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Liam. Sedici
anni e non sentirli. La madre ex-tossica in galera. Il nonno spacciatore
e violento. La sorella più o meno coetanea con prole a carico.
L'illegalità facile e danarosa dietro l'angolo. Il miraggio di
una vita "normale" all'orizzonte. Il dramma che incombe inesorabile
come un condor in cerca di carcasse.
Sweet sixteen è il ritratto cinico e disincantato di un mondo senza
speranza e senza "vita", in cui uomini-fantocci galleggiano
esanimi in un liquido amniotico che non porta alla nascita ma ad un'autodistruzione
consacrata. Sweet sixteen è lo snodamento di una catena di (s)montaggio
in cui ogni singolo individuo segue le orme di quello che lo precede senza
scostarsi mai dalle conseguenze che ne derivano. Un circolo "vizioso"
in cui il cane si morde la coda ma invece di uscirne continua a mordersela
fino allo sfinimento. Una trappola per topi senza via di scampo. Ogni
generazione vive e ripercorre le stesse tappe di quella precedente, non
c'è un processo evolutivo ma solo la coscienza che quello che ha
passato il nonno lo passerà il padre e poi il nipote. Non si scappa.
Il lavoro non c'è, l'amore neppure e tanto meno la famiglia. Nel
mondo di Liam tutto è al contrario: ci sono ragazzini che spacciano
per assicurare un futuro ai propri genitori, genitori che scappano dall'amore
dei figli, madri-bambine che amano i propri bebé, vecchi che non
sono saggi ma più incoscienti ed immaturi dei nipoti.
Sweet sixteen prende corpo sulle facce dei suoi personaggi: gli occhi
dolci e tristi di Liam che non si arrende mai neppure di fronte ad un'evidenza
sfacciata di disamore generalizzato, lo sguardo inquieto e disperato della
madre che non sa (e non vuole) amare suo figlio, il volto tenero e premuroso
della sorella che conosce ormai da tempo le dinamiche affettive della
famiglia e vuole salvare solo il suo rapporto con il fratello. Duro, spietato,
a tratti commovente, diretto con stile secco senza rinunicare a tocchi
di sano humour dissacrante.
Marco Catola
CONFERENZA
STAMPA-19/2/2003-BRITISH COUNCIL
Intervista
a Ken Loach
-In
una rivista ho letto un articolo in cui lei affermava: "Un film non
può cambiare il mondo". Lo pensa davvero?
-"Io non credo che la questione si possa mettere in termini così
semplici, cioè che l'arte non può cambiare il mondo. Se
l'arte è veramente interpretazione della realtà ed espressione
della fantasia, allora può influenzare il modo in cui vediamo le
cose. Quello che non ritengo giusta è l'idea che un film o una
pièce teatrale o un articolo possano da soli cambiare le cose.
Alla base deve esserci un movimento, una tendenza politica, un agire insieme
e un film da solo non è questo. Il massimo che possiamo sperare
è di dare il nostro contributo a questa ruota che altri stanno
girando tutti insieme."
-13 anni dopo "Riff Raff", il protagonista di Sweet Sixteen
potrebbe essere Robert Carlyle di "Riff Raff"da giovane senza
però la redenzione finale. Questo vuol dire che le cose sono peggiorate?
-"Io credo che le cose negative che si sono verificate più
di 20 anni fa si siano ormai radicate. Ai tempi di "Riff Raff"
la disoccupazione di massa esisteva da circa 10 anni. Oggi la disoccupazione
di massa c'è ancora ma persiste da 25 anni. Oggi ci sono ben tre
generazioni di disoccupati: i nonni, i padri e i figli. E naturalmente
i nostri politici dicono che il tasso di disoccupazione non è poi
così alto
Durante i provini per la scelta del protagonista, all'inizio del casting,
abbiamo incontrato ragazzi che facevano corsi di formazione di ogni genere
ma che alla fine restavano disoccupati perché la realtà
è che il lavoro non c'è. Un ragazzo a cui avevo chiesto
quale speranza avesse dopo la scuola mi guardò stupito e rispose:
"Speranza???". Questa parola non faceva parte del suo vocabolario."
-A proposito di speranza, nel suo film non c'è n'è!
-"La peggiore speranza è la falsa speranza. Prima di sperare
bisogna essere realistici, comprendere come le cose stanno in realtà.
Le sole cose che possono dare speranza alla comunità di questo
film e a tutte le altre delle zone più povere della Gran Bretagna
sono investimenti programmati per il miglioramento della comunità
stessa in modo da restituire dignità a questa gente e da contribuire
al mantenimento della comunità in cui vivono. Purtroppo i nostri
governi sono ideologicamente incapaci di farlo.
Nel film, comunque, c'è speranza nei buoni istinti dei ragazzi
e credo che il senso di raccontare questa storia sia dimostrare che i
ragazzi di oggi non sono ancora cinici e alienati come Liam è destinato
a diventare nell'arco di 5 o 6 anni. Stando a contatto con persone come
Liam si vede rivitalizzata la speranza che le cose possono migliorare
proprio perché gli istinti iniziali sono positivi.
Chiunque si sia trovato in una di queste comunità avrà riscontrato
che proprio qui ci sono le persone più eroiche che cercano di mantenere
integra la comunità in cui vivono e sono soprattutto donne, non
so per quale motivo, a mettersi a capo di gruppi di formazione per mandare
avanti la comunità e paradossalmente le persone più eroiche
sono quelle più povere."
-Nel film, oltre alla povertà economica, c'è pure
uno scollamento degli affetti. Anche l'amore viene consumato dalla povertà
economica?
-"Sì. Durante il casting, abbiamo riscontrato che questi ragazzi
cercavano qualsiasi scusa pur di giustificare la propria madre, era quasi
commovente, credevano sempre che la colpa fosse di qualcun altro mai della
propria madre, era un'illusione preziosa per loro, avevano bisogno di
vedere la propria madre in modo diverso.
Questo film è la presa di coscienza di Liam che quello che lui
pensa che sua madre provi per lui è un'illusione. La madre di Liam
non ha la forza di dargli l'amore che lui si aspetta, è resa debole
dal rapporto con la sua famiglia caotica e divisa e dalla droga. Non è
vero che le difficoltà economiche distruggono sempre le famiglie
ma sicuramente hanno un'incidenza notevole sulle famiglie in queste aree
più povere."
-Quante e quali difficoltà ha dovuto affrontare per realizzare
un film così e si sente affine a registi come Kiarostami e i fratelli
Dardenne?
-"Ho grande rispetto per Kiarostami e i fratelli Dardenne ma in realtà
siamo riusciti a realizzare questo film senza troppe difficoltà
perché è un film di portata europea e poi perché
come avete detto vi piace molto vederlo."
-Come Riff Raff e Carla's song, anche Sweet Sixteen si svolge in
Scozia, vicino a Glasgow. Questo perché lo sceneggiatore Laverty
è scozzese oppure perché la Scozia è una zona povera
e proletaria che ben si presta alla rappresentazione della società
inglese che a lei interessa raccontare?
-"Per entrambi i motivi. L'atto creativo primario è quello
dello sceneggiatore che è scozzese ma è anche vero che Glasgow
possiede una energia particolare, delle vibrazioni particolari ed è
bello lavorare lì. E'una città che ha un lungo passato di
lotte, difficoltà e problemi, eppure quando sali su un taxi cominci
subito sorridere."
-Come è andata l'uscita del film negli altri Paesi?
-" Solo in Gran Bretagna ha creato problemi di censura. Il film è
già uscito senza divieti in Spagna e in Francia.La censura è
un eccellente esempio di ipocrisia britannica. Ci sono tante scene di
violenza ma non è questo il motivo per cui il film è stato
vietato ai minori di 18 anni. Il motivo è una brutta parola usata
in modo aggressivo, una parola che va a pennello per il nostro primo ministro,
non so se posso ripeterla qui al British Council
E' una parola se
vai in una qualsiasi scuola secondaria, la senti ripetere continuamente.
L'assurdità è che i ragazzi coetanei di Liam non potranno
vedere il film. Mi sembra il massimo dell'ipocrisia mostrare scene di
violenza e pensare che il linguaggio possa corrompere! L'establishment
britannico non ha mai avuto problemi con l'ipocrisia! La cosa più
ridicola è che il motivo del divieto sta nel fatto che questa parola
viene usata in maniera aggressiva contro un bambino che poi sarebbe Liam.
Liam viene considerato un bambino perché nel film ha 15 anni, o
meglio gli manca una settimana per compierne 16, se invece avesse avuto
16 anni dall'inizio del film questa parola non avrebbe costituito nessun
problema."
-E allora tutti i fucking dei film americani?
-"I fucking non sono un problema!
-Che cosa è successo al giovane protagonista Martin Compston dall'inizio
del film ad oggi?
-"Nella stessa settimana in cui venne scelto per il ruolo di Liam,
è diventato calciatore professionista. Le riprese del film, però,
gli hanno impedito di seguire gli allenamenti e allora ha deciso di abbandonare
la carriera calcistica. Se a me avessero chiesto di scegliere tra cinema
e calcio io avrei scelto senza esitazione il calcio! Comunque sono sicuro
che Martin sfonderà come attore."
-Cosa pensa della grande manifestazione per la pace di sabato 15
febbraio?
-"Sabato abbiamo avuto la più grande manifestazione mai fatta
in Gran Bretagna, una manifestazione storica, a Londra c'erano circa 2
milioni di persone, questo ha dimostrato che la stragrande maggioranza
delle persone ritiene la guerra amorale e illegale e che non si sente
rappresentata dai leader che stanno al potere. Credo che sia importante
essere coscienti che se il Consiglio di Sicurezza decidesse per la guerra
andrebbe in contrasto con il Diritto Internazionale perché il Consiglio
di Sicurezza non è l'incarnazione del Diritto Internazionale ma
è soggetto ad esso. Possiamo già riscontrare le minacce
e i ricatti da parte degli Stati Uniti nei confronti di quei Paesi che
non sono a favore della guerra.
Non sono un esperto legale ma so che il Diritto Internazionale prevede
che un Paese possa dichiarare guerra ad un altro solo per autodifesa.
Sappiamo tutti che questa guerra riguarda solo il petrolio, il futuro
a lungo termine delle importazioni di petrolio in Usa e il predominio
degli Usa su queste regioni.
C'è però un'altra cosa: la manifestazione per la pace dovrebbe
rappresentare la base di una coalizione contro la Destra di Blair e di
Berlusconi. Dobbiamo unire tutte le forze diversificate della Sinistra.
Questa è una grande opportunità ma sta a noi coglierla."
-Come era lei a 16 anni?
-"Quando avevo io 16 anni il mondo era diverso, sono stato fortunato
a nascere in una società molto stabile per cui le cose che sognavo
allora oggi potrebbero essere viste come un'indulgenza, sognavo di diventare
un attore, di trasformare il teatro inglese ma grazie a Dio si è
risparmiato il mio intervento."
-I suoi progetti futuri?
-"Stiamo preparando un altro film, il terzo a Glasgow, anche se come
ambientazione e come genere, sarà molto diverso ma non voglio parlarne
perché porta sfortuna."
-Cosa dice ad un sedicenne questo film?
-"Ad un sedicenne potrebbe dare un'ottica diversa per avere una visione
più chiara della vita che vivono. Abbiamo ricevuto lettere di molti
ragazzi di quell'età che hanno visto il film senza censura in proiezioni
private in cui ci rivelavano che per loro il film era come un riconoscersi,
che era importante vedere rappresentati la loro sensibilità, la
loro dignità e il loro diritto al rispetto per se stessi."
Marco Catola
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