LA SPOSA TURCA

Titolo originale: Gegen die wand
Regia: Fatih Akin
Sceneggiatura: Fatih Akin
Cast: Birol Uenel, Sibel Kekilli, Catrin Striebeck, Meltem Cumbul
Fotografia: Rainer Klausmann
Montaggio: Andrew Bird
Musiche: Klaus Maeck
Origine: Germania, 2003
Durata: 123'

 

 

Cahit ha quarant'anni, un passato da cui vuole fuggire e nessuna aspettativa dal futuro. Sibel ha vent'anni, un presente da cui vuole fuggire e nessuna aspettativa dal futuro. Le loro vite si incrociano: entrambi hanno tentato il suicidio (lui schiantandosi con la macchina contro un muro, lei tagliandosi le vene), entrambi hanno origini turche, entrambi sono dei disadattati. Si incontrano nell'ospedale psichiatrico in cui sono stati ricoverati e decidono di sposarsi. Tra i due non c'è amore, dormono nella stessa casa ma ognuno vive la propria vita, il matrimonio serve solo a Sibel per scappare da una famiglia musulmana piena di preconcetti che la opprime e la soffoca senza lasciarle la libertà di esprimersi e di amare. Tutto sembra filare liscio ma né Sibel né Cahit hanno fatto i conti con il destino e con la possibilità che l'amore li colga proprio quando meno se l'aspettano…
Akin si fa portavoce di una tematica molto sentita in Germania, quella dell'integrazione razziale (la comunità turca in Germania è una delle più massicce) e lo stesso Akin, che è nato ad Amburgo ma da genitori turchi, ne è stato costantemente influenzato (per lui il neorealismo turco ha creato dei veri capolavori che hanno ispirato il suo modo di fare cinema). Per essere così giovane (classe 1973), Akin ha riscosso un po' ovunque importanti riconoscimenti (nel 1998 ha vinto il Pardo d'oro a Locarno per il film "Kurz und Schmerzlos", da noi inedito, e quest'anno proprio con "Gegen die wand" ha vinto l'Orso d'oro a Berlino).
Il film di Akin non è, però, solo un film sul problema razziale ma è essenzialmente un film sull'amore. Lo stesso regista dice che l'idea iniziale gli è venuta da un'esperienza personale: una ragazza turca con cui aveva avuto una breve relazione gli aveva chiesto di fare con lei un matrimonio fasullo. Addirittura Akin, inizialemente, voleva realizzare una commedia, solo in seguito la storia che aveva in mente ha preso una piega diversa, più struggente e malinconica. Del resto Akin sostiene che la forte personalità di Birol, l'attore-protagonista che interpreta Cahit, l'abbia influenzato in tal senso. Per Akin Birol , con cui ha lavorato sin dal suo esordio, "Short Shap Shock", del 1997, ed è legato da profonda amicizia, "celebra la poesia dell'autodistruzione come Cobain e Morrison". Ed in effetti lo stesso Cahit del film è un'anima perduta che se non è riuscito a togliersi dal mondo con il suicidio, si avvia comunque verso una lenta autodistruzione con droga ed alcool cercando in ogni modo di annullarsi. L'incontro con la giovane ed infelice Sibel (attrice esordiente trovata dal regista in un centro commerciale di Colonia!) lo porterà a rivedere la propria identità e la propria capacità di amare.
Akin analizza lo scontro fra cultura tedesca e cultura turca evitando i luoghi comuni e cercando di seguire tre diversi punti di vista: tedesco, turco e turco-tedesco. Da una parte un tipo di società (di derivazione tedesca) che apparentemente si presenta lungimirante ed aperta al "nuovo" e allo "straniero, dall'altra un tipo di società (di derivazione turca) che, invece, non vuole rinunciare alle proprie tradizioni, ai propri principi e al proprio diktat religioso, infine un altro tipo di società (turco-tedesca), rappresentato da Sibel e Cahit, che se ne fregano delle tradizioni e anche delle regole, che vogliono vivere liberi e senza etichette, che vogliono sentirsi uomini e donne e basta! Akin riesce ad esprimere tutte queste sfumature, anche perché l'amore è inteso come metamorfosi: all'inizio del film ci sono due "io", quello di Sibel e quello di Cahit, distinti, distanti, infelici, autodistruttivi, poi i due "io" si fondono in un "noi" che però non è destinato a restare tale ma a sciogliersi e a dividersi di nuovo in due "io" ma diversi da quelli precedenti, più forti, più consapevoli, più liberi, più vivi.
Il film è suddiviso in atti musicali come nelle tragedie greche e Akin si è avvalso del musicista gitano Selim Sesler e dell'attrice e regista Idil Uner come cantante. Il film, inoltre, è stato girato in ordine cronologico e questo ha permesso a Birol e a Sibel di svilupparsi sia come attori che come personaggi.

Marco Catola