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Sulle
mie labbra
Regia:Jacques Audiard
Interpreti:Vincent Cassel, Emmanuelle Devos, Olivier Gourmet
Sceneggiatura: J. Audiard, Tonino Benacquista
Produzione: Sediif / Cine B / Pathe Image / France 2 Cinema / Canal +
Distribuzione: Nexo
Origine: Francia/Italia, 2001
Durata: 115'
Sito ufficiale:www.club-internet.fr/surmeslevres
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Carla Bhem,
una giovane di 35 anni tutta acqua e sapone come la Laura Dern di "Blue
Velvet", segretaria alla Sédime, un'importante società
immobiliare, è purtroppo sorda. Ogni giorno nasconde dietro i capelli
un minuscolo apparecchio acustico per sentire, svolgendo il suo lavoro
al meglio, in una società di uomini nullafacenti e imbroglioni,
che dietro eleganti giacche e cravatte credono di dominare il mondo. Lei
si occupa di tutto: segreteria, fax, conferenze
solo in cambio di
un salario misero, oltre a ricevere maltrattamenti ed insulti dai suoi
colleghi. La soluzione ai suoi problemi si chiama Paul Angéli (Vincent
Cassel), il nuovo aiutante di 25 anni, che lei avrebbe voluto "non
troppo alto, beneducato, con delle belle mani ", e che invece è
appena uscito di galera. Lui non ha nessuna competenza nella promozione
immobiliare, tuttavia lei riesce a farlo assumere. Così, mentre
Carla gli insegnerà le buone maniere, Paul quelle cattive per sopravvivere.
Sulle mie labbra, terza regia del francese Jacques Audiard, figlio dello
sceneggiatore Michel, è un'insolita storia d'amore che nasce dalla
frustrazione, dal desiderio di essere con qualcuno, un dramma psicologico
e sociale, ma anche un thriller in cui i sentimenti contano più
dei delitti. Uscito in Francia il 17 ottobre 2001, è stato vincitore
di tre premi César: a Emmanuelle Devos (Artemisia-Passione estrema,
1998) come miglior attrice protagonista, a Jacques Audiard e Tonino Benacquista
per la miglior sceneggiatura e a Marc-Antoine Beldent per il miglior sonoro.
Audiard costruisce un film pungente, incentrato sui due protagonisti (Carla
e Paul), che non potendosi amare si sfruttano a vicenda. I suoi attori
sono dei "tecnici del sentimento"; e grazie alla regia, sapientemente
costruita, siamo portati all'interno dello scenario o attraverso giochi
di luce che stringono Carla in primo piano (tipico di C. T. Dreyer) quasi
a volerne leggere l'anima, o attraverso colpi di soggettive, o soluzioni
efficaci. I due intraprenderanno un sinuoso viaggio iniziatico verso la
svolta della propria vita, che anche nei momenti più drammatici,
può risultare leggera e divertente.
Grazia Monteleone
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