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Solo
per il successo
Regia:
Lars Kraume
Interpreti: Alexander Scheer, Gotz George, Chulpan Khamatova, Maria Schrader
Sceneggiatura: Lars Kraume, Tom Schlessinger
Fotografia: Andreas Doub, Andrea Wilson
Musiche: Robert Jan Meyer
Montaggio: Benjamin Hembus
Origine: Germania, 2001
Durata:107'
Sito: www.viktor-vogel.de
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Dei Tedeschi
ho sempre pensato una sola cosa: ma quanto sono brutti! Con che coraggio
perseguitavano gli Ebrei? Troppo brutti anche per l'Olocausto! Questo
film conferma in parte la mia idea, i Tedeschi sono proprio brutti, però
possono essere simpatici, a volte. A parte gli scherzi, come si era evinto
dai film del GermanFilmFestival, il cinema tedesco è pressoché
perfetto sul piano tecnico ma deficitario su quello autoriale. Non che
le sceneggiature siano delle boiate, anzi
ma alla fine di ogni film
tedesco rimane sempre un senso di smarrimento, uno strano retrogusto,
come di non finito (e non infinito!).
"Solo per il successo" rispecchia il livello generale di una
cinematografia che fa meccanicamente il suo dovere ma che non osa mai
spingersi oltre il limite dello schematismo preconfezionato, di sicuro
coerente e ben eseguito ma anche freddo e convenzionale.
Lars Kraume potrebbe spiccare il grande salto ma preferisce volare rasoterra.
Il suo film sembra una di quelle commedie per teenager, innocue ma gradevoli,
con Andrew McCarthy e Molly Ringwald, tanto in voga negli anni Ottanta,
con la solita moralistica dicotomia tra carriera e amore. Yuppie senza
scrupoli o ragazzo dai sani principi morali? Soldi e successo o onestà
e coscienza pulita? Inganno che salva o verità che annienta?
C'è però da dire che lo stile decisamente filoamericano
di Kraume non intacca lo spirito brillante che avvolge tutto il film,
grazie anche all'ottimo protagonista (Alexandre Scheer, "Brutto ma
simpatico" come lo ha definito la vecchietta seduta accanto a me),
uno spilungone tutto naso, smilzo come Lupin III e con la fissa per Steve
McQueen, e ad incursioni, poche purtroppo!, in territori che esulano dalla
commedia tout court, come i sogni-flashback con il padre morto o i fumetti
che animano le idee pubblicitarie o il non banale happy end
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Marco Catola
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