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IL SIERO DELLA VANITA' Regia: Alex
Infascelli
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| Un
talk show kitsch e chiassoso, a cui partecipano gli ospiti più disparati,
dallo psichiatra che parla del suo ultimo libro alla Miss Italia di turno.
La sua conduttrice, che introduce un caso di cronaca e subito dopo annuncia
la pubblicità con un sorriso velenoso. Una poliziotta ritiratasi
a vita privata dopo una operazione anticrimine andata male, che viene convinta
a tornare a lavoro quando alcuni ospiti del talk show sono misteriosamente
spariti. Un mondo in cui apparire è più importante che respirare. Dopo l'inaspettato successo del suo primo film, "Almost Blue" (2000, David di Donatello, Ciak d'Oro e Nastro d'Argento come Miglior Regista Esordiente), Alex Infascelli torna con un nuovo thriller incentrato sul potere dei mass media e sul desiderio della notorietà a tutti i costi. Per raccontare fatti e misfatti di questa nuova fiera della vanità, si è servito del soggetto dello scrittore italiano più conteso del momento, Niccolò Ammaniti, reduce dal successo di "Io non ho paura". Purtroppo l'operazione non è completamente riuscita. Se da una parte il film è visivamente interessante, con atmosfere adatte ad ispirare la dovuta tensione, cede proprio nel finale e nel messaggio che vuole proporre allo spettatore. Troppo esplicito, troppo gridato, troppo sopra le righe. In questo modo l'attacco al mondo di cartapesta e riflettori e a chi aspira a farne parte perde di efficacia e finisce per ridicolizzare se stesso. Così come i personaggi, a partire dalla Sonia Norton di Francesca Neri, talmente senz'anima da apparire irrealistica, per finire a Margherita Buy, che per tentare di scrollarsi di dosso l'etichetta di adorabile nevrotica appiccicatale addosso in tutti i suoi film finisce con il rendere l'interpretazione della poliziotta integerrima sinceramente poco credibile. Più che personaggi, stereotipi. Occasione sprecata, quindi, ed è un peccato perché sul piano narrativo la storia si dipana in modo interessante e originale. Simona Ottavo
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