Tadpole

Regia: Gary Winick
Cast: Aaron Stanford, Sigourney Weaver, Bebe Neuwirth, John Ritter
Sceneggiatura: Heather McGovan, Niels Mueller
Produzione: InDiGent Production, Indipendent Film Channel
Distribuzione: Mikado
Origine: USA, 2002
Durata: 76'
Sito: www.miramax.com/tadpole

Oscar è un quindicenne decisamente atipico. Colto e sensibile, parla correttamente francese, legge Voltaire e alle sue coetanee, giudicate troppo immature, preferisce le esperte quarantenni dalle belle mani. L'oggetto del suo desiderio è la matrigna Eve, a cui il ragazzo, di ritorno a casa per la festa del ringraziamento, vorrebbe rivelare i suoi sentimenti. La situazione, già di per sé scottante, si complica ulteriormente quando Oscar, depresso ed ubriaco, finisce a letto con Diane, la migliore amica di Eve, innescando una serie di equivoci e malintesi.
"I segni dell'amore non possono essere fraintesi", "Conquistare non basta, è più importante saper sedurre", "La ragione consiste nel vedere sempre le cose come sono": sono queste frasi di Voltaire che costellano il film a fare da commento alle vicissitudini di Oscar, novello "Laureato"che si muove nella New York della upper class, tra cene in ristoranti di lusso e dissertazioni tra intellettuali. Nonostante il film sia stato girato con una videocamera digitale, con un budget limitato e in soli quattordici giorni, ha riscosso un enorme successo al Sundance Festival 2002, aggiudicandosi il premio come miglior regia, e un altrettanto favorevole riscontro al botteghino. Merito probabilmente della sceneggiatura accattivante e dei dialoghi briosi, anche se alla fine si ha la sensazione di qualcosa di irrisolto e di portato a termine troppo velocemente, a scapito dello spessore psicologico dei personaggi. Se il giovane Aaron Stanford è una piacevole scoperta, Sigourney Weaver si conferma attrice di gran classe, nonostante sembri ormai destinata a ruoli di secondo piano. "Tadpole" (cioè "girino") è il soprannome dato ad Oscar dal portiere del suo palazzo.

Simona Ottavo