavorare nel modo migliore ho considerato libro e film come due cose distinte e separate. Nel libro alcuni personaggi, come i Jennings, sono solo abbozzati, mentre nel film hanno più spessore.
Ha collaborato con l'autrice del libro?
No, ma l'ho messa al corrente del processo di fusione e ne è stata contenta.
"La sicurezza degli oggetti" è un film corale, ma il punto di vista è femminile…
E' sicuramente visto da un'ottica femminile. Il contributo di noi donne è sempre molto importante, in fondo molte famiglie sono matriarcali.
Dal film emerge un'umanità folle e cattiva. Era già nel libro?
Non credo che i personaggi siano folli o malvagi, le loro azioni hanno un senso. Jim lascia il lavoro e aiuta Esther a vincere la macchina. Lei è distrutta dai sensi di colpa e tenta di vincere l'automobile per accontentare la figlia. Quando si è stanchi della routine si fanno cose che sembrano scioccanti, tutti noi abbiamo pensato di farle.
Nel film c'è un accenno alla pedofilia…
In realtà nel libro il personaggio di Randy era più subdolo, nel film ho scelto di togliere il tema della pedofilia. Il fatto che Randy rapisca una bambina anziché un ragazzo allontana quest'idea. Nella sua vicenda c'è il dolore, non la pedofilia.
E' più facile che le donne scrivano bei film sugli uomini che non il contrario…
Quando le persone non hanno potere si identificano con chi lo ha, come è successo a noi donne. Siamo cresciute con film che avevano sempre uomini per protagonisti, perciò scriviamo meglio su di loro. Le donne vengono sempre sottovalutate, anche se fanno parte di film con un cast stellare.
Con che criterio ha scelto il cast?
Glenn Close è una star, ma negli USA viene trascurata, come gran parte delle attrici arrivate alla maturità. E' per questo che è più facile per loro trovare dei bei ruoli in film minori.

Simona Ottavo