SLEEPING AROUND (Di letto in letto)

Regia: Marco Carniti
Cast: Anna Galiena, Dario Grandinetti, Danilo Nogrelli, Marco Foschi, Francesca Faiella, Jun Ichikawa, Carmen Giardina, Lorenzo De Angelis, Jamil Hammoudi, Carolina Salvati
Sceneggiatura: Marco Carniti, Carmen Giardina
Fotografia: Paolo Ferrari
Montaggio: Jacopo Quadri
Costumi: Mela Dell’Erba
Scenografia: Emita Frigato
Musiche: David Barittoni, Giacomo De Caterini

Distribuzione: Distribuzione Indipendendente
Origine: Italia, 2007
Durata: 93’
Data di uscita: 20 gennaio 2012
Numero di sale: 1



Non può che farci felici sapere che un film come Sleeping around, che era uscito senza distribuzione a maggio del 2009 solo al Nuovo Cinema Aquila di Roma, esca regolarmente nel 2012 con una distribuzione, la coraggiosa e lungimirante Distribuzione Indipendente. Lo difendemmo già ai tempi della sua prima uscita e lo difendiamo ancora oggi ma non tanto perché si tratti di un film riuscito (in effetti non lo è del tutto) quanto perché almeno ha avuto il coraggio di distanziarsi dalla palude asfittica in cui il cinema italiano sembra essere sprofondato da più di un decennio. Non è un film generazionale e non è neppure una commedia. O meglio in parte è tutti e due ma non rientra in nessuna categoria specifica. In parte è un film generazionale perché tutti i personaggi (ben 10) hanno un’età compresa tra i 20 e i 45 anni ed è in parte una commedia perché si permette spesso di sdrammatizzare un’inclinazione decisamente pessimista con sagaci sferzate di humour nero a tratti anche surreale.
Partendo da un’ambientazione asettica ed algida che non consente di identificare la metropoli in cui si svolge l’azione (merito anche della fotografia monocromatica di Paolo Ferrari che annienta ogni possibile guizzo di colore) l’esordiente Carniti delinea un affresco amaro e molesto di frammenti di vita che si intersecano tra loro senza formare mai una figura completa e riconoscibile. Ne escono fuori schizzi, bozze, contorni anche ben definiti ma forse incompleti. Senza una vera compattezza corale. Il trait d’union di questa visione frammentaria è il sesso. Senza amore. Con amore. Meccanico. Appassionato. C’è chi lo usa per raggiungere i proprio scopi e chi se ne priva per non danneggiare gli altri. C’è chi lo idealizza e chi lo ricerca disperatamente. C’è chi se lo procura pagando e chi ancora lo sogna per la prima volta. Lo sguardo di Carniti è simile a quello dell’entomologo. Sono un po’come insetti i suoi personaggi (o anche pesci in un acquario). Carniti se li guarda, li lascia fare ma non li giudica. Sono tutti perdenti (tranne forse Ricky, il ragazzo vergine che crede nell’amore vero). L’amore li ha annientati. Sono senza speranza. E terribilmente soli. Ma non c’è mai compiacimento. Se mai una calcolata freddezza che non fa avvicinare più di tanto alla realtà di queste figurine scomposte. Nessuna certezza per il futuro e nessuna passione per il presente. Solo illusione e ipocrisia. La sceneggiatura, molto ambiziosa, a volte zoppica (si veda la scena dello sfogo di Elena nel parcheggio sotterraneo) e il cast, peraltro variegato e piuttosto interessante, a tratti è un po’imbambolato (anche il grande Grandinetti non sempre convince). Eppure il senso di vuoto cosmico e di caducità del tempo arriva. Forse Carniti avrebbe potuto osare di più (soprattutto nelle scene di sesso magari esplicitandole) ma per essere un esordio lascia ben sperare. E francamente è nettamente al di sopra della miserrima media italiana.

 

Marco Catola