Son frère

Regia: Patrice Chéreau
Cast: Bruno Todeschini, Eric Caravaca, Nathalie Boutefeu, Sylvain Jacques
Sceneggiatura: Patrice Chéreau, Anne-Louise Trividic
Produzione: Azor Films
Distribuzione: e.mik
Origine: Francia, 2002
Durata: 95'

 


Al giovane Thomas viene diagnosticata una rara malattia del sangue, un'alterazione nella riproduzione delle piastrine che potrebbe provocargli l'improvvisa morte per emorragia o, nel migliore dei casi, condannarlo ad un'esistenza sotto perenne controllo medico. La terribile scoperta porta Thomas a rivolgersi al fratello minore Luc, con cui il rapporto negli anni è diventato sporadico, per chiedergli assistenza fisica e morale. I due affronteranno insieme il lungo e tormentato calvario di Thomas, fatto di ricoveri urgenti, analisi, interventi chirurgici, riscoprendo un legame che sembravano aver dimenticato.
A due anni di distanza dal film-scandalo "Intimacy", Patrice Chéreau torna con una nuova storia destinata a far discutere. Le scene forti questa volta non sono relative al sesso, ma alla devastazione fisica dovuta alla malattia. Corpi sofferenti, disfatti, solcati da lividi e cicatrici, esposti impietosamente davanti all'occhio indiscreto della macchina da presa. Sequenze disturbanti che Chéreau mostra con disarmante verismo, non concedendo nulla all'estetica ma mostrando il male per ciò che è. Nonostante ciò, "Son frère" è soprattutto una storia d'amore, quello puro e incondizionato di due fratelli che si ritrovano. Il legame tra Thomas e Luc rinasce come una fenice dalle ceneri del dolore e della sofferenza ed alla fine risulterà essere il più indissolubile tra i vincoli, l'unico a resistere allo strazio della malattia. Non così quello tra Thomas e la sua ragazza, che si arrende e lo lascia, né quello omosessuale tra Luc e il suo compagno Vincent, un rapporto troppo problematico per durare. E quando anche i genitori dei due fratelli si dimostreranno incapaci di affrontare l'agonia del figlio, Luc sarà per Thomas padre e madre. Attraverso i suoi occhi anche le scene più difficili da guardare si riempiono di struggente malinconia e di una strana bellezza. Basti pensare al momento in cui le infermiere preparano Thomas per l'intervento, trattando con mani esperte quel corpo inerme ed indifeso simile ad un Cristo. Pochi minuti di cinema-verità, gesti semplici ma di una poeticità estrema. Ed alla fine si ha la sensazione che l'unico scandalo sia quello che ha condannato un film così bello e così difficile, vincitore dell'Orso d'argento per la migliore regia al festival di Berlino 2003, ad un'assurda distribuzione nel mese di agosto, quando i cinema con una normale programmazione sono desolatamente chiusi. Difficilmente "Son frère" troverà posto in una chiassosa multisala che proietta in anteprima i blockbuster americani.

Simona Ottavo