SUPER SIZE ME

Regia: Morgan Spurlock
Fotografia: Scott Ambrozy
Montaggio: Stela Gueorguieva; Julie “Bob” Lombardi
Origine: USA 2004
Durata: 98’
Sito: www.fandango.it


Gli americani sono grassi. Due su tre sono in soprappeso od obesi e, dato ancor più inquietante, circa il 37% dei bambini e degli adolescenti hanno problemi di peso, soprattutto a causa della cattiva gestione delle mense scolastiche e dell’abilità delle catene di fast food di attirare i giovani con cibi, sicuramente buoni, ma dannosi dal punto di vista nutrizionale.
Partendo dalla vicenda di due ragazze che hanno citato in giudizio McDonald’s come causa della loro obesità, Morgan Spurlock ha utilizzato se stesso come una cavia da laboratorio sottoponendosi, per un intero mese, ad una dieta costituita esclusivamente da cibi acquistati nella più famosa e diffusa catena di fast food nel mondo. Le regole dell’esperimento erano semplici ma tassative, tre pasti al giorno, a scelta tra ciò che era disponibile nel menù, nessuna porzione maxi a meno che non fosse offerta e mangiare tutti i piatti proposti dal menu almeno una volta. Accompagnato dal suo cameraman, Spurlock ha intervistato esperti in 20 città americane, inclusa Huston, la città più grassa d’America, realizzando circa 250 ore di riprese. La tecnica ricorda quella di Michael Moore, Spurlock parla in prima persona con uno stile ironico e vivace, raggiunge il problema dove ha origine, nei McDonald’s dove, grazie ad una spietata strategia di marketing, si seducono i clienti fin dalla più tenera età con Ronald il pagliaccio e spazi gioco, ma anche nelle mense scolastiche dove sono serviti cibi ricchi, soprattutto, di colesterolo e sodio. Tra un menu Super Size, che offre con pochi centesimi in più una porzione abnorme di patatine e bibita, e un golosissimo Sundae al cioccolato, Spurlock incontra legislatori, insegnanti, cuochi, clienti dei fast food, si sottopone a controlli medici e utilizza un contapassi per evitare di camminare più della media quotidiana di un americano, ossia 5000 passi al giorno. Nel corso dei trenta giorni di inferno culinario, la salute di Spurlock subisce un tracollo, si presentano dolori al torace, depressione, mal di testa e palpitazioni, il suo corpo si appesantisce e s’indebolisce fisicamente, mentalmente e anche sessualmente, sotto gli occhi preoccupati dei medici e della fidanzata, chef vegetariano. Alla fine dell’esperimento, i tassi di colesterolo e trigliceridi sono alle stelle così come la pressione arteriosa, la percentuale di massa grassa tocca il 18% e il fegato è talmente rovinato a mettere in pericolo la sua salute futura.
“ Super size me” è un ironico pugno nello stomaco, espressione della ferrea volontà di Spurlock nel denunciare non soltanto un’industria da milioni di dollari che adesca persone, specialmente bambini, spingendoli verso il cibo veloce, ma anche lo squilibrio nutrizionale dei menù scolastici, aggravato dal declino dell’educazione fisica nelle scuole, e la piaga della dipendenza da cibo.
Sei settimane dopo la presentazione del documentario al Sundance, McDonald’s ha soppresso il menù Super Size. Che Spurlock abbia ottenuto la sua prima piccola vittoria contro la proliferazione del junk food negli Stati Uniti?

Anna Lai