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La giornata
non inizia bene per Rosa, i figli non vogliono alzarsi, il marito, di
ritorno dal turno di lavoro notturno, è troppo stanco per aiutarla
e il traffico, come al sempre caotico, la obbliga ad una gimcana per evitare
di arrivare tardi nella scuola dove insegna lettere. Ma alla solita stancante
routine si aggiunge oggi una telefonata, una terribile notizia: suo padre
è morto. A questo punto si potrebbe pensare che il film voglia
spiare il dolore di una famiglia per la perdita di un affetto, ma non
è così. Rosa non ha tempo per piangere, deve prima risolvere
un problema d'ordine pratico, trovare un loculo dove seppellire il padre,
il cui ultimo desiderio era di non finire "sotto terra".
Accanto a lei ci sono i suoi tre fratelli: Tommaso che gestisce il negozio
di tessuti di famiglia, è l'unico rimasto a Bari, Alberto lavora
a Milano mentre Patrizia cerca, senza grandi risultati, di affermarsi
come giornalista a Roma. Insieme iniziano una frenetica ricerca tra amici,
parenti ed istituzioni, ma a Bari, come in molte altre sovraffollate città
del sud, possedere una tomba di famiglia, ma anche soltanto un loculo,
sembra essere un privilegio di pochi, gestito molto spesso dalla malavita
organizzata. Falliti tutti i tentativi, Tommaso propone di accettare l'aiuto
di un amico "poco raccomandabile", ma la risposta di Rosa, per
la quale la ricerca del loculo si è trasformata in un atto di orgoglio,
è un deciso "no, anche costo di portare mio padre nella casa
di campagna e seppellirlo sotto un albero, in faccia al mare".
La ricerca del loculo è soltanto un espediente, il punto di partenza
per raccontare una famiglia, divisa non soltanto per esigenze di lavoro
ma anche per mentalità, inserita nel contesto di una città
del sud, dove le persone sono quotidianamente costrette a scendere a compromessi
con la propria dignità, ma dove esiste ancora un grande senso di
solidarietà. L'intreccio narrativo si sviluppa intorno alle personalità
dei quattro fratelli, al loro diverso modo gli "vivere" Bari,
anche se il percorso che seguiamo, fin dall'inizio, è quello di
Rosa, forte e testarda, ma anche estremamente ingenua nella sua battaglia
contro le ingiustizie.
Anna Lai
CONFERENZA STAMPA
Quali
sono le motivazioni alla base del film?
Volevo raccontare una storia, scritta da Chiara Balestrazzi, in grado
di cogliere il senso di una città del sud fatta di grandi luci
ed ombre, come Bari. Il pretesto è raccontare la storia di quattro
fratelli totalmente diversi in un momento di rottura, ossia la morte di
un genitore. Esiste una forte contrapposizione fra tradizione e modernità
e in questo contesto Rosa rappresenta appunto il legame con il passato
mentre i due fratelli che hanno lasciato Bari costituiscono una specie
di tradimento.
Tu non
vivi al sud, da dove scaturisce l'idea di un film ambientato a Bari?
Io sono nato al sud e proprio poiché vivo lontano, a Roma, ricordo
benissimo la mia terra d'origine, tanto che potrei affermare che Rosa
rappresenta una parte di me. Mi piace molto il suo personaggio, il coraggio
di dire no anche senza avere delle controproposte.
Che cosa
puoi dirci circa l'utilizzo di questa nuova telecamera Sony HD4P e su
come ha cambiato il modo di lavorare con gli attori?
I film si possono girare in tanti modi. Noi siamo stati i primi in Italia
ad utilizzare questa nuova macchina, generalmente utilizzata per girare
effetti speciali, la quale però non influisce particolarmente sulla
storia. Sicuramente è molto più agile per le grandi produzioni
piuttosto che per le piccole perché richiede l'utilizzo di diverse
persone, ma sfrutta in un modo incredibile la luce. Il lavoro con gli
attori in parte si modifica, perché avendo insieme audio e video
l'attore si muove più liberamente e di conseguenza si sente più
libero anche il regista.
Perché
avete scelto come pretesto per sviluppare la storia la difficoltà,
a Bari, nel trovare un loculo?
Più che un pretesto è la realtà. E' molto importante
trovare un posto dove seppellire i propri morti e, non soltanto a Bari,
questo può risultare molto difficile. Esiste poi una metafora legata
alla figura del morto che non riesce a trovare un posto dove chiudere
la propria storia personale, così come il film non si chiude con
delle risposte ma piuttosto con delle perplessità. Volevo combinare
il tragico con il comico e nel girare il film mi sono ritrovato spesso
a pensare a L'oro di Napoli ed ho cercato di mantenerlo come punto di
riferimento evitando il rischio di cadere nel grottesco.
Esistono
possibilità che il tuo film precedente, Oltremare, uscito e subito
ritirato dalle sale possa avere una seconda distribuzione come sta accadendo
ora per Respiro di Emanuele Crialese?
Oltremare è stato, purtroppo, un film sfortunato nella distribuzione;
a causa di una contestazione tra produzione e distribuzione è rimasto
nelle sale pochissimo, spero soltanto che possa avere almeno una distribuzione
in home video.
Possiamo
sapere le motivazioni che hanno portato alla scelta di Laura del Sol come
protagonista?
Il mio desiderio era di dare l'idea di una famiglia composita, in continua
evoluzione proprio perché ognuno poteva aggiungere qualcosa alla
storia che si è, nella realtà, arricchita delle esperienze
personali degli attori.
Quali
sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho diverse idee, ma preferisco non parlarne per scaramanzia.
Una domanda
per la sceneggiatrice, da quale spunto parte la storia?
Volevo scrivere una storia credibile sul sud, caratterizzata da una profonda
ricerca, quella del rapporto con le proprie origini. Lo scontro tra i
quattro fratelli ha come base proprio il diverso rapporto con le proprie
radici, che si manifesta nel momento della morte del padre. Il racconto
non è autobiografico ma dentro ci sono tantissime cose vere, come
lo stesso punto di partenza della storia, ossia la difficoltà nel
trovare un loculo dove seppellire i propri cari. Anche i particolari più
strani sono reali, come il furto della salma, a scopo di ricatto, del
parente di un Onorevole, oppure quella del barbiere e della sorella e
dei due loculi acquistati con enormi sacrifici e poi dati in affitto,
per far fronte a pressanti esigenze economiche
Sig.ra
Bianchi quali sono le sue impressioni sul film?
Sul set l'atmosfera era bellissima e il merito in questi casi è
tutto del regista. Io sono una persona molto semplice, non mi sono neppure
accorta del digitale ma ero completamente assorbita dal mio personaggio
e sono molto felice di aver potuto elaborare a modo mio il dolore di questa
madre, senza lacrime e senza disperazione. Trovo il film veramente molto
bello, sono molto soddisfatta di questa esperienza e del rapporto creato
con gli altri attori, tutti molto bravi.
Anna Lai
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