The Terrorist

Titolo originale: The terrorist
Regia: Santosh Sivan
Interpreti: Ayesha Dharkar, Sonu Sisupal
Sceneggiatura: S. Sivan; R. Deshpande; V. Deveshwar
Produzione: India/USA 1999
Distribuzione: Key Films
Durata: 90'
Sito ufficiale: www.keyfilms.it

La sua bocca accenna raramente al sorriso, i suoi occhi sono duri e fin dalla prima scena, l'esecuzione di un traditore con un colpo di pistola alla testa, e poi in quella immediatamente successiva, con Malli che lava nel fiume, estremamente fredda a calma, il cappuccio insanguinato, entriamo nell'animo di questa giovane e combattiva ragazza indiana, membro attivo di un'organizzazione terroristica alla quale, dopo l'uccisione del fratello da parte delle forze governative, dedica tutta la sua vita.
Attraverso dolorosi flashback veniamo a conoscenza del suo passato, scopriamo le ragioni che spingono questa diciannovenne, fiera delle numerose azioni di guerriglia portate a termine con successo, ad offrirsi volontaria in una missione suicida diretta contro un importante uomo politico, colpevole di ostacolare l'attività del movimento antigovernativo. Lasciato il campo d'addestramento, nel corso dei preparativi per l'attentato, Malli sarà, suo malgrado, costretta a rapportarsi con persone e situazioni diverse da quelle sulle quali ha costruito la sua vita, i suoi occhi, che hanno conosciuto sino a quel momento solo la morte, del padre, del fratello e di tanti compagni di lotta, riusciranno a vedere oltre il proprio dolore. Attraverso lo sguardo angosciato del piccolo "Loto", che le farà da guida in una parte del tragitto, comprenderà l'orrore causato dalla violenza e dalla morte, mentre dall'anziano Vesu, il contadino che la ospiterà nei giorni precedenti l'attentato, riceverà una lezione sul significato dei sentimenti, fino a tormentarsi nel conflitto tra la dedizione alla sua causa e la commozione provocata dal ricordo dell'amore perduto e dalla scoperta della maternità.
L'esordio alla regia di Santosh Sivan, il cui secondo lungometraggio, Asoka, è piaciuto molto lo scorso anno al Festival di Venezia, ci regala una prima parte tesa ed incisiva, ma quando, alla guerriglia nella foresta, si sostituisce l'attesa dell'attentato il ritmo invece di accelerare, alimentato dalla tensione, rallenta inesorabilmente ed il film, nel tentativo di rendere la progressiva presa di coscienza della protagonista, finisce per annoiare perdendosi tra sguardi melanconici e lacrime versate a fiumi, nella doccia o sotto la pioggia, fino ad arrivare al deludente finale.

Anna Lai