| “Texas”,
esordio alla regia di Fausto Paravidino, descrive la vita in un piccolo
centro del Piemonte, non più campagna, per effetto di una forzata
industrializzazione, ma una sorta di periferia allargata di una qualche
città immaginaria, dove l’inverno è lungo e freddo
e il mondo “al di fuori” lo si osserva sfrecciare lungo l’autostrada,
dai vetri dell’autogrill aperto giorno e notte.
Racconto corale, il film esplora un universo popolato da tanti piccoli
personaggi con storie troppo complesse per un ambiente così ristretto,
uomini e donne costretti ad affrontare quotidianamente, con rassegnazione
ma anche con rabbia, la fierezza e la grettezza della periferia.
Protagonisti sono i giovani e i loro sabati di divertimento forzato, ragazzi
qualunque che lottano per trovare il loro spazio nel mondo e sognano l’America,
New York, ma poi si accontentano di ritrovarsi al Texas, con le sue bandiere
scolorite a stelle e strisce e i rodei al primo sabato di ogni mese. Accanto
a questi giovani, bloccati dalla paura di un futuro incerto a metà tra
l’adolescenza e l’età adulta, Paravidino colloca anche
le generazioni precedenti, quella contadina dei nonni che hanno subito
la distruzione della guerra, quella dei genitori che hanno vissuto il boom
economico e quella immediatamente successiva, rappresentata dalla coppia
Valeria Golino/Valerio Binasco, irrisolti quarantenni prigionieri di una
vita che non hanno scelto.
Il film si sviluppa in quattro atti, il primo riprende il quarto e funge
da collegamento, gli altri tre raccontano le storie dei personaggi suddividendole
in altrettante giornate, che scandiscono il tempo della storia, ma si ferma
prima del quarto, che resta così privilegio esclusivo dei protagonisti.
A livello stilistico Paravidino, che a soli 29 anni ha già alle
spalle una buona esperienza come autore teatrale, non ha di certo paura
di rischiare, lo sviluppo narrativo non è dei più semplici,
anche se l’inserimento della voce fuori campo del regista aiuta a
dare scioltezza alla storia, e la macchina da presa azzarda soluzione registiche
non sempre riuscite, ma sicuramente originali in un contesto come quello
italiano.
Presentato nella sezione Orizzonti della 62a Mostra del Cinema di Venezia.
Anna Lai
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