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La sua bocca
accenna raramente al sorriso, i suoi occhi sono duri e fin dalla prima
scena, l'esecuzione di un traditore con un colpo di pistola alla testa,
e poi in quella immediatamente successiva, con Malli che lava nel fiume,
estremamente fredda a calma, il cappuccio insanguinato, entriamo nell'animo
di questa giovane e combattiva ragazza indiana, membro attivo di un'organizzazione
terroristica alla quale, dopo l'uccisione del fratello da parte delle
forze governative, dedica tutta la sua vita.
Attraverso dolorosi flashback veniamo a conoscenza del suo passato, scopriamo
le ragioni che spingono questa diciannovenne, fiera delle numerose azioni
di guerriglia portate a termine con successo, ad offrirsi volontaria in
una missione suicida diretta contro un importante uomo politico, colpevole
di ostacolare l'attività del movimento antigovernativo. Lasciato
il campo d'addestramento, nel corso dei preparativi per l'attentato, Malli
sarà, suo malgrado, costretta a rapportarsi con persone e situazioni
diverse da quelle sulle quali ha costruito la sua vita, i suoi occhi,
che hanno conosciuto sino a quel momento solo la morte, del padre, del
fratello e di tanti compagni di lotta, riusciranno a vedere oltre il proprio
dolore. Attraverso lo sguardo angosciato del piccolo "Loto",
che le farà da guida in una parte del tragitto, comprenderà
l'orrore causato dalla violenza e dalla morte, mentre dall'anziano Vesu,
il contadino che la ospiterà nei giorni precedenti l'attentato,
riceverà una lezione sul significato dei sentimenti, fino a tormentarsi
nel conflitto tra la dedizione alla sua causa e la commozione provocata
dal ricordo dell'amore perduto e dalla scoperta della maternità.
L'esordio alla regia di Santosh Sivan, il cui secondo lungometraggio,
Asoka, è piaciuto molto lo scorso anno al Festival di Venezia,
ci regala una prima parte tesa ed incisiva, ma quando, alla guerriglia
nella foresta, si sostituisce l'attesa dell'attentato il ritmo invece
di accelerare, alimentato dalla tensione, rallenta inesorabilmente ed
il film, nel tentativo di rendere la progressiva presa di coscienza della
protagonista, finisce per annoiare perdendosi tra sguardi melanconici
e lacrime versate a fiumi, nella doccia o sotto la pioggia, fino ad arrivare
al deludente finale.
Anna Lai
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