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americani sono grassi. Due su tre sono in soprappeso od obesi e, dato
ancor più inquietante, circa il 37% dei bambini e degli adolescenti
hanno problemi di peso, soprattutto a causa della cattiva gestione delle
mense scolastiche e dell’abilità delle catene di fast
food di attirare i giovani con cibi, sicuramente buoni, ma dannosi
dal punto
di vista nutrizionale.
Partendo dalla vicenda di due ragazze che hanno citato in giudizio
McDonald’s
come causa della loro obesità, Morgan Spurlock ha utilizzato se
stesso come una cavia da laboratorio sottoponendosi, per un intero mese,
ad una dieta costituita esclusivamente da cibi acquistati nella più famosa
e diffusa catena di fast food nel mondo. Le regole dell’esperimento
erano semplici ma tassative, tre pasti al giorno, a scelta tra ciò che
era disponibile nel menù, nessuna porzione maxi a meno che non fosse
offerta e mangiare tutti i piatti proposti dal menu almeno una volta. Accompagnato
dal suo cameraman, Spurlock ha intervistato esperti in 20 città americane,
inclusa Huston, la città più grassa d’America, realizzando
circa 250 ore di riprese. La tecnica ricorda quella di Michael Moore, Spurlock
parla in prima persona con uno stile ironico e vivace, raggiunge il problema
dove ha origine, nei McDonald’s dove, grazie ad una spietata strategia
di marketing, si seducono i clienti fin dalla più tenera età con
Ronald il pagliaccio e spazi gioco, ma anche nelle mense scolastiche dove
sono serviti cibi ricchi, soprattutto, di colesterolo e sodio. Tra un menu
Super Size, che offre con pochi centesimi in più una porzione abnorme
di patatine e bibita, e un golosissimo Sundae al cioccolato, Spurlock incontra
legislatori, insegnanti, cuochi, clienti dei fast food, si sottopone a
controlli medici e utilizza un contapassi per evitare di camminare più della
media quotidiana di un americano, ossia 5000 passi al giorno. Nel corso
dei trenta giorni di inferno culinario, la salute di Spurlock subisce un
tracollo, si presentano dolori al torace, depressione, mal di testa e palpitazioni,
il suo corpo si appesantisce e s’indebolisce fisicamente, mentalmente
e anche sessualmente, sotto gli occhi preoccupati dei medici e della fidanzata,
chef vegetariano. Alla fine dell’esperimento, i tassi di colesterolo
e trigliceridi sono alle stelle così come la pressione arteriosa,
la percentuale di massa grassa tocca il 18% e il fegato è talmente
rovinato a mettere in pericolo la sua salute futura.
“
Super size me” è un ironico pugno nello stomaco, espressione
della ferrea volontà di Spurlock nel denunciare non soltanto un’industria
da milioni di dollari che adesca persone, specialmente bambini, spingendoli
verso il cibo veloce, ma anche lo squilibrio nutrizionale dei menù scolastici,
aggravato dal declino dell’educazione fisica nelle scuole, e la
piaga della dipendenza da cibo.
Sei settimane dopo la presentazione del documentario al Sundance, McDonald’s
ha soppresso il menù Super Size. Che Spurlock abbia ottenuto la
sua prima piccola vittoria contro la proliferazione del junk food negli
Stati Uniti?
Anna Lai
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