LA STORIA DEL CAMMELLO CHE PIANGE

Regia: Luigi Falorni e Byambasuren Davaa
Sceneggiatura: Luigi Falorni e Byambasuren Davaa
Cast: Ingen Temee, Botok, Uuganbaatar Ikhbayar, Odgerel Ayusch, Janchiv Ayurzana, Enkhbulgan Ikhbayar,Guntbaatar Ikhbayar, Amgaabazar Gonson, Zeveljamz Nyam, Ikhbayar Amgaabazar, Chimed Ohin, Munkhbayar Lhagvaa, Ariunjargal Adiya, Dogo Roljav, Chuluunzezeg Gur
Fotografia: Luigi Falorni
Montaggio: Anja Pohl
Origine: Italia, 2004
Durata: 87'
 



Arriva finalmente anche nei cinema italiani il film-documentario "La storia del cammello che piange" della regista mongola Byambasuren Davaa e dell'italiano Luigi Falorni, uscito in 70 paesi, candidato ai Golden Globe e all'Oscar e vincitore già di numerosi festival, tra cui quello di Monaco e di Toronto.
La storia è vera e ha una chiave di lettura universale.
Primavera nel Deserto dei Gobi, Mongolia del sud. Una famiglia di pastori nomadi aiuta a far nascere i cammelli del loro branco. Uno dei cammelli ha un parto terribilmente difficoltoso e doloroso ma, con l'aiuto della famiglia, viene alla luce un bellissimo cucciolo albino. Nonostante gli sforzi dei pastori, la madre rifiuta il nuovo nato, negandogli brutalmente il suo latte e l'amore materno. Quando tutte le speranze per il piccolo sembrano essere svanite, i nomadi inviano due dei loro bambini nel deserto, in cerca di un musicista. Il suono arcaico del violino e i canti melodici di una delle donne arrivano al cuore della madre del piccolo cammello: quando le viene portato nuovamente il cucciolo, scoppia in lacrime e gli lascia finalmente prendere il latte di cui ha bisogno per sopravvivere.
I due registi hanno fatto più di 4000 chilometri nel deserto prima di imbattersi in questa famiglia di nomadi che ha subito compreso le loro reali intenzioni: girare non un documentario etnico- folkloristico come ne esistono a migliaia ma un film che documentasse il sentire più profondo di queste persone e tentasse di comprenderne le tradizioni. Insomma un film che permettesse il confronto con una cultura arcaica. Una sorta di favola in formato documentaristico, un nuovo tipo di film dunque, che si distacca dal documentario politico tanto in voga in questo periodo (alla Michael Moore per intenderci) e che con delicatezza fa riflettere sul senso di solidarietà di un microcosmo che si pensa non esista più sulla faccia della Terra.

Marco Catola