TEXAS

Regia: Fausto Paravidino
Sceneggiatura: Fausto Paravidino; Iris Fusetti: Carlo Orlando
Interpreti: Fausto Paravidino; Veleria Golino; Valerio Rinasco; Riccardo Scamarcio; Carlo Orlando; Iris Fusetti; Alessia Bellotto; Teco Celio
Fotografia: Gherardo Gossi
Montaggio: Giogiò Franchini
Origine: Italia 2005
Durata: 100’
Sito: www.fandango.it


“Texas”, esordio alla regia di Fausto Paravidino, descrive la vita in un piccolo centro del Piemonte, non più campagna, per effetto di una forzata industrializzazione, ma una sorta di periferia allargata di una qualche città immaginaria, dove l’inverno è lungo e freddo e il mondo “al di fuori” lo si osserva sfrecciare lungo l’autostrada, dai vetri dell’autogrill aperto giorno e notte.
Racconto corale, il film esplora un universo popolato da tanti piccoli personaggi con storie troppo complesse per un ambiente così ristretto, uomini e donne costretti ad affrontare quotidianamente, con rassegnazione ma anche con rabbia, la fierezza e la grettezza della periferia.
Protagonisti sono i giovani e i loro sabati di divertimento forzato, ragazzi qualunque che lottano per trovare il loro spazio nel mondo e sognano l’America, New York, ma poi si accontentano di ritrovarsi al Texas, con le sue bandiere scolorite a stelle e strisce e i rodei al primo sabato di ogni mese. Accanto a questi giovani, bloccati dalla paura di un futuro incerto a metà tra l’adolescenza e l’età adulta, Paravidino colloca anche le generazioni precedenti, quella contadina dei nonni che hanno subito la distruzione della guerra, quella dei genitori che hanno vissuto il boom economico e quella immediatamente successiva, rappresentata dalla coppia Valeria Golino/Valerio Binasco, irrisolti quarantenni prigionieri di una vita che non hanno scelto.
Il film si sviluppa in quattro atti, il primo riprende il quarto e funge da collegamento, gli altri tre raccontano le storie dei personaggi suddividendole in altrettante giornate, che scandiscono il tempo della storia, ma si ferma prima del quarto, che resta così privilegio esclusivo dei protagonisti.
A livello stilistico Paravidino, che a soli 29 anni ha già alle spalle una buona esperienza come autore teatrale, non ha di certo paura di rischiare, lo sviluppo narrativo non è dei più semplici, anche se l’inserimento della voce fuori campo del regista aiuta a dare scioltezza alla storia, e la macchina da presa azzarda soluzione registiche non sempre riuscite, ma sicuramente originali in un contesto come quello italiano.
Presentato nella sezione Orizzonti della 62a Mostra del Cinema di Venezia.

Anna Lai