SIGNORA

Regia: Francesco Laudadio
Sceneggiatura: Francesco Laudadio
Cast: Sonia Aquino, Paolo Seganti, Urbano Barberini, Angela Finocchiaro, Yorgo Voyagis, Marcello Catalano, Maurizio Donadoni
Fotografia: Patrizio Patrizi
Scenografia: Maria Luigia Battani, Carlo De Marino
Costumi: Giovanni Paris
Montaggio: Maurizio Palmisano
Musiche: Paolo Vivaldi
Origine: Italia, 2004
Durata: 110'



Anni Trenta. La bellissima Sarah, che è americana (e con origine ebraiche per giunta!) ma parla (inspiegabilmente) così bene l'italiano da poter dare lezioni alla Montessori in persona, è la moglie annoiata (e catatonica) del tontolone Marcello, un ricchissimo imprenditore (cornuto dentro aggiungerei) che si occupa dell'edificazione di Sabaudia. Qui tra un party e uno sbadiglio, la nostra eroina conosce il bello e aitante Guido, un ingegnere delle acque che lavora alla bonifica delle Paludi Pontine. Visto che la matematica non è un'opinione (e 1 più 1 fa ancora 2!), non c'è da stupirsi che i due si innamorino follemente. Qualcosa però non funziona e dopo poco tempo il bel Guido scompare misteriosamente senza lasciare tracce. Sarah, rosa dalla gelosia, incarica un investigatore privato (già esistevano negli anni Trenta???) di ritrovarlo. Non l'avesse mai fatto! L'investigatore scopre che l'ha lasciata non per un'altra donna ma per non coinvolgerla nella cospirazione antifascista che con altri complici sta organizzando. Purtroppo l'investigatore è un ex-poliziotto e, non potendo venire meno al senso del dovere, lo ha denunciato alle autorità che lo hanno immediatamente arrestato. Per colpa della sua gelosia il suo amore è finito dietro le sbarre ma Sarah farà di tutto, e dico proprio di tutto, pur di raggiungerlo.
Allora la trama vorrebbe essere questa, o meglio la trama è questa, ma purtroppo i toni vorrebbero essere seri, in realtà qui si ride dall'inizio alla fine. E vi assicuro che è del tutto involontario. A me dispiace anche parlarne male perché probabilmente, come spesso succede, le intenzioni del regista e di tutto il cast non erano certo queste, però non si può davvero pensare di poter fare cinema (cinema?) in questo modo. E pure con i soldi del finanziamento statale. Perché ambientare una storia simile (peraltro a detta del regista veramente accaduta negli anni '70 ad un suo amico) ai tempi del Fascismo? Perché scegliere di fare adesso un film in costume che si avvicina più alle tremende fiction televisive stile Orgoglio piuttosto che ai modelli tradizionali cui forse ci si voleva ispirare? Perché tra tutte le attrici del mondo si è voluto chiamare proprio la Aquino, che attrice non è e non lo sarà mai, indubbiamente la donna più bella d'Italia dopo la Bellucci, ma che con questa ha in comune le doti canine (nel senso che sono due cagne!!!)? Perché? Che imbarazzo! Barberini che si prende sul serio e accetta le corna della moglie come se recitasse in un dramma di Brecht (e tutti ridono!), la Aquino impalata come un manichino della Standa che non cambia mai ma proprio mai!!! tono alle misere battute che pronuncia (e tutti ridono!), Seganti (doppiato!) che si sforza di dimostrare di non essere quello che è, cioè un modello che si ostina a voler fare l'attore, toccando livelli pietosi, quasi peggio di Raul Bova (e tutti ridono!)! Perché? Perché tutto questo? Fotografia da videoclip del terzo mondo, costumi da svendita di Mas, regia da barzelletta. Perché? Perché una miriade di nasi rifatti negli Anni Trenta? Ma un po' di rispetto! E mi posso vedere l'inviata di Cucuzza che fa la commessa di una sartoria? Ma per favore…
Consiglio a Laudadio: o ricominciare da zero (dimenticando chicche trash come "La riffa") o cambiare mestiere ( non è mai troppo tardi per reinventarsi una carriera, magari da capocomico di rivista). Consiglio alla Aquino: continuare a fare quello che le riesce meglio, la statua impalata a Coming Soon Television così può continuare a darsi un sacco di arie credendosi qualcuno (chi non si sa) senza però obbligarci a sentirla recitare (oh Dio veramente recita con gli stessi toni piatti con cui presenta i film!). Consiglio agli spettatori: o vedete questo film pensando di assistere ad una commedia da sbellicamento oppure sparatevi.

Marco Catola