| L’idea
di “Tickets” scaturisce da una conversazione tra Abbas Kiarostami,
Babak Karimi e Carlo Cresto-Dina su un’idea dello stesso Kiarostami,
una trilogia di documentari diretti da registi differenti. Fin dal primo
incontro Kiarostami, Loach e Olmi accantonano il progetto iniziale dei
singoli episodi per strutturare un solo lungometraggio diretto a sei
mani, un’unica storia, ambientata interamente su un treno, nella
quale si intrecciano le diverse storie personali dei protagonisti.
Il racconto è sviluppato in sequenza; una serie di incontri casuali,
su un treno che viaggia dal centro dell’Europa fino a Roma, uniti
da un comune filo conduttore, una famiglia di clandestini che cerca di
ricongiungersi al padre.
Ermanno Olmi ha scritto la storia di un anziano scienziato il quale,
tornando in treno da un viaggio di lavoro, cerca di scrivere una lettera
di ringraziamento
ad una assistente, della quale si è platonicamente innamorato.
Abbas Kiarostami continua il racconto e sceglie due dei personaggi creati
da
Olmi, una matura e scortese signora e il ragazzo che le è stato
assegnato per il servizio civile, soffermandosi sulla loro storia, fino
alla giusta ribellione del giovane, stanco di essere maltrattato senza
alcun motivo. Ken Loach, con lo sceneggiatore Paul Laverty, introduce
invece alcuni nuovi personaggi, tre ragazzi scozzesi in viaggio verso
Roma per
assistere alla partita del Celtic in Champions League, ricongiungendoli
alla famiglia albanese attraverso il furto di un biglietto, passpartout
per accedere ad una vita migliore.
Presentato fuori concorso alla 55° Berlinale, “Tickets” rappresenta
indubbiamente un’esperienza unica, tre registi di fama internazionale
che dirigono insieme un unico film, ma l’esito è, purtroppo,
deludente, soprattutto per gli “episodi” firmati da Olmi
e Kiarostami, accomunati da un’inaspettata debolezza narrativa.
Ken Loach ci offre, invece, un finale vivace ed ottimistico nel quale,
accanto
ad argomenti peculiari del cinema del regista inglese come indigenza
ed immigrazione, ritroviamo un grande senso di solidarietà.
Anna Lai
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