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TARTARUGHE SUL DORSO
- Regia: Stefano Pasetto
Cast: Barbora Bobulova, Fabrizio Rongione, Gordana Miletic, Luigi Diberti, Vittorio Amandola, Antonio Mancini, Chiara Sani
Sceneggiatura: Stefano Pasetto, Marina Fabbri, Carmelo Marabello
Fotografia: Paolo Bravi
Musiche: Banda Osiris
Montaggio: Alessio Doglione
Scenografia: Carlo Rescigno
Costumi: Rosalia Guzzo
Origine: Italia, 2004
Distribuzione: Istituto Luce
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- Nel parlatorio di una prigione, un uomo e una donna giocano a Scarabeo. Tra una partita e l’altra ricostruiscono tassello dopo tassello il misterioso passato che li unisce. Un passato fatto di incontri mancati, frasi interrotte, parole non dette, baci mai dati…
- Presentato nella sezione "Giornate degli Autori" al Festival di Venezia 2004, “Tartarughe sul dorso”è un film anomalo che tenta di sovvertire le regole convenzionali di un genere intoccabile come il melò stravolgendo il senso narrativo con un montaggio ad ellissi e annullando l’obbligo di delucidazione del movente emozionale dei protagonisti. Un film che ha davvero poco di italiano. E per questo ben più apprezzabile di tanto altro cinema nostrano, trattandosi oltretutto di un esordio.
- Tre i personaggi. Lui. Lei. E Trieste. Sì una città che avvolge i due protagonisti e partecipa come un’entità a sé stante allo sviluppo della storia. Una città fredda, malinconica, quasi anonimache a volte sembra Genova, a volte Istanbul. Una città senza identità. Proprio come Lui e Lei dei quali non si conosce neppure il nome. Trieste fa da sfondo ad una storia d’amore disperata e senza troppe vie di scampo. La prigione fa presumere la tragedia. A poco a poco con uno sguardo asciutto e nitido si ripercorre a ritroso la macchinazione istintiva, illogica e fortuita del destino che ha portato due anime sole a sfiorarsi, incontrarsi, lasciarsi, riprendersi, riperdersi. Proprio come due tartarughe che per quanto corazzate ed impermeabili agli attacchi esterni non possono sopravvivere riverse sul dorso.
- Paradossalmente un esordio che per atmosfera ed intensità, e non solo per la comunanza dell’attriceprotagonista (Barbora Bobulova), ricorda un altro esordio interessante, “La spettatrice” di Paolo Franchi. Insomma Pasetto e Franchi, due registi da seguire e tenere d’occhio. E se se ne accorgesse pure il pubblico italiano sarebbe meglio…
Marco Catola
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