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LA SPETTATRICE Regia: Paolo
Franchi
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| La
spettatrice è la cronaca del diario visivo di un vizio. Un vizio
innocente, inoffensivo, passivo. Il vizio dello sguardo. Se è vero
che l'occhio vuole la sua parte è anche vero che l'occhio da solo
non porta da nessuna parte. Lo sguardo è forse quello tra i cinque
sensi che percepisce la realtà in senso più univoco, frammentario,
parziale. Gli occhi di Valeria, ventiseienne torinese solitaria ed introversa,
si fissano regolarmente sulla finestra di fronte alla sua. I suoi occhi
guardano ma non vedono. O meglio non sanno. Vedono solo quello che vogliono
vedere. La percezione della realtà che ne deriva non può che
essere limitata. Spiando le mosse del suo vicino di casa, Massimo, comincia
a vivere una storia d'amore che in realtà non c'è. Piccole
"casualità" quotidiane rafforzano in lei la convinzione
che tra loro ci sia davvero qualcosa. Un giorno Massimo si trasferisce a
Roma e Valeria, in un impeto momentaneo, decide di seguirlo. Valeria passa
all'azione, conosce la fidanzata di lui, Flavia, comincia a lavorare per
lei, si insinua sempre più profondamente nella vita di entrambi.
Ma l'ambiguo e fragile triangolo che si è venuto a creare è
destinato a crollare
Valeria, Massimo, Flavia. Sono solo tre puntini in uno spazio immenso. Se come nel gioco enigmistico con la matita li unissimo non verrebbe fuori un triangolo ma una figura sghemba, imperfetta, irregolare. Ognuno dei tre ama. A modo proprio. Ognuno ama l'altro. Forse. Valeria scappa da Torino per inseguire un amore che si regge su un filo esile esile che nessuno si sognerebbe mai di considerare tale. Massimo è fondamentalmente un idealista, preferisce mollare tutto pur di seguire le proprie passioni, ama Flavia che è più grande di lui ed è pronto ad andare oltre la momentanea relazione sentimentale. Flavia sembra sicura di sé e dei propri sentimenti ma si rivelerà tutto l'opposto proprio quando dovrà scegliere cosa fare con Massimo preferendo concentrare tutte le sue forze nella scrittura di un libro sulla storia d'amore vissuta con il marito che ormai non c'è più. Il destino sembrerebbe essere dalla parte di Valeria che a poco a poco si avvicina sempre di più a Massimo ma alla fine qualcosa scatta nella mente della giovane ragazza. Quello stesso impulso che l'aveva spinta a seguire il suo "amore" la spinge a scappare di nuovo, lontano da tutto quello che aveva cercato di raggiungere. Da spettatrice era diventata attrice (colei che agisce) per poi tornare spettatrice. L'occhio di Valeria è comunque il nostro. Anche noi ci spingiamo voyeuristicamente nella casa di Massimo, lo spiamo, lo seguiamo. Certo nel momento dello slancio amoroso ci tiriamo indietro e additiamo il comportamento di Valeria come quello di una pazza. Ma lo è davvero? Siamo sicuri che anche noi siamo così felici e vitali da non poter prendere un treno al volo e inseguire un sogno? La soglia tra amore vero e patologia amorosa è impalpabile, quasi invisibile. Forse in amore occorre buttarsi, forse ogni attimo della vita merita di essere vissuto e forse anche se non è amore quello che caparbiamente tentavi di inseguire a qualcosa è servito metterti in gioco fino in fondo. La fuga non è debolezza ma consapevolezza. Consapevolezza di aver portato a termine una sofferta educazione sentimentale. Impressionante esordio di un giovane regista che ha studiato alla scuola di Olmi "Ipotesi di cinema" di Bassano Del Grappa (e poi al Centro Sperimentale) ed è stato assistente di Loy, Maselli e Del Monte, che lascia ben sperare per il futuro di un mondo, quello del cinema italiano, sempre più pullulante di incapaci raccomandati e sempre più scevro di veri talenti. La spettatrice ha vinto la Rosa Camuna d'argento al 22° Bergamo film meeting ed è l'unico film italiano selezionato al New York Tribeca Film Festival 2004, quello di Robert De Niro. Che De Niro abbia l'occhio lungo? Di sicuro più lungo di quello della distribuzione (e del pubblico) italiani. Marco Catola
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