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STATION AGENT Regia: Tom McCarthy
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| Finbar
McBride è un uomo affetto da nanismo ipofisario, con un carattere
cupo e solitario. La sua unica vera passione sono i treni così,
quando il suo datore di lavoro muore lasciandogli in eredità un
deposito di treni in stato d’abbandono nelle campagne del New Jersey,
Finbar vi si trasferisce con la speranza di vivere in totale isolamento,
lontano dagli sguardi curiosi che hanno condizionato tutta la sua esistenza.
Finbar sembra felice della sua nuova condizione, almeno fino a quando
Joe, un allegro venditore di panini cubano bloccato a Newfoundland a
causa del padre malato, ed Olivia, una donna emotivamente fragile reduce
da una tragedia familiare, irrompono nella sua vita mettendo fine alla
pace e al silenzio. Joe e Olivia non vedono in Finbar la sua statura,
ma soltanto un uomo interessante, così da outsider Finbar diventa
il fulcro del piccolo gruppo, elemento catalizzatore di problemi e frustrazioni,
imparando ad accettare la complessità dell’amicizia e la
lezione che non è necessario isolarsi dal mondo per godere della
solitudine. Il simbolismo del deposito ferroviario abbandonato, che diviene improvvisamente il loro rifugio, esprime la mutevolezza del destino; i tre protagonisti imparano a godere della vita perché trovano qualcuno che, sorprendentemente, è lì a condividere il dolore e a riempire il vuoto presente nel proprio piccolo mondo. McCarty ha scritto tutti e tre i ruoli principali per attori che sconosceva e di cui era amico. Peter Dinklage interpreta Finbar senza alcuna falsità, offrendoci il ritratto di un uomo triste ma anche gentile e compassionevole, che affronta le attenzioni non desiderate e la curiosità della gente abbracciando la solitudine, pur senza perdere la capacità di godere dell’umorismo e della bellezza della vita. Ottima anche la scelta di Patricia Clarkson, sicura nei panni di una donna presa dalla volontà di nascondere la profondità del dolore per la perdita del figlio sotto un’apparente stravaganza, e di Bobby Cannavale irrefrenabile nella sua esuberanza e simpatia, antidoto perfetto per chiunque abbia deciso di escludersi dalla società. Un esordio importante per il regista e sceneggiatore Tom McCarthy, che esplora un’America popolata da solitari ed eccentrici con una miscela di umorismo ed emozioni, ottenendo un risultato veramente convincente grazie anche ad Oliver Bokelberg, che fotografa la piccola cittadina con la luce sonnolenta di un pomeriggio di fine estate. “Station agent” è un film divertente, ma molto più di una commedia, una storia umana semplice e significativa, una lezione di vita sull’importanza di stabilire un contatto con gli altri per riuscire a superare le proprie paure. Anna Lai |
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