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Tadpole Regia:
Gary Winick |
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| Oscar
è un quindicenne decisamente atipico. Colto e sensibile, parla correttamente
francese, legge Voltaire e alle sue coetanee, giudicate troppo immature,
preferisce le esperte quarantenni dalle belle mani. L'oggetto del suo desiderio
è la matrigna Eve, a cui il ragazzo, di ritorno a casa per la festa
del ringraziamento, vorrebbe rivelare i suoi sentimenti. La situazione,
già di per sé scottante, si complica ulteriormente quando
Oscar, depresso ed ubriaco, finisce a letto con Diane, la migliore amica
di Eve, innescando una serie di equivoci e malintesi. "I segni dell'amore non possono essere fraintesi", "Conquistare non basta, è più importante saper sedurre", "La ragione consiste nel vedere sempre le cose come sono": sono queste frasi di Voltaire che costellano il film a fare da commento alle vicissitudini di Oscar, novello "Laureato"che si muove nella New York della upper class, tra cene in ristoranti di lusso e dissertazioni tra intellettuali. Nonostante il film sia stato girato con una videocamera digitale, con un budget limitato e in soli quattordici giorni, ha riscosso un enorme successo al Sundance Festival 2002, aggiudicandosi il premio come miglior regia, e un altrettanto favorevole riscontro al botteghino. Merito probabilmente della sceneggiatura accattivante e dei dialoghi briosi, anche se alla fine si ha la sensazione di qualcosa di irrisolto e di portato a termine troppo velocemente, a scapito dello spessore psicologico dei personaggi. Se il giovane Aaron Stanford è una piacevole scoperta, Sigourney Weaver si conferma attrice di gran classe, nonostante sembri ormai destinata a ruoli di secondo piano. "Tadpole" (cioè "girino") è il soprannome dato ad Oscar dal portiere del suo palazzo. Simona Ottavo
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