The accidental detective

Regia: Vanna Paoli
Cast: David Kriegel, Cristina Moglia, Sarah Miles, Thomas Arana, Philippe Leroy, Franco Interlenghi
Sceneggiatura: Vanna Paoli, Patrizia Bittini, Jay Pridmore
Fotografia: Franco Di Giacomo, Carlo Tafani, Blasco Giurato
Montaggio: Vanna Paoli, Fiorenza Muller
Scenografia: Andrea Crisanti
Produzione: Mariano Arditi
Distribuzione: Istituto Luce
Origine: Italia/Usa, 2003
Durata: 103'



Un famoso collezionista d'arte americano, Aaron Silbermann, muore in circostanze misteriose a Firenze. La vedova, Esther Ann, alla lettura del testamento, scopre che il marito, all'insaputa di tutti e prima di morire, ha acquistato per oltre venti milioni di dollari il Palazzo Ridolfi, proprio nel centro storico di Firenze. Così, incarica un giovane avvocato, David Bailey, di partire alla volta dell'Europa per indagare sull'accaduto.
Tratto liberamente dal romanzo " La scritta sul vetro" di Cristina Acidini, Vanna Paoli gira la sua terza opera dopo "La casa rosa" del 1995. Nell' '89 aveva esordito con uno sfortunato "Lungo il fiume" e pare che sia rimasta ancora su quella strada. L'intento con questo film è di raccontare con ironia la ricerca di una tavola di Botticelli, raffigurante Diana che bacia Endimione, nascosta dietro un tramezzo del Palazzo, acquistato da Silbermann. Ciò mobilita tutta una serie di personaggi: la Contessa e la figlia, il direttore della Galleria Palatina, un notaio, un falsario enigmatico, oltre all'avvocato Bailey. Tutti risultano essere inespressivi e, involontariamente, comici. Inoltre, non manca una dolce storia d'amore tra l'avvocatino e la contessina: forse, immessa per colpire di più. The accidental detective, girato per la prima volta nella storia del cinema nella Galleria Palatina, poteva essere un giallo, ma i risvolti dell'intreccio non fanno altro che condurlo al limite della telenovela. Infarcito di frasi sull'arte, sui veri falsari che non firmano le loro opere, perché un'opera è un'opera a se stante, non un falso: è il mercato a richiedere le firme. Il film è anche una meditazione sul fatto che l'arte è rivelazione dell'anima e vuole ricordarci che la città di Dante è ancora conservatrice di mistici tesori.

Grazia Monteleone