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SWIMMING-POOL Regia: François
Ozon |
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| Una
scrittrice inglese in crisi di ispirazione va a riposarsi nella casa di
campagna del suo editore nella speranza di riordinare le idee e scrivere
in piena libertà. La pace viene però compromessa dall'arrivo
improvviso della figlia dell'editore, una biondina estroversa e disinibita
che finirà per stravolgere la vita della scrittrice ma le permetterà
di scrivere un nuovo romanzo di sicuro successo. Ozon torna alle atmosfere ambiguamente sordide del ben più riuscito "Sotto la sabbia", sceglie ancora la Rampling, perfetto connubio di perversione e purezza, e vi aggiunge la Sagnier, lolita sexy ed inquieta. Ne esce un thriller d'autore che cela ondate umorali e viaggi mentali. Le due donne sono una sorta di visconte dimezzato. Una è fredda e ponderata. L'altra calda ed istintiva. Ma sono due facce della stessa medaglia. L'una proietta nell'altra le proprie pulsioni inespresse. Ed infatti la Sagnier incarna l'immaginazione della Rampling, è un parto della sua fantasia, è un personaggio del libro che sta scrivendo. E' la linfa vitale della mente della scrittrice. E' la scrittrice che l'ha creata ma è il personaggio stesso che dà forza alla scrittrice e le permette di andare avanti col romanzo. Una specie di partenogenesi creativa. La scrittura non potrebbe esistere senza la carnalità della fantasia dell'individuo. La creazione mentale è comunque assoggettata all'esperienza empirica. Senza l'apporto vitale e concreto della realtà la creatività non riesce a materializzarsi. La fantasia non basta, occorre viverla. Ozon ci mette del suo, nella complicità tra donne al limite del lesbismo, nella tensione hitchcockiana dell'intrigo, nella scelta dei luoghi (oltre alla tranquillità della campagna anche lo stile della piscina che rimanda a Deray e a Romy Schneider, icona idolatrata dal giovane regista francese). Marco Catola |
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