La sorgente del fiume

Titolo originale: To livadi pou dacrisi
Regia: Theo Angelopoulos
Cast: Alexandra Aidini, Nikos Poursanidis, Giorgos Armenis, Vasilis Kolovos
Sceneggiatura: Theo Angelopoulos
Fotografia: Andreas Sinanos
Musica: Melene Karaindrou
Produzione: Amedeo Pagani, Theo Angelopoulos, Jean Labadie
Distribuzione: Istituto Luce
Origine: Grecia/Italia/Francia, 2003
Durata: 160'
Sito: www.luce.it/distribuzione/coming_sorgente.htm



Odessa 1921: l'Armata Rossa entra in città e provoca l'esodo di tutti gli stranieri, compresa la comunità greca, che durante la Rivoluzione di Ottobre si era schierata dalla parte dei Russi. Fra i profughi che rientrano in Grecia, un ragazzo, Alexis, ed una ragazza, Heleni, innamorati, scappano a Salonicco, la città dei profughi, per sottrarsi al padre di lui, Spiros, rimasto vedevo, che vorrebbe la giovane per sé. Il film segue il percorso dei due giovani, che mettono al mondo due bambini, sullo sfondo degli sconvolgimenti degli anni '30. Per guadagnarsi da vivere Alexis suona la fisarmonica, ma poi, a causa della miseria diffusa ovunque, è costretto ad emigrare in America, in cerca di fortuna. La separazione, che doveva essere temporanea si protrae ed Heleni inizia ad errare insieme ai figli per la Grecia, che è in preda alle forze fasciste. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e i due fratelli si troveranno a combattere l'uno contro l'altro in una guerra civile che strazierà il paese sino al 1949. Alla donna non resterà che piangere i suoi cari e la patria.
Il regista greco, Thèo Angelopoulos, dopo "L'eternità è un giorno" (Palma d'oro a Cannes nel 1998), torna con il primo episodio di una trilogia, dedicata al Ventesimo Secolo. Il titolo originale "To livadi pou dacrisi" significa, letteralmente, "Il prato che lacrima" e sembrerebbe alludere all'acqua, o meglio, al pianto versato sul "destino dell'umanità che rivendica l'assoluto attraverso l'amore". Presentato al Festival di Berlino, il film è una sorta di elegia che racconta la storia d'amore, ossia le varie stagioni d'amore impossibile tra due profughi greco russi in pieno clima bellico. La Storia è raccontata attraverso un cinema rivelatore di immagini di profonda ed intensa poesia, che confermano lo stile alto, solenne ed ambiguo di Angelopoulos. Le scene, calate in atmosfere "fiamminghe", sono pregne di segni forti ed ambientazioni suggestive. Non mancano i richiami classici, come a "I sette contro Tebe" di Eschilo, e Angelopoulos, attento più al melò che all'epopea, attraverso lunghi piani sequenza, che sembrano scoprire qualcosa di negato, ed accavallando gli eventi, condensa gli avvenimenti su Heleni e Alexis, attorno ai quali ruota tutta la comunità. Il suo manierismo sublime, spesso, prevale sull'ispirazione, ma, tuttavia, "La sorgente del fiume", dal ritmo lento, resta un capolavoro cinematografico, dinanzi al quale non si può restare avvinti e toccati dal realismo e dal lirismo del film.

Grazia Monteleone

Intervista al regista Théo Angelopoulos e all'attrice Alexandra Aidini

"La sorgente del fiume" segna l'unicità del cinema di Angelopoulos. In questi ultimi anni molti registi stanno cercando di usare il cinema per leggere la Storia, come Aleksandr Sokurov e Greenaway con "Le valigie di Tulse Luper"; De Oliveira; Scorsese con "Gangs of New York", una riscrizione storica del suo paese. Angelopoulos già con "I giorni del '36, 1972" aveva cercato di affrescare la Storia della Grecia contemporanea. Quest'autore ha fatto scuola. Questo suo film si caratterizza come una sorta di viaggio, che in circa tre ore racconta trent'anni della Storia del suo paese, la Grecia, con immagini di un sogno, che, a volte, si avvale dei colori dell'incubo.

D.: "Cosa può dirci degli altri due episodi?"
A. T.: "Gli altri due film proseguono il racconto della vita di Heleni, durante il Ventesimo secolo. Il secondo film comincia dal giorno della morte di Stalin nell'Uzbekistan e termina nel 1974, in America, dopo la fine della guerra del Vietnam, invece il terzo inizia dal giorno della caduta del muro di Berlino, sino ai giorni nostri".
D.: "Si tratta di un affresco storico?"
A. T.: "Non si deve ritenere questa trilogia come un film storico, ma un film sull'avventura umana, su una donna, un amore che dura lungo tutto il Ventesimo secolo. Si tratta, quindi, di un film che racconta di tragedie e speranze".
D.: " Lei ha mostrato una grande tragedia greca con questo suo modo bellissimo di esprimersi!"
A. T.: "Non so che dire!"
D.: "Sokurov ha fatto uso del piano-sequenza in digitale in "Arca Russa". Lei pensa che il digitale possa cambiarci?"
A. T.: "Il piano-sequenza può esistere o non. Non bisogna utilizzarlo per sorprendere le persone, ma ciò che conta è la qualità della pellicola. Il film (pellicola) è un rapporto, come l'amore, che con il digitale non si ha. Esso, se viene usato come strumento di espressione, manca di profondità".
D.: "Ha fatto un film in cui i personaggi principali sono una specie di "figli del vento", attori-ambulanti, musicisti?"
A. T.: "È il mondo che conosco, il più poetico, il più vulnerabile. Ho bisogno di esprimermi con parole ed immagini, di parlare di processo creativo".
D.: "Nel film c'è l'uso di un'iconografia onirica, accompagnata dalla musica popolare, oltre all'uso del piano-sequenza che, se cerca di esprime la realtà, fa parte della tecnica e ciò crea contraddizione".
A. T.: "Il cinema è arte reale. Si ha a che fare con le immagini. Pasolini affermava un cinema di poesia, invece Antonioni un cinema di prosa. Ci possono essere anche delle variazioni di poesia e prosa. Il mio cinema è immediato, non è premeditato. È un 'work in progress'. Durante le prove, cambio, accorcio, ecc. Cerco di lavorare sul reale, sul momento. Io sto in mezzo e chiedo di girare ogni giorno. Credo che il film che ho terminato non mi appartiene più, ma al pubblico".

D.: "Non sappiamo nulla dell'attrice-protagonista Alexandra Aidini, Heleni".
A. A.: "Ho 22 anni e sono al secondo anno della Scuola di arte drammatica. Questo film ha rappresentato per me la mia prima esperienza di lavoro, a cui ho dedicato due anni. In "La sorgente del fiume" nella prima parte sono più debole, mentre nella seconda metà sono stata più coinvolta. Tutti noi del cast abbiamo dato a "La sorgente del fiume" un pezzo del nostro cuore, della nostra anima. Angelopoulos crea. Per lui il cinema è una cosa magica e me l'ha fatto conoscere!"

Grazia Monteleone