SWEET SIXTEEN

Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Cast: Martin Compston, Michelle Coulter, Annmarie Fulton, William Ruane, Gary McCormack, Tony McKee
Fotografia: Barry Ackroyd
Montaggio: Jonathan Morris
Musiche: George Fenton
Scenografia: Martin Johnson
Origine: GB, 2003
Durata: 101'
Sito: www.bimfilm.com


Liam. Sedici anni e non sentirli. La madre ex-tossica in galera. Il nonno spacciatore e violento. La sorella più o meno coetanea con prole a carico. L'illegalità facile e danarosa dietro l'angolo. Il miraggio di una vita "normale" all'orizzonte. Il dramma che incombe inesorabile come un condor in cerca di carcasse.
Sweet sixteen è il ritratto cinico e disincantato di un mondo senza speranza e senza "vita", in cui uomini-fantocci galleggiano esanimi in un liquido amniotico che non porta alla nascita ma ad un'autodistruzione consacrata. Sweet sixteen è lo snodamento di una catena di (s)montaggio in cui ogni singolo individuo segue le orme di quello che lo precede senza scostarsi mai dalle conseguenze che ne derivano. Un circolo "vizioso" in cui il cane si morde la coda ma invece di uscirne continua a mordersela fino allo sfinimento. Una trappola per topi senza via di scampo. Ogni generazione vive e ripercorre le stesse tappe di quella precedente, non c'è un processo evolutivo ma solo la coscienza che quello che ha passato il nonno lo passerà il padre e poi il nipote. Non si scappa. Il lavoro non c'è, l'amore neppure e tanto meno la famiglia. Nel mondo di Liam tutto è al contrario: ci sono ragazzini che spacciano per assicurare un futuro ai propri genitori, genitori che scappano dall'amore dei figli, madri-bambine che amano i propri bebé, vecchi che non sono saggi ma più incoscienti ed immaturi dei nipoti.
Sweet sixteen prende corpo sulle facce dei suoi personaggi: gli occhi dolci e tristi di Liam che non si arrende mai neppure di fronte ad un'evidenza sfacciata di disamore generalizzato, lo sguardo inquieto e disperato della madre che non sa (e non vuole) amare suo figlio, il volto tenero e premuroso della sorella che conosce ormai da tempo le dinamiche affettive della famiglia e vuole salvare solo il suo rapporto con il fratello. Duro, spietato, a tratti commovente, diretto con stile secco senza rinunicare a tocchi di sano humour dissacrante.

Marco Catola

 

CONFERENZA STAMPA-19/2/2003-BRITISH COUNCIL

Intervista a Ken Loach

-In una rivista ho letto un articolo in cui lei affermava: "Un film non può cambiare il mondo". Lo pensa davvero?
-"Io non credo che la questione si possa mettere in termini così semplici, cioè che l'arte non può cambiare il mondo. Se l'arte è veramente interpretazione della realtà ed espressione della fantasia, allora può influenzare il modo in cui vediamo le cose. Quello che non ritengo giusta è l'idea che un film o una pièce teatrale o un articolo possano da soli cambiare le cose. Alla base deve esserci un movimento, una tendenza politica, un agire insieme e un film da solo non è questo. Il massimo che possiamo sperare è di dare il nostro contributo a questa ruota che altri stanno girando tutti insieme."
-13 anni dopo "Riff Raff", il protagonista di Sweet Sixteen potrebbe essere Robert Carlyle di "Riff Raff"da giovane senza però la redenzione finale. Questo vuol dire che le cose sono peggiorate?
-"Io credo che le cose negative che si sono verificate più di 20 anni fa si siano ormai radicate. Ai tempi di "Riff Raff" la disoccupazione di massa esisteva da circa 10 anni. Oggi la disoccupazione di massa c'è ancora ma persiste da 25 anni. Oggi ci sono ben tre generazioni di disoccupati: i nonni, i padri e i figli. E naturalmente i nostri politici dicono che il tasso di disoccupazione non è poi così alto…
Durante i provini per la scelta del protagonista, all'inizio del casting, abbiamo incontrato ragazzi che facevano corsi di formazione di ogni genere ma che alla fine restavano disoccupati perché la realtà è che il lavoro non c'è. Un ragazzo a cui avevo chiesto quale speranza avesse dopo la scuola mi guardò stupito e rispose: "Speranza???". Questa parola non faceva parte del suo vocabolario."
-A proposito di speranza, nel suo film non c'è n'è!
-"La peggiore speranza è la falsa speranza. Prima di sperare bisogna essere realistici, comprendere come le cose stanno in realtà. Le sole cose che possono dare speranza alla comunità di questo film e a tutte le altre delle zone più povere della Gran Bretagna sono investimenti programmati per il miglioramento della comunità stessa in modo da restituire dignità a questa gente e da contribuire al mantenimento della comunità in cui vivono. Purtroppo i nostri governi sono ideologicamente incapaci di farlo.
Nel film, comunque, c'è speranza nei buoni istinti dei ragazzi e credo che il senso di raccontare questa storia sia dimostrare che i ragazzi di oggi non sono ancora cinici e alienati come Liam è destinato a diventare nell'arco di 5 o 6 anni. Stando a contatto con persone come Liam si vede rivitalizzata la speranza che le cose possono migliorare proprio perché gli istinti iniziali sono positivi.
Chiunque si sia trovato in una di queste comunità avrà riscontrato che proprio qui ci sono le persone più eroiche che cercano di mantenere integra la comunità in cui vivono e sono soprattutto donne, non so per quale motivo, a mettersi a capo di gruppi di formazione per mandare avanti la comunità e paradossalmente le persone più eroiche sono quelle più povere."
-Nel film, oltre alla povertà economica, c'è pure uno scollamento degli affetti. Anche l'amore viene consumato dalla povertà economica?
-"Sì. Durante il casting, abbiamo riscontrato che questi ragazzi cercavano qualsiasi scusa pur di giustificare la propria madre, era quasi commovente, credevano sempre che la colpa fosse di qualcun altro mai della propria madre, era un'illusione preziosa per loro, avevano bisogno di vedere la propria madre in modo diverso.
Questo film è la presa di coscienza di Liam che quello che lui pensa che sua madre provi per lui è un'illusione. La madre di Liam non ha la forza di dargli l'amore che lui si aspetta, è resa debole dal rapporto con la sua famiglia caotica e divisa e dalla droga. Non è vero che le difficoltà economiche distruggono sempre le famiglie ma sicuramente hanno un'incidenza notevole sulle famiglie in queste aree più povere."
-Quante e quali difficoltà ha dovuto affrontare per realizzare un film così e si sente affine a registi come Kiarostami e i fratelli Dardenne?
-"Ho grande rispetto per Kiarostami e i fratelli Dardenne ma in realtà siamo riusciti a realizzare questo film senza troppe difficoltà perché è un film di portata europea e poi perché come avete detto vi piace molto vederlo."
-Come Riff Raff e Carla's song, anche Sweet Sixteen si svolge in Scozia, vicino a Glasgow. Questo perché lo sceneggiatore Laverty è scozzese oppure perché la Scozia è una zona povera e proletaria che ben si presta alla rappresentazione della società inglese che a lei interessa raccontare?
-"Per entrambi i motivi. L'atto creativo primario è quello dello sceneggiatore che è scozzese ma è anche vero che Glasgow possiede una energia particolare, delle vibrazioni particolari ed è bello lavorare lì. E'una città che ha un lungo passato di lotte, difficoltà e problemi, eppure quando sali su un taxi cominci subito sorridere."
-Come è andata l'uscita del film negli altri Paesi?
-" Solo in Gran Bretagna ha creato problemi di censura. Il film è già uscito senza divieti in Spagna e in Francia.La censura è un eccellente esempio di ipocrisia britannica. Ci sono tante scene di violenza ma non è questo il motivo per cui il film è stato vietato ai minori di 18 anni. Il motivo è una brutta parola usata in modo aggressivo, una parola che va a pennello per il nostro primo ministro, non so se posso ripeterla qui al British Council… E' una parola se vai in una qualsiasi scuola secondaria, la senti ripetere continuamente. L'assurdità è che i ragazzi coetanei di Liam non potranno vedere il film. Mi sembra il massimo dell'ipocrisia mostrare scene di violenza e pensare che il linguaggio possa corrompere! L'establishment britannico non ha mai avuto problemi con l'ipocrisia! La cosa più ridicola è che il motivo del divieto sta nel fatto che questa parola viene usata in maniera aggressiva contro un bambino che poi sarebbe Liam. Liam viene considerato un bambino perché nel film ha 15 anni, o meglio gli manca una settimana per compierne 16, se invece avesse avuto 16 anni dall'inizio del film questa parola non avrebbe costituito nessun problema."
-E allora tutti i fucking dei film americani?
-"I fucking non sono un problema!
-Che cosa è successo al giovane protagonista Martin Compston dall'inizio del film ad oggi?
-"Nella stessa settimana in cui venne scelto per il ruolo di Liam, è diventato calciatore professionista. Le riprese del film, però, gli hanno impedito di seguire gli allenamenti e allora ha deciso di abbandonare la carriera calcistica. Se a me avessero chiesto di scegliere tra cinema e calcio io avrei scelto senza esitazione il calcio! Comunque sono sicuro che Martin sfonderà come attore."
-Cosa pensa della grande manifestazione per la pace di sabato 15 febbraio?
-"Sabato abbiamo avuto la più grande manifestazione mai fatta in Gran Bretagna, una manifestazione storica, a Londra c'erano circa 2 milioni di persone, questo ha dimostrato che la stragrande maggioranza delle persone ritiene la guerra amorale e illegale e che non si sente rappresentata dai leader che stanno al potere. Credo che sia importante essere coscienti che se il Consiglio di Sicurezza decidesse per la guerra andrebbe in contrasto con il Diritto Internazionale perché il Consiglio di Sicurezza non è l'incarnazione del Diritto Internazionale ma è soggetto ad esso. Possiamo già riscontrare le minacce e i ricatti da parte degli Stati Uniti nei confronti di quei Paesi che non sono a favore della guerra.
Non sono un esperto legale ma so che il Diritto Internazionale prevede che un Paese possa dichiarare guerra ad un altro solo per autodifesa. Sappiamo tutti che questa guerra riguarda solo il petrolio, il futuro a lungo termine delle importazioni di petrolio in Usa e il predominio degli Usa su queste regioni.
C'è però un'altra cosa: la manifestazione per la pace dovrebbe rappresentare la base di una coalizione contro la Destra di Blair e di Berlusconi. Dobbiamo unire tutte le forze diversificate della Sinistra. Questa è una grande opportunità ma sta a noi coglierla."
-Come era lei a 16 anni?
-"Quando avevo io 16 anni il mondo era diverso, sono stato fortunato a nascere in una società molto stabile per cui le cose che sognavo allora oggi potrebbero essere viste come un'indulgenza, sognavo di diventare un attore, di trasformare il teatro inglese ma grazie a Dio si è risparmiato il mio intervento."
-I suoi progetti futuri?
-"Stiamo preparando un altro film, il terzo a Glasgow, anche se come ambientazione e come genere, sarà molto diverso ma non voglio parlarne perché porta sfortuna."
-Cosa dice ad un sedicenne questo film?
-"Ad un sedicenne potrebbe dare un'ottica diversa per avere una visione più chiara della vita che vivono. Abbiamo ricevuto lettere di molti ragazzi di quell'età che hanno visto il film senza censura in proiezioni private in cui ci rivelavano che per loro il film era come un riconoscersi, che era importante vedere rappresentati la loro sensibilità, la loro dignità e il loro diritto al rispetto per se stessi."


Marco Catola