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THE WOODSMAN Regia: Nicole Kassel
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| Walter
esce di prigione dopo 12 anni. Il crimine che ha commesso è forse
il più deplorevole: ha molestato due minorenni. Ma anche un pedofilo
ha diritto a rifarsi una vita. E forse più di altri non riesce
a trovare un posto nella società. Ha un lavoro, una casa e pure
una donna ma qualcosa non va. La vista del suo appartamento dà su
una scuola elementare. Ogni giorno passano sotto i suoi occhi mandrie
di ragazzini e le tentazioni incombono. Non è facile reinserirsi
anche se nessuno sa che cosa hai fatto. Figuriamoci se la segretaria
del posto in cui lavori distribuisce a tutti la tua scheda personale.
L'intolleranza comincia a farsi minacciosa e le occhiatacce, le insinuazioni,
le aggressioni non ti lasciano respirare. La privacy è stata violata
ma chi se ne frega tanto è un pedofilo e la società deve
sapere che faccia ha, dove vive e che fa. La pedofilia è senza
dubbio una delle tematiche, insieme all'Aids, più spinose da portare
sul grande schermo e solitamente al cinema non riesce quasi mai a funzionare.
Qui si tratta di recupero. Recupero della vita ma anche della coscienza.
I sensi di colpa, i ricordi, le ossessioni. La psicanalisi cerca di trovare
una via di scampo alla "malattia" ma le terapie si rivelano
solo dei placebo. L'individuo si ritrova solo di fronte al suo male.
E non può farci nulla se non lottare strenuamente per superare
quell'attimo. Quell'attimo in cui l'impulso che ti spinge al male potrebbe
prendere il sopravvento. Si tratta di un attimo dopodiché tutto
degenera. Cosa spinge un uomo non tanto a fare del male ma a non farlo?
L'esperienza? La pena? La morale? Cosa ti permette di discernere il bene
dal male? L'educazione? La legge? L'etica? La famiglia? Forse la condivisione,
la comprensione, l'accettazione. Magari tra reietti, tra nerds, tra "colpevoli". La comunanza delle ferite, siano esse del cuore o dello spirito o del corpo, serve a prendere coscienza di sé, dei propri limiti, della propria identità. E forse da carnefici si può diventare non vittime ma esseri umani. Essere umani come gli altri. E' il controllo dell'istinto che ti permette di salvare la tua anima. E forse il recupero è possibile. Basta incanalare la violenza repressa nella giusta direzione e cercare l'affetto mancante nel giusto bacino di diffusione. La prova del nove è porsi (volutamente?) di fronte alla tentazione per dimostrare a se stessi prima di tutto ma poi anche al resto del mondo di essere in grado di superarla. Ma non è facile, richiede tempo, implica rischi e fa soffrire. The woodsman significa taglialegna e fa riferimento sia al lavoro di Walter (operaio in una segheria) sia al personaggio della favola di Cappuccetto Rosso che aprendo con l'accetta il ventre del lupo salva la piccola protagonista dalla morte sicura (un po' quello che ogni pedofilo, e Walter per primo, potrebbe diventare). Marco Catola |
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